ELIF BATUMAN: I MIEI CON­SI­GLI PER DI­VEN­TA­RE UNA SCRIT­TRI­CE DI SUC­CES­SO

Cosmopolitan (Italy) - - Youniverse -

Nel suo pri­mo ro­man­zo L’idio­ta pub­bli­ca­to da Ei­nau­di (il ti­to­lo è un tri­bu­to a Do­stoe­v­skij), fi­na­li­sta al pre­mio Pu­li­tzer 2018, Elif Batuman rac­con­ta il pri­mo an­no ad Har­vard di Se­lin, ame­ri­ca­na di ori­gi­ne tur­ca co­me lei. Gof­fa e so­li­ta­ria, la ra­gaz­za è de­ter­mi­na­ta a di­ven­ta­re scrit­tri­ce. È il 1995 e non le suc­ce­de­rà gran­ché, ma il suo sguar­do in­ge­nuo e iro­ni­co tra­sfor­ma an­che il più pic­co­lo fat­to in un’oc­ca­sio­ne per ri­fles­sio­ni lu­mi­no­se e spiaz­zan­ti. Un ro­man­zo di for­ma­zio­ne mol­to di­ver­ten­te, con una pro­ta­go­ni­sta ado­ra­bi­le che ti in­vi­ta a se­gui­re il suo esem­pio. Del re­sto, an­che Batuman so­gna­va fin da pic­co­la di di­ven­ta­re scrit­tri­ce. Chi, me­glio di lei, può dar­ti qual­che drit­ta su co­me pub­bli­ca­re un ro­man­zo di suc­ces­so? Cosmo l’ha in­con­tra­ta di pas­sag­gio in Ita­lia. La tua pro­ta­go­ni­sta è de­ter­mi­na­ta a di­ven­ta­re ro­man­zie­ra. Qual­che con­si­glio a chi col­ti­va que­sto so­gno? «Non es­se­re trop­po se­ve­ra con te stes­sa, non giu­di­car­ti. All’uni­ver­si­tà ho stu­dia­to let­te­ra­tu­ra rus­sa e una del­le mie ope­re pre­fe­ri­te era An­na Ka­re­ni­na. Eb­be­ne, quan­do per un esa­me ho let­to le pri­me boz­ze del li­bro, ho sco­per­to che non era­no af­fat­to buo­ne. Per­fi­no Tol­stoj ha do­vu­to ri­scri­ve­re il suo ro­man­zo, la­vo­rar­ci tan­to. È una fa­se che non si può by­pas­sa­re. Quin­di, se hai scrit­to qual­co­sa di ov­vio, di stu­pi­do, che non fun­zio­na, non ar­ren­der­ti, per­ché suc­ce­de a tut­ti gli scrit­to­ri». Non è fa­ci­le far­si pub­bli­ca­re. Hai un sug­ge­ri­men­to? «La mia do­cen­te di scrit­tu­ra una vol­ta mi ha da­to un ot­ti­mo con­si­glio. Se tro­vi una sto­ria for­te che me­ri­ta di es­se­re rac­con­ta­ta, ma ti sem­bra pos­sa in­te­res­sa­re so­lo te, puoi sem­pre tro­va­re il mo­do giu­sto per co­mu­ni­car­la. Ma­ga­ri non sa­rà sem­pli­ce, ma le so­lu­zio­ni ci so­no. E non farti in­fluen­za­re da chi ti di­ce di la­sciar per­de­re, che tan­to il tuo ge­ne­re non ha mer­ca­to». Co­sa pen­si del­le scuo­le di scrit­tu­ra crea­ti­va? «Ne­gli Sta­ti Uni­ti ci so­no mol­ti cor­si te­nu­ti da scrit­to­ri fa­mo­si, all’in­ter­no del­le uni­ver­si­tà. Fi­no a qual­che tem­po fa ti in­se­gna­va­no più che al­tro tec­ni­che di scrit­tu­ra, ora in­ve­ce pun­ta­no sul­la con­di­vi­sio­ne di una vi­sio­ne in­tel­let­tua­le. I docenti con­si­glia­no i lo­ro li­bri pre­fe­ri­ti, tra­smet­to­no il lo­ro pen­sie­ro. Cre­do che con que­sta for­mu­la pos­sa­no es­se­re uti­li». La tua pro­ta­go­ni­sta scri­ve ela­bo­ra­te mail al ra­gaz­zo di cui è in­na­mo­ra­ta. La scrit­tu­ra è una for­ma di se­du­zio­ne? «La ri­spo­sta bre­ve è… sì. Pren­di il più fa­mo­so ro­man­zo di se­du­zio­ne: Le mil­le e una not­te. She­ra­za­de rac­con­ta­va del­le sto­rie per non es­se­re uc­ci­sa e man­te­ne­re le di­stan­ze, ma an­che per eser­ci­ta­re fa­sci­no. La nar­ra­zio­ne è co­me un vi­rus che si espan­de e con­ta­gia tut­ti». Se­lin si sen­te gof­fa, ma in real­tà sa quel­lo che vuo­le. Al­la fi­ne, è un per­so­nag­gio di gran­de ispi­ra­zio­ne. È un ef­fet­to vo­lu­to? «Sì, per­ché quan­do sei gio­va­ne ti tro­vi in un mo­men­to spe­cia­le del­la vi­ta: sei in gra­do di im­pa­ra­re co­me mai ti suc­ce­de­rà in se­gui­to per­ché sei li­be­ra dal­le con­ven­zio­ni so­cia­li e da­gli ste­reo­ti­pi che ti col­pi­ran­no da adul­ta. Al­lo stes­so tem­po, pe­rò, vo­le­vo crea­re un per­so­nag­gio che pren­de­va tut­to al­la let­te­ra: è da qui che na­sce la sua gof­fag­gi­ne. È un aspet­to che ri­flet­te la mia ado­le­scen­za. I miei pro­ve­ni­va­no dal­la so­cie­tà tur­ca so­ste­ni­tri­ce dei va­lo­ri in­ter­na­zio­na­li­sti di Ata­turk. Se­con­do la lo­ro vi­sio­ne uni­ver­sa­li­sta, si può im­pa­ra­re tut­to. Co­sì, quan­do so­no an­da­ta all’uni­ver­si­tà non mi han­no det­to fra­si ti­po: “Stai at­ten­ta a que­sto e a quel­lo”. Mia ma­dre si aspet­ta­va sem­pli­ce­men­te che io avrei se­gui­to le istru­zio­ni che mi ve­ni­va­no da­te».

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.