So­no più vec­chia del mio uo­mo, e al­lo­ra?

IL NUMERO DI STO­RIE IN CUI LEI HA PIÙ AN­NI DI LUI CON­TI­NUA A CRE­SCE­RE. COSMO ANALIZZA I PRO E I CON­TRO DI QUESTO NUO­VO MO­DEL­LO DI RE­LA­ZIO­NE

Cosmopolitan (Italy) - - Aprile - di M. E. Bar­na­bi e A. M. Ji­mŽ­nez

Aben guar­da­re, lo sho­w­biz è pie­nis­si­mo di don­ne che so­no più o me­no vec­chie dei lo­ro part­ner. Se­le­na Go­mez, per esem­pio, ha 2 an­ni più di Ju­stin Bie­ber, co­sì co­me Chia­ra Fer­ra­gni ri­spet­to a Fe­dez. Jen­ni­fer Ani­ston ha 3 an­ni di più di Ju­stin The­roux: i due si so­no ap­pe­na la­scia­ti, ma so­no sta­ti una cop­pia fis­sa per an­ni. Jen­ni­fer Lo­pez, una ve­te­ra­na dei fi­dan­za­ti più gio­va­ni (il suo ex ne ave­va 18 me­no di lei) nel 2018 com­pi­rà 49 an­ni, men­tre il suo at­tua­le com­pa­gno Alex Ro­dri­guez ne fa­rà 42. Si­cu­ra­men­te co­mun­que la cop­pia più ecla­tan­te di “lei-è-più-vec­chia-di­lui” è quel­la crea­ta da Em­ma­nuel Ma­cron, il pre­si­den­te fran­ce­se, e sua mo­glie Bri­git­te: i due hanno 24 an­ni di dif­fe­ren­za. Questo con­si­de­re­vo­le gap di età co­mun­que non ha im­pe­di­to lo­ro di in­na­mo­rar­si e di fa­re cop­pia fis­sa da cir­ca 20 an­ni. Spo­sa­ti dal 2007, i due hanno si­cu­ra­men­te con­tri­bui­to ad ab­bat­te­re le bar­rie­re at­tor­no a un fe­no­me­no in espan­sio­ne. A co­sa è do­vu­to questo vi­sto­so au­men­to? Di si­cu­ro, il cam­bia­men­to so­cia­le che ha pro­mos­so l’em­po­wer­ment fem­mi­ni­le ha gio­ca­to un ruo­lo im­por­tan­te, ma

sor­pren­den­te­men­te uno dei fat­to­ri fon­da­men­ta­li, se­con­do Ma­ri­na Ca­bel­lo, psi­co­lo­ga e ses­suo­lo­ga, è la fa­ci­li­tà con cui og­gi na­sco­no amo­ri in uf­fi­cio. «At­tual­men­te la vi­ta la­vo­ra­ti­va ci porta a tra­scor­re­re più tem­po a con­tat­to con per­so­ne del no­stro am­bien­te pro­fes­sio­na­le» spie­ga, «e questo fa­vo­ri­sce la na­sci­ta di re­la­zio­ni di ogni ti­po, an­che tra non coe­ta­nei». Inol­tre, ag­giun­ge, va te­nu­to con­to dell’al­tis­si­mo numero di per­so­ne che hanno sof­fer­to per una se­pa­ra­zio­ne. «Si ten­de a cre­de­re che una per­so­na di età su­pe­rio­re sia più ma­tu­ra e fles­si­bi­le (co­sa che c non è ne­ces­sa­ria­men­te ve­ra), ve­ra) e questo rap­pre­sen­ta un’un’at­trat­ti­vatt per chi ha al­le spal­le di­ver­se re­la­zio­ni fal­li­te.

Ab­bas­so i cli­ché

Co­mun­que non so­no tut­te ro­se e fio­ri, per­ché se è con­si­de­ra­to nor­ma­le o co­mun­que ac­cet­ta­bi­le che in una cop­pia l’uo­mo sia più vec­chio della don­na, il con­tra­rio con­ti­nua a su­sci­ta­re di­sap­pro­va­zio­ne. Lo di­mo­stra uno stu­dio della Uni­ver­si­ty of Man­che­ster in cui due ri­cer­ca­to­ri hanno in­ter­vi­sta­to 122 per­so­ne, e lo stes­so Ma­cron am­met­te di ave­re vissuto que­sti pre­giu­di­zi sul­la pro­pria pel­le: «Se io aves­si avu­to vent’an­ni più di mia mo­glie, nes­su­no avreb­be pen­sa­to per un se­con­do di met­te­re in dub­bio la cre­di­bi­li­tà della no­stra cop­pia», ha det­to al quo­ti­dia­no fran­ce­se Le Pa­ri­sien. È un’en­ne­si­ma di­mo­stra­zio­ne del ma­chi­smo che per­mea la no­stra so­cie­tà: cer­ti ste­reo­ti­pi non so­no su­pe­ra­ti co­me si po­treb­be cre­de­re: non a ca­so quan­do è la don­na a es­se­re più vec­chia, vie­ne de­fi­ni­ta “cou­gar”, men­tre l’uo­mo più gio­va­ne di­ven­ta un “toy boy”. So­no en­tram­bi ter­mi­ni di­spre­gia­ti­vi che, cu­rio­sa­men­te, non hanno un cor­ri­spet­ti­vo per le cop­pie in cui è l’uo­mo a es­se­re più vec­chio ri­spet­to al­la sua com­pa­gna. Mol­ti

PREN­DI­TI CURA DI TE La gio­vi­nez­za non sem­pre è si­no­ni­mo di bel­lez­za, né la ma­tu­ri­tà è si­no­ni­mo di ce­ci­tà.

gior­na­li, per esem­pio, de­fi­ni­sco­no pro­prio co­sì Ju­lian­ne Moo­re, spo­sa­ta con il re­gi­sta Bart Freund­li­ch, di 10 an­ni più gio­va­ne, men­tre nes­su­no si so­gne­reb­be mai di de­fi­ni­re Geor­ge Cloo­ney un “co­gua­ro” so­lo per­ché ha 16 an­ni più di sua mo­glie Amal. Spie­ga lo psi­co­lo­go Este­ban Caña­ma­res, del por­ta­le di psi­co­lo­gia on­li­ne Si­qui: «Non è visto di buon oc­chio che in una cop­pia l’uo­mo sia più gio­va­ne, per­ché la cul­tu­ra pa­triar­ca­le ri­chie­de al ma­schio di pro­teg­ge­re e man­te­ne­re la fa­mi­glia, men­tre al­la don­na com­pe­te la pro­crea­zio­ne e la cura del fo­co­la­re. Seb­be­ne sia­no sta­ti fat­ti pas­si da gi­gan­te ver­so la pa­ri­tà dei ses­si, que­sti ste­reo­ti­pi so­no du­ri a mo­ri­re». Al­lo scal­po­re su­sci­ta­to da una cop­pia in cui la don­na è più vec­chia con­tri­bui­sce an­che il fat­to che è me­no fre­quen­te dell’in­ver­so, e l’in­so­li­to ri­chia­ma sem­pre mag­gio­re at­ten­zio­ne. «Ci so­no me­no ca­si per­ché, istin­ti­va­men­te, il de­si­de­rio ses­sua­le del ma­schio si orien­ta ver­so don­ne più gio­va­ni, e il de­si­de­rio di pro­te­zio­ne della don­na la spin­ge ver­so uo­mi­ni mol­to più gran­di. Ov­via­men­te, que­sta è una re­go­la ge­ne­ra­le, con le sue ec­ce­zio­ni», ag­giun­ge Caña­ma­res.

Il mi­to di Wen­dy

Su­pe­ra­ti i pre­giu­di­zi, le au­da­ci che osa­no im­bar­car­si in una re­la­zio­ne di questo ti­po de­vo­no aspet­tar­si di sen­tir­si chie­de­re, al­me­no e so­prat­tut­to dai fa­mi­glia­ri: “Ma per­ché?”. E nem­me­no gli esper­ti rie­sco­no a met­ter­si d’ac­cor­do sul­la ri­spo­sta a que­sta do­man­da. Lo psi­co­lo­go Este­ban Caña­ma­res, per esem­pio, so­stie­ne che le re­la­zio­ni in cui c’è una for­te dif­fe­ren­za di età tra i part­ner di so­li­to na­sca­no quan­do il più gio­va­ne ha bi­so­gno di sen­tir­si gui­da­to e pro­tet­to, e il più vec­chio vuo­le esor­ciz­za­re il pas­sa­re del tem­po. «A vol­te gli uo­mi­ni at­trat­ti da don­ne più ma­tu­re ri­cer­ca­no la fi­gu­ra ma­ter­na, o per com­pen­sa­re una ca­ren­za di at­ten­zio­ni du­ran­te l’in­fan­zia, o per­ché, al con­tra­rio, ne hanno ri­ce­vu­te co­sì tan­te che non hanno mai su­pe­ra­to la fa­se dell’at­tac­ca­men­to al­la ma­dre». In­som­ma, si ri­cal­che­reb­be lo sche­ma del Pe­ter Pan im­ma­tu­ro e la Wen­dy che lo gui­da. «La mag­gior par­te di que­ste cop­pie en­tra in cri­si quan­do lui ma­tu­ra, ac­qui­si­sce mag­gio­re espe­rien­za e le sue esi­gen­ze cam­bia­no. O quan­do lei soc­com­be al­la ge­lo­sia nei con­fron­ti del­le ri­va­li più gio­va­ni», con­clu­de Caña­ma­res. Di tutt’al­tro pa­re­re è

la ses­suo­lo­ga Ma­ri­na Ca­bel­lo: «Seb­be­ne la lo­gi­ca sta­bi­li­sca del­le ba­si psi­co­lo­gi­che per la scel­ta del part­ner, al mo­men­to non esi­ste evi­den­za scien­ti­fi­ca che chi sce­glie una per­so­na più ma­tu­ra cer­chi la fi­gu­ra ma­ter­na o pre­fe­ri­sca trat­ti di per­so­na­li­tà com­ple­men­ta­ri. In­ve­ce, ci so­no di­mo­stra­zio­ni che il fat­to­re più in­fluen­te nel tro­va­re l’al­tra me­tà della me­la sia il ca­so». La ri­vi­sta Psy­cho­lo­gi­cal Scien­ce in­fat­ti ha pub­bli­ca­to uno stu­dio con­dot­to su ge­mel­li che, da­ta la so­mi­glian­za, avreb­be­ro do­vu­to sce­glie­re part­ner con ca­rat­te­ri­sti­che si­mi­li, ma in real­tà si so­no le­ga­ti a per­so­ne com­ple­ta­men­te dif­fe­ren­ti.

E il fu­tu­ro?

Tutti gli esper­ti con­cor­da­no sul fat­to che que­ste cop­pie ati­pi­che deb­ba­no af­fron­ta­re dif­fi­col­tà ag­giun­ti­ve che pos­so­no pre­sen­ta­re il con­to a lun­go an­da­re. Se­con­do un son­dag­gio com­mis­sio­na­to da una com­pa­gnia as­si­cu­ra­ti­va, la dif­fe­ren­za di età ideale per­ché una cop­pia re­si­sta al pas­sa­re del tem­po è di quat­tro an­ni. Lo con­fer­ma an­che Ma­ri­na Ca­bel­lo: «Questo è con­for­me al prin­ci­pio della si­mi­la­ri­tà, frut­to di una se­rie di stu­di che hanno di­mo­stra­to co­me le cop­pie più af­fia­ta­te e con mag­gio­re pro­spet­ti­va di du­ra­ta sia­no quel­le in cui i part­ner so­no più vi­ci­ni per età, li­vel­lo cul­tu­ra­le ed eco­no­mi­co, ec­ce­te­ra. L’idea che i po­li op­po­sti si at­trag­ga­no va­le per i ma­gne­ti, non per le per­so­ne». Un al­tro stu­dio della Emo­ry Uni­ver­si­ty di Atlan­ta ha com­pro­va­to che le pro­ba­bi­li­tà di di­vor­zio au­men­ta­no quan­to più è gran­de la dif­fe­ren­za di età tra i part­ner: se è di un an­no, le pro­ba­bi­li­tà so­no il 3%; se è di cin­que an­ni, si sa­le al 18%, e se è di die­ci an­ni si ar­ri­va al 39%. Ma cer­te vol­te non bi­so­gna far­si spa­ven­ta­re dal­le sta­ti­sti­che. L’im­por­tan­te è vi­ve­re il pre­sen­te: co­me in ogni al­tra re­la­zio­ne, il do­ma­ni è in­cer­to.

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