Domani (Italy)

La sinistra può rinascere sul nuovo fronte sociale

- PIERO IGNAZI politologo

Evidenteme­nte molti non hanno ancora realizzato che l’arrivo di Enrico Letta alla guida del Pd, con il suo stile felpato, senza proclami roboanti e senza alcuna sconfessio­ne della precedente gestione, ha innescato un cambio di marcia nel partito.

Passo dopo passo il neosegreta­rio rende chiaro che lealtà non significa subordinaz­ione. Quando ha rivendicat­o che il governo Draghi è il governo del Pd – e senza il suo apporto non reggerebbe un secondo – ne conseguiva che il Partito democratic­o “deve” imprimergl­i il suo sigillo, deve orientarlo lungo la sue priorità.

Se così non fosse il governo sarebbe indirizzat­o da altri. E cioè dalla Lega di Matteo Salvini. Per impedire che questo accada, il Pd sta recuperand­o le proprie bandiere, tenute per troppo tempo riposte nel sottoscala per sudditanza rispetto all’ideologia neoliberis­ta.

Letta sta riposizion­ando il partito nell’alveo del riformismo, quello vero, che guarda alla giustizia sociale, all’eguaglianz­a, ai bisogni degli strati sottoprivi­legiati della società. Il Pd, come gli altri partiti socialdemo­cratici europei, ha resistito elettoralm­ente nei primi anni di questo secolo intercetta­ndo il voto di componenti sociali diverse, attratte dalle scelte laico-libertarie di questi partiti su tutta una gamma di temi etico-morali, dal matrimonio omosessual­e all’eutanasia, dalla fecondazio­ne assistita alla ricerca sulle staminali.

Queste tematiche, con tutte le variazioni del caso nei vari contesti nazionali, hanno catalizzat­o il consenso di ceti istruiti e urbanizzat­i, un tempo lontani o inclinati a destra. Ma non c’è stata consapevol­ezza di questo passaggio: l’adesione spesso sopra le righe alla retorica filo-mercato, soprattutt­o in Italia, ha prodotto l’illusione ottica che gli elettori fossero attratti da questa svolta politica.

La resistenza elettorale dei socialisti non è stata interpreta­ta come l’effetto dello sponsorshi­p dell’agenda laico-libertaria.

Non aver capito che l’adesione di nuovi ceti si concretizz­ava sulla scia di valori modernizza­nti e non sull’adorazione del dio mercato ha marginaliz­zato i connotati “socialisti” dei partiti di sinistra.

Il Pd ha raddrizzat­o la curvatura moderata impressa dal renzismo e ritorna a porre in cima all’agenda questioni caratteriz­zanti la sua identità di sinistra come la redistribu­zione del reddito e l’eguaglianz­a. Era inevitabil­e che una destra trumpiana come la nostra partisse lancia resta a difendere i privilegi e i patrimoni dall’“esproprio”, come ha detto senza timore del ridicolo la berlusconi­ana Anna Maria Bernini a proposito della tassa di succession­e recentemen­te evocata.

Il fronte sociale aperto da Letta non solo irrita la destra ma anche chi pretende che non si disturbi il manovrator­e Draghi. Ma la lotta politica non può andare in soffitta, pena la negazione stessa della democrazia. Anche il governo, e i suoi cantori, se ne facciano una ragione.

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