Cen­tro Stu­di Con­fin­du­stria: «L'Ita­lia cre­sce po­co, me­no del pre­vi­sto»

La so­lu­zio­ne - se­con­do le sti­me e le pro­po­ste del CSC - è la­vo­ra­re per un Pae­se più for­te in Eu­ro­pa, che ab­bia mag­gior pe­so nel pro­ces­so de­ci­sio­na­le e che sia ca­pa­ce di in­te­ra­gi­re in mo­do più strut­tu­ra­to con gli Sta­ti mem­bri e le Isti­tu­zio­ni Ue

Costozero - - Sommario - a cu­ra del­la Re­da­zio­ne

Lo scor­so 27 giu­gno è sta­to pre­sen­ta­to il rap­por­to del Cen­tro Stu­di Con­fin­du­stria (CSC) dal ti­to­lo “Do­ve va l'eco­no­mia ita­lia­na e una pro­po­sta per l'Eu­ro­zo­na”. Lo sce­na­rio ben de­li­nea­to dal CSC pre­ve­de un ral­len­ta­men­to dell'eco­no­mia ita­lia­na nel bien­nio 2018-2019, già an­ti­ci­pa­to ma più am­pio di quel­lo pre­vi­sto nel di­cem­bre 2017. Par­tia­mo dal Pil: il tas­so di cre­sci­ta del pro­dot­to in­ter­no lor­do si sti­ma si ag­gi­re­rà all'1,3 per cen­to (dall'1,5 nel 2017), scen­den­do an­co­ra - all'1,1 - nel 2019. Pro­spet­ti­ve po­co in­co­rag­gian­ti an­che per l'oc­cu­pa­zio­ne: cal­co­la­ta sul­le ULA (uni­tà di la­vo­ro equi­va­len­ti a tem­po pie­no) cre­sce­rà ad un rit­mo sot­to l'1,0% nel 2018 e nel 2019. Non fa ben spe­ra­re nean­che l'an­da­men­to del de­fi­cit pub­bli­co: si pre­ve­de in­fat­ti che dal 2,3 per cen­to del PIL del 2017 si ar­ri­vi all'1,9 que­st'an­no e all'1,4 nel pros­si­mo (in­cor­po­ran­do l'an­nul­la­men­to del­la clau­so­la di sal­va­guar­dia, com­pen­sa­ta da un au­men­to del­le im­po­ste di­ret­te e di quel­le in con­to ca­pi­ta­le). A in­ci­de­re in mo­do de­ci­so l'in­cer­tez­za, cau­sa­ta a li­vel­lo in­ter­na­zio­na­le dal­le nuo­ve po­li­ti­che pro­te­zio­ni­sti­che de­gli Sta­ti Uni­ti nel com­mer­cio. Pe­sa­no

an­che le ten­sio­ni geo­po­li­ti­che che, di cer­to, non fa­ci­li­ta­no in pro­spet­ti­va gli scam­bi com­mer­cia­li tra i Pae­si. Sul fron­te in­ter­no, pre­oc­cu­pa in­ve­ce il ca­lo de­gli in­ve­sti­men­ti pri­va­ti (fa­se espan­si­va in esau­ri­men­to, con for­te con­tra­zio­ne nel pri­mo tri­me­stre per le in­cer­tez­ze del­la fa­se elet­to­ra­le), do­vu­ti an­che al­la cre­sci­ta de­bo­le del cre­di­to ban­ca­rio che di cer­to non li in­co­rag­gia. Con­ti­nua la ri­pre­sa oc­cu­pa­zio­na­le, ma con in­ten­si­tà in­fe­rio­re ri­spet­to al PIL, co­me già nel 2017. Pe­ral­tro, lo scor­so an­no e nei pri­mi 5 me­si del 2018 il la­vo­ro a tem­po in­de­ter­mi­na­to ha smes­so di cre­sce­re, men­tre quel­lo a ter­mi­ne ha re­gi­stra­to un'im­pen­na­ta, trai­nan­do la ri­sa­li­ta dell'oc­cu­pa­zio­ne di­pen­den­te. Oc­cor­re sot­to­li­nea­re, pe­rò, che so­no tal­men­te tan­ti e di­ver­si i fat­to­ri in gio­co che sa­reb­be pre­ma­tu­ro, e for­se an­che er­ra­to, pre­oc­cu­par­si fin da ora di un pre­sun­to in­nal­za­men­to strut­tu­ra­le del­la pre­ca­rie­tà. Per cor­reg­ge­re po­li­ti­che e con­ti, il Cen­tro Stu­di di Con­fin­du­stria ipo­tiz­za che l'Eu­ro­pa chie­de­rà una cor­re­zio­ne - per l'an­no in cor­so - pa­ri al­lo 0,5 di pun­ti di PIL, ov­ve­ro ugua­le a 9 mi­liar­di. Nel 2019, la cor­re­zio­ne do­vreb­be es­se­re di 0,6 pun­ti (qua­si 11 mi­liar­di), po­co me­no di quan­to en­tre­reb­be dall'at­ti­va­zio­ne del­la clau­so­la di sal­va­guar­dia. La so­lu­zio­ne a que­sta cre­sci­ta che sten­ta a con­so­li­dar­si è per il CSC pun­ta­re ad ave­re “più Eu­ro­pa”, an­che se di­ver­sa da quel­la at­tua­le. Il Vec­chio Con­ti­nen­te uni­to - si evin­ce dal do­cu­men­to - rap­pre­sen­ta un'op­por­tu­ni­tà per tut­ti i pae­si mem­bri, com­pre­so il no­stro, per ri­sol­ve­re i pro­ble­mi di bas­sa cre­sci­ta, flut­tua­zio­ni del ci­clo, cri­si di sfi­du­cia e con­se­guen­te dif­fi­col­tà di ac­ces­so ai mer­ca­ti fi­nan­zia­ri. Il pre­si­den­te Vin­cen­zo Boc­cia nel com­men­ta­re da­ti e pro­spet­ti­ve ha sot­to­li­nea­to co­me, pri­ma an­co­ra che an­nun­cia­re co­sa fa­re, « il go­ver­no ita­lia­no do­vreb­be spie­ga­re con esat­tez­za qua­li sa­reb­be­ro gli ef­fet­ti sull'eco­no­mia rea­le del­le co­se che si vo­glio­no rea­liz­za­re». « Ita­lia for­te in un'Eu­ro­pa for­te - ha det­to il pre­si­den­te Boc­cia - si­gni­fi­ca un'Ita­lia non di­vi­si­va, che lavori per l'in­te­res­se di tut­ti. Che sap­pia met­te­re al cen­tro gio­va­ni, cre­sci­ta, oc­cu­pa­zio­ne e che sap­pia co­strui­re, nel ri­spet­to del dia­lo­go, un re­cu­pe­ro del sen­so di co­mu­ni­tà » . Per­ché un'Ita­lia più for­te si rea­liz­zi, CSC ha trac­cia­to una con­dot­ta da se­gui­re. Nel­lo spe­ci­fi­co oc­cor­re: • as­si­cu­ra­re un mag­gio­re coor­di­na­men­to a li­vel­lo po­li­ti­co, mi­ni­ste­ria­le e tec­ni­co per la de­fi­ni­zio­ne de­gli in­te­res­si prio­ri­ta­ri del no­stro Pae­se in se­de UE; • in­ter­ve­ni­re per raf­for­za­re e ren­de­re la pre­sen­za po­li­ti­ca e tec­ni­ca a Bru­xel­les (Con­si­gli, Grup­pi di La­vo­ro, riu­nio­ni in­for­ma­li, ecc.) co­stan­te e ca­pa­ce di at­ti­va­re ef­fi­ca­ci mec­ca­ni­smi di coor­di­na­men­to e coo­pe­ra­zio­ne con i rap­pre­sen­tan­ti del si­ste­ma pro­dut­ti­vo del Pae­se, in mo­do da rap­pre­sen­ta­re con con­ti­nui­tà e ad al­to li­vel­lo gli in­te­res­si ita­lia­ni; • de­li­nea­re una nuo­va leg­ge per le ele­zio­ni eu­ro­pee, per ga­ran­ti­re con­ti­nui­tà al la­vo­ro svol­to da­gli eu­ro­de­pu­ta­ti.

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