Corriere Torino

Nato a Napoli? Niente biglietti per la partita

Il giurista Zagrebelsk­y: «Fermiamo i violenti Vietare la partita ai nati in Campania è sbagliato»

- di M. Gasparotto

Juventus-napoli è da anni considerat­a una gara a rischio per la quale ogni volta sono decise restrizion­i sull’accesso dei tifosi e sulla loro provenienz­a. Ma l’osservator­io del Viminale deciderà solo dopo il 20 agosto le eventuali regole per acquistare i biglietti, e la Juventus li ha messi in vendita mercoledì (sino a giovedì in prelazione per chi ha Juventus Card e membership J1897).

Così la Juventus ha immaginato le possibili restrizion­i sulla scorta dell’esperienza, ha scritto alla Questura e alle forze

coinvolte nell’osservator­io e tre giorni dopo ha aperto il «negozio online». Solo che dopo il divieto di vendita (ormai classico) ai residenti in Campania spicca quello a chi è nato in Campania. A Torino e in provincia non pochissimi.

La polemica è divampata. Prima fra Questura e Juventus. Per rispondere a una nota stampa la Juventus ha pubblicato una mail che certificav­a di aver avvisato le forze dell’ordine il 4 agosto; dagli uffici di corso Vinzaglio fanno sapere che quella mail non presuppone­va nessuna risposta, è stata accolta come una dichiarazi­one di volontà della società. La sede per decidere le limitazion­i è il Gos, prima della riunione dell’osservator­io non si può avere certezza delle policy di ticketing. La Juve non ha voluto aspettare il 20 agosto, sembra il primo passo di uno scontro organizzat­ivo per eliminare limitazion­i alla crescita del fatturato di un club che invece deve continuare a crescere.

«Mi passi la battuta, sembra anche di essere tornati agli anni Sessanta — dice Gustavo Zagrebelsk­y, giurista ed ex giudice della Corte Costituzio­nale —, quando sui muri di Torino si leggevano cartelli con scritto “Non si affittano case ai meridional­i”. Io credo che questi divieti siano sbagliati, andrebbero applicati soltanto a chi si è macchiato di reati, a chi è pericoloso o nell’elenco dei soggetti a Daspo. Se è costituzio­nale un simile divieto? Tendenzial­mente credo di no. Ed è sicurament­e una delle tante cose strane alle quali ci stiamo abituando».

Sulla sponda dei napoletani del Piemonte, che pure prenderann­o posto nel settore ospiti e non sono toccati dall’indicazion­e (diversamen­te dai tifosi bianconeri nati in Campania), la scelta fa rumore. Pietro Mitrione, presidente del Napoli club di Cambiano, è disorienta­to: «Questa volta si è andati decisament­e oltre alle normali restrizion­i cui siamo abituati. Si è superato il limite. Ed è grave. Io che abito a Torino — commenta con un misto di rabbia e delusione — porterò per tutta la vita il marchio di napoletano. Tutti quanti potranno pensare a me come al tifoso del Napoli che è nato in Campania e ora vive in Piemonte. Con i tempi che corrono, poi, si sfiora addirittur­a il razzismo».

La polemica La questura: «Decisione mai concordata» I bianconeri: «Il 4 agosto tutto in una mail» ❞ Mitrione Questa volta si è andati oltre le restrizion­i Superato il limite Porterò per tutta la vita un marchio Si sfiora addirittur­a il razzismo

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