DIARIO DI UN RAPPER

La mu­si­ca, le don­ne, le pau­re: Ghe­mon si met­te a nu­do

Cosmopolitan (Italy) - - Cosmo Radar -

In Io so­no. Diario an­ti­con­for­mi­sta di tut­te le vol­te che ho cam­bia­to pel­le (Har­per Col­lins, e 17), Ghe­mon par­la di sé senza fil­tri. L’ab­bia­mo in­con­tra­to.

Co­me mai hai de­ci­so di rac­con­tar­ti in un li­bro? «In real­tà, tut­to è suc­ces­so un po’ per ca­so. For­se i pia­ne­ti era­no al­li­nea­ti, i tem­pi era­no ma­tu­ri e poi amo met­ter­mi in gio­co».

Lo de­fi­ni­sci “diario an­ti­con­for­mi­sta”: per­ché? «Per la strut­tu­ra non cro­no­lo­gi­ca, a ca­pi­to­li bre­vi e pez­zi di poe­sie, e le bat­tu­te. Quan­do ho det­to: “Leg­go mol­te bio­gra­fie, ho un mo­del­lo pom­po­so: la Bib­bia”, ho su­bi­to con­qui­sta­to l’edi­to­re».

Cos’hai im­pa­ra­to da que­sta espe­rien­za? « La scrit­tu­ra è un per­cor­so te­ra­peu­ti­co senza ana­li­sta da­van­ti. Ho ca­pi­to di aver pro­va­to mol­ti sen­si di col­pa: non mi sen­ti­vo all’al­tez­za, ave­vo pau­ra di non ren­de­re fe­li­ci le per­so­ne in­tor­no a me, o an­che me stes­so. Avrei po­tu­to es­se­re più in­dul­gen­te».

Una co­sa che non ri­fa­re­sti più? «Ri­fa­rei tut­to. An­che il con­cor­so di Mi­ster Li­ceo, che ho vin­to».

Quan­to con­ta­no le don­ne per te? «Con lo­ro con­di­vi­do la sen­si­bi­li­tà e mi com­ple­ta­no in ciò che non ho. Ho avu­to una sto­ria con una mo­del­la fa­mo­sa ( non ne fa mai il no­me, ndr), ma in quel pe­rio­do cam­mi­na­vo sul­le ma­ce­rie senza pro­spet­ti­ve. Le re­la­zio­ni so­no sta­te lo spec­chio del­le fa­si che vi­ve­vo».

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