Corriere Torino

Evitiamo il monopolio delle risorse

- Di Barbara Mezzalama

Per un’attivista climatica gli ultimi anni sono costellati da una serie di rivelazion­i: momenti in cui è scattato qualcosa che ci ha fatto capire che la nostra vita non sarà mai più la stessa. Uno di questi potrebbe essere stata la vista degli incendi che nell’estate del 2019 hanno devastato il territorio australian­o, con oltre 100 mila sfollati e centinaia di vittime. Oggi la rivelazion­e è molto più vicina di quanto vorremmo; oggi ad essere colpiti dalla crisi climatica siamo noi, e non un «noi» italiani, ma proprio noi piemontesi. La siccità che ha colpito il Po è la più grave degli ultimi settant’anni: l’autorità di bacino distrettua­le del fiume riferisce che la neve sulle Alpi è esaurita in Piemonte e Lombardia, i laghi sono ai minimi storici, la temperatur­a è due gradi sopra la media e le colture sofferenti. Ma se già in passato ci sono state siccità simili, ad essere anomale quest’anno sono le temperatur­e. La causa? Ancora una volta la crisi climatica. In alcuni comuni si parla già di razionamen­ti, con la sospension­e dell’erogazione nelle ore notturne, ma la cosa più spaventosa è il fatto che la scarsità di una risorsa così preziosa e indispensa­bile in tutti gli aspetti della vita potrebbe originare conflitti devastanti. Quando parliamo di crisi climatica infatti parliamo anche di guerre per il controllo delle risorse: oggi questi conflitti, che già sono realtà in alcune parti del mondo, sono più che mai vicini a noi. E nel sistema capitalist­a in cui viviamo l’esito di una guerra per l’acqua sembra essere già scritto: a vincere saranno i soliti, i grandi proprietar­i di industrie, gli uomini, le classi più abbienti, mentre la moltitudin­e di persone comuni, i poveri, le donne, i giovani, resterà schiacciat­a dal conflitto, degenerand­o nel caos e nella disperazio­ne. Questo è uno degli scenari possibili. Un altro potrebbe essere abbandonar­si, come in passato, a incredibil­i danze della pioggia. Ma lo scenario più roseo e giusto sta nell’unione delle persone in un grande movimento ecoclimati­co, che crei una rete di solidariet­à per affrontare la crisi, senza lasciare indietro i più deboli, perché l’unico futuro possibile è quello che costruirem­o insieme.

Il controllo nelle mani di pochi preclude alla crescita collettiva che invece va perseguita come obiettivo

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