Ri­sar­ci­men­to dan­ni, co­sa ha sta­bi­li­to l'Adu­nan­za Ple­na­ria del Con­si­glio di Sta­to n° 3 del 2018

L'in­ter­dit­ti­va an­ti­ma­fia in via am­mi­ni­stra­ti­va non per­met­te di ese­gui­re una sen­ten­za pas­sa­ta in giu­di­ca­to per un dan­no su­bì­to dal­la Pub­bli­ca Am­mi­ni­stra­zio­ne

Costozero - - Sommario - di L. M. D' An­gio­lel­la

L’Adu­nan­za Ple­na­ria del Con­si­glio di Sta­to si è pro­nun­cia­ta, con la sen­ten­za n° 3 del 6 apri­le 2018 su una que­stio­ne pri­ma pa­ci­fi­ca, poi di­ve­nu­ta con­tro­ver­sa in giu­ri­spru­den­za, e cioè sul ca­so di un cit­ta­di­no col­pi­to da una mi­su­ra pre­fet­ti­zia an­ti­ma­fia, (at­to pre­ven­ti­vo e di c.d.“tu­te­la avan­za­ta”) che vuo­le ese­gui­re un giu­di­ca­to ci­vi­le nei con­fron­ti di una Pub­bli­ca Am­mi­ni­stra­zio­ne. La ci­ta­ta sen­ten­za, con un per­cor­so ar­go­men­ta­ti­vo am­pio, è per la te­si ne­ga­ti­va, esclu­den­do che si pos­sa agi­re in via di ot­tem­pe­ran­za per por­re in ese­cu­zio­ne un giu­di­ca­to, con la no­mi­na di un com­mis­sa­rio ad ac­ta, an­che nel ca­so in cui que­sto giu­di­ca­to sia estra­neo all'at­ti­vi­tà di im­pre­sa. Il giu­di­ca­to - va­le a di­re un prov­ve­di­men­to giu­ri­sdi­zio­na­le inap­pel­la­bi­le che ri­co­no­sce ad un cit­ta­di­no il ri­sto­ro dei dan­ni nei con­fron­ti del­la Pub­bli­ca Am­mi­ni­stra­zio­ne - è con­si­de­ra­to al­la stre­gua di una ero­ga­zio­ne del­la PA che, per leg­ge, de­ve es­se­re bloc­ca­ta all'in­ter­det­to am­mi­ni­stra­ti­vo. Il Con­si­glio di Sta­to in­dub­bia­men­te af­fer­ma un con­cet­to for­te, che po­ne mol­ti in­ter­ro­ga­ti­vi. Lo spa­zio con­ces­so in que­sta ru­bri­ca non per­met­te una di­sa­mi­na am­pia e pro­fon­da. É cer­to pe­rò che, in que­sto ca­so, so­no in gio­co va­lo­ri co­sti­tu­zio­na­li e an­che i prin­ci­pi fon­dan­ti del si­ste­ma. Il giu­di­ca­to, la sen­ten­za de­fi­ni­ti­va, espres­sa“in no­me del po­po­lo ita­lia­no”, è il mas­si­mo ri­co­no­sci­men­to del­lo Sta­to di Di­rit­to, la più pre­ci­pua espres­sio­ne dell'Or­di­na­men­to Sta­ta­le che ope­ra at­tra­ver­so i Tri­bu­na­li del­la Re­pub­bli­ca. Non è una ero­ga­zio­ne, co­me ad esem­pio un fi­nan­zia­men­to pub­bli­co o il pa­ga­men­to del prez­zo dell'ap­pal­to pub­bli­co (che pu­re sia an­che in mi­su­ra par­ti­co­la­re vie­ne ri­co­no­sciu­to per i lavori ef­fet­ti­va­men­te svol­ti). Ne­ga­re la pos­si­bi­li­tà di agi­re con una sen­ten­za con­tro la P.A. ad un cit­ta­di­no, che man­tie­ne ogni sua ca­pa­ci­tà ci­vi­le, è un po' co­me se lo Sta­to ne­gas­se se stes­so. A ciò si ag­giun­ga un pa­ra­dos­so, e cioè che il con­dan­na­to in via de­fi­ni­ti­va - una con­di­zio­ne giu­ri­di­ca cer­to più de­te­rio­re ri­spet­to all'im­pren­di­to­re che su­bi­sce l'ini­bi­zio­ne pre­fet­ti­zia - non ha que­sti li­mi­ti. In più, l'in­ter­det­to in via am­mi­ni­stra­ti­va, che pu­re non ha al­cu­na del­le ga­ran­zie del pro­ces­so pe­na­le, co­me il con­trad­dit­to­rio e il prin­ci­pio del­la pro­va, su­bi­sce que­ste con­se­guen­ze in for­za di un prov­ve­di­men­to che, per de­fi­ni­zio­ne, è tem­po­ra­neo, prov­vi­so­rio. L'im­por­tan­te pro­nun­cia­men­to dell'Adu­nan­za Ple­na­ria po­ne per­tan­to mol­te do­man­de. Co­me pu­re la nor­ma­ti­va emer­gen­zia­le da cui si di­pa­na il po­te­re del Pre­fet­to, a di­stan­za di 25 an­ni dal­la sua ema­na­zio­ne, im­por­reb­be og­gi una ana­li­si dei suoi ef­fet­ti, per ve­ri­fi­car­ne la por­ta­ta e i ri­sul­ta­ti con­cre­ti di con­tra­sto al­la cri­mi­na­li­tà.É il mo­men­to di una ri­fles­sio­ne, che do­vreb­be par­ti­re dal Le­gi­sla­to­re per ga­ran­ti­re sem­pre la lot­ta al­la cri­mi­na­li­tà, ba­luar­do de­mo­cra­ti­co, evi­tan­do al con­tem­po pos­si­bi­li di­stor­sio­ni al si­ste­ma dell'or­di­na­men­to e del­le ga­ran­zie.

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