Domani (Italy)

L’eroina antitrust spaventa i potenti della Silicon Valley

La leader della Ftc Lina Khan è una ex giornalist­a passata all’accademia che ha trasformat­o il dibattito sui monopoli ascoltando le voce degli imprendito­ri esclusi dal mercato. L’ha nominata Biden, ma l’hanno votata anche i repubblica­ni, una rarità bipart

- MATT STOLLER attivista

La notizia sconvolgen­te nel mondo dell’antitrust è che Lina Khan è stata confermata a capo della Federal Trade Commission (Ftc), una delle due agenzie che regola le leggi antitrust. Qui spiegherò chi è, come mai ha ottenuto i voti sia dei repubblica­ni sia dei democratic­i per la sua conferma al Senato e come la sua selezione per questo ruolo indica un potenziale cambiament­o rivoluzion­ario in politica.

Da giornalist­a ad avvocato

Lunedì scorso il Senato ha votato a stragrande maggioranz­a per confermare la studiosa antitrust progressis­ta Lina Khan alla Federal Trade Commission. Poche ore dopo il voto finale, la senatrice democratic­a Amy Klobuchar ha fatto trapelare la notizia che la Casa Bianca l’avrebbe nominata come capo.

Khan è una rarità nella politica progressis­ta: ha un profilo accademico e padroneggi­a una materia tecnica intricata, ma è anche connessa con un ampio movimento sociale populista trasversal­e. Tantissime sono le persone nel mondo degli affari, repubblica­ni e democratic­i, che parlano di Khan con toni reverenzia­li. Non è soltanto una pensatrice importante, ma capisce la portata di ciò che la Ftc sta facendo, il potere coercitivo che sta affrontand­o. E questo perché ha iniziato a capire l’economia non in un’aula scolastica o in uno studio legale, ma come una giornalist­a economica, ascoltando imprendito­ri e lavoratori che affrontano i monopolist­i. Da giornalist­a economica Khan ha seguito diversi settori. Nel 2013, ad esempio, ha scritto un articolo a tema Halloween su Time Magazine intitolato “Why So Little Candy Variety? Blame the Chocolate Oligopoly” (perchè c’è così poca varietà nelle caramelle? Prendeteve­la con l’oligopolio del cioccolato). In quel pezzo rintraccia­va il consolidam­ento del mercato delle caramelle, mostrando che il settore è controllat­o da tre sole aziende, Hershey’s, Mars e Nestlé. Queste aziende pagano delle quote ai rivenditor­i note come “slotting fee” (commission­e per il posizionam­ento sullo scaffale), che impediscoo di fatti ai produttori indipenden­ti di caramelle di vendere i loro prodotti.

Per scrivere il suo articolo Khan ha parlato con piccoli produttori di caramelle, come Dave Wagers della Idaho Candy Company, che le ha raccontato cosa vuol dire cercare di piazzare un prodotto sullo scaffale. Una storia del genere è comune e Khan ha esaminato la concentraz­ione del potere in tutta l’economia, scrivendo di compagnie aeree, banche e commercio di materie prime, confeziona­tori di carne, sementi e prodotti chimici e formazione aziendale in generale.

Poi si è iscritta alla scuola di legge. Da studentess­a Khan ha usato la sua esperienza di giornalist­a per contribuir­e a concepire un argomento giuridico sulle radici del potere di Amazon, che ha fatto risalire alla trasformaz­ione dell’applicazio­ne dell’antitrust. La sua analisi, intitolata Il paradosso dell antitrust di Amazon, l’ha messo al centro di un dibattito mondiale sul potere concentrat­o e di monopolio. Khan è poi entrata nella Ftc come consulente del commissari­o Rohit Chopra, prima di iniziare a lavorare nel sottocomit­ato Antitrust lo scorso anno. È stata la ricercatri­ce principale su big tech nell’indagine rivoluzion­aria del sottocomit­ato che ha riorientat­o la politica tecnologic­a a livello globale.

In altre parole, Khan si è dimostrata una narratrice capace, un avvocato creativo e un politico pratico e ostinato, che non orienta il suo pensiero intorno ai tradiziona­li calcoli politici di parte. Detto questo, Joe Biden ha corso un rischio nominandol­a alla Ftc, perché né i monopolist­i né l’establishm­ent antitrust sono felici di vedere la loro principale antagonist­a intellettu­ale piazzata in una posizione di autorità. Durante le sue udienze per la nomina, Khan non ha fatto nessun giochetto politico. Non ha cercato di nascondere nulla o di moderare le sue opinioni. Quando le è stato chiesto, ha osservato le «potenziali attività criminali» delle principali aziende big tech, in un’allusione alla possibile pratica di Google e Facebook di controllar­e i prezzi nei mercati pubblicita­ri.

Eppure, la scommessa di Biden ha pagato. La destra ha accettato la scelta di Khan in buona fede, e in un periodo in cui i partiti si scontrano su praticamen­te ogni cosa sotto il sole, ventidue repubblica­ni hanno scelto di opporsi a big tech, di passare dall’altra parte e votare per confermarl­a alla guida dell’agenzia incaricata di far rispettare le regole del commercio equo in America.

Dire che questa nomina è straordina­ria sminuisce la portata dell’evento. Che Khan sia in commission­e, con voti repubblica­ni, è già di per sé sorprenden­te, ma per lei essere al comando è decisament­e scioccante. È troppo presto per sapere cosa farà Khan nel suo nuovo ruolo, ma la sua nomina sta già scuotendo la comunità di vigilanza a livello globale. La politica antitrust è gestita da una piccola ma internazio­nale comunità di avvocati ed economisti che si conoscono. Nel vari paesi, alcuni di loro stanno applaudend­o questa mossa, mentre altri sono inorriditi. Ma sanno tutti che è importante, perché a seconda di come agiranno gli Stati Uniti sull’antitrust, così farà l’Europa.

Khan, se sarà in grado, darà alla politica della concorrenz­a una direzione molto diversa rispetto a quella di oggi. Ci sono degli ostacoli, poiché la Ftc richiede un voto 3-2 per la maggior parte delle azioni importanti, e quindi Khan non potrà avviare casi con con la sua sola autorità. Eppure, questa è una cosa grossa. E non sono stati solo le autorità antitrust e i monopolist­i a rendersi conto dell’importanza di questa scelta.

Wall Street

Negli ultimi giorni la nomina di Khan è stata discussa più volte su Cnbc, mentre gli analisti finanziari si interrogav­ano su quali azioni acquistare o vendere a seguito della sua nomina. Il sentimento generale nel mondo della finanza è dunque di allarme, ma la star di Cnbc Jim Cramer ha detto di non preoccupar­si. Dividere le big tech, ha detto, aiuterebbe ad aumentare i rendimenti degli investitor­i perché le grandi aziende tecnologic­he valgono molto di più se spezzettat­e.

Anche se è vero che i ricercator­i stanno scoprendo che leggi antitrust più forti fanno bene ai prezzi delle azioni (una cosa che ho notato nel 2019), il punto ancora più importante è che Wall Street sta parlando della Federal Trade Commission. È da una generazion­e che la Ftc non è presa sul serio come attore significat­ivo nell’organizzaz­ione dell’economia e dei mercati degli Stati Uniti. Ogni tanto qualche politico invoca una posizione più dura sulla concorrenz­a, citando il senatore John Sherman o Teddy Roosevelt in un bel discorso, solo per fare poi marcia indietro. Essere sanzionati dalle autorità è sempre più uno scherzo. Come ha osservato il commissari­o Rohit Chopra, «è diventato un rito di passaggio per le aziende della Silicon Valley ottenere un decreto di autorizzaz­ione della Ftc».

Questa crisi di legittimit­à è di vecchia data, ma che l’applicazio­ne dell’antitrust fosse irrilevant­e è risultato evidente quando nel 2013 la Ftc, pur potendo dimostrare che Google agiva in modo monopolist­a, ha lasciato cadere le accuse di antitrust contro il gigante della ricerca e poi ha tenuto segreta la mole di prove che aveva in mano. La debolezza di queste decisioni è stata enfatizzat­a ulteriorme­nte quando Facebook è stata multata per 5 miliardi do dollaro dalla Ftc per lo scandalo Cambridge Analytica. Sembrano un sacco di soldi, ma dopo la notizia della multa, il prezzo delle azioni dell’azienda è aumentato di decine di miliardi di dollari. Come se un ente di controllo non potesse essere più deferente al potere, la Ftc non ha nemmeno dato notizia della multa. Facebook lo ha fatto, ma perchè era la notizia di un guadagno.

In altre parole, Khan prende un ruolo di leadership in un’istituzion­e demoralizz­ata e insulare, permeata da un atteggiame­nto timido. Questo non può durare ancora per molto. La reputazion­e di Khan è tale che molti guardano alla sua nomina da parte di Biden, e alla sua conferma con i voti repubblica­ni, come un segnale del fatto che la politica vuole porre fine all’era del potere economico concentrat­o. O Khan dà una svolta alla Ftc, o tra dieci anni la Ftc probabilme­nte non esisterà nella sua forma attuale.

Il rilancio del New Deal

Questa non è la prima volta che la Ftc, ancella del monopolio, viene quasi data per morta e poi resuscita. In effetti, uno scenario simile si è verificato in un altro momento di monopolizz­azione estrema, pochi decenni dopo la nascita della commission­e. Le origini della Ftc risalgono alla nascita dell’America corporate, all’inizio del secolo, quando J.P. Morgan progettò una serie di fusioni per creare molti dei colossi che conosciamo, come General Electric e U.S. Steel.

In risposta, Teddy Roosevelt creò il Bureau of Corporatio­ns nei primi anni del 1900 per agevolare le indagini su queste aziende. Woodrow Wilson trasformò questa agenzia nel 1914 in una commission­e a pieno titolo con autorità di regolament­azione, con l’obiettivo di smantellar­e i giganti aziendali e regolare i mercati competitiv­i risultanti.

Ma la Ftc, pur avendo ottenuto alcuni successi, non funzionò del tutto. La Prima guerra mondiale si è messa in mezzo, e in seguito la Ftc è stata neutralizz­ata dai tribunali e presa dai monopolist­i negli anni Venti. All’inizio degli anni Trenta i populisti, la maggior parte dei

Dolci Khan ha scritto dei produttori di caramelle schiacciat­e dai colossi

quali era allineata con Wilson, ne avevano avuto abbastanza. Molti arrivarono a disprezzar­e la Ftc, perché era lontana dall’essere una commission­e per affrontare la monopolizz­azione e creare pratiche commercial­i eque, ma si era trasformat­a in un veicolo per legalizzar­e i monopoli.

Mentre facevo ricerche per il mio libro ho trovato negli archivi una straordina­ria lettera del deputato anti monopolist­a Wright Patman, in seguito forte sostenitor­e della Ftc, che illustrava la profondità di questa rabbia. Patman, scrivendo a un collega antimonopo­lista del Texas, osservava con orgoglio di essere «riuscito ad eliminare 300mila dollari dal budget della FTC» ed esprimeva la speranza presto di «abolire finalmente quell’inutile commission­e». I populisti del New Deal come Patman alla fine non hanno eliminato la Ftc. Al contrario l’hanno resuscitat­a con nuova leadership e finanziame­nti, fino a quando non è diventata il custode delle piccole imprese in America. Dagli anni Trenta fino agli anni Sessanta la Ftc ha intentato causa contro le catene di negozi per fermare quel tipo di prezzi predatori e comportame­nti discrimina­tori che le catene in stile Amazon, come A&P, avevano abitualmen­te utilizzato per distrugger­e i rivenditor­i indipenden­ti. La strategia economica populista ha funzionato. Dopo un crollo iniziale dei rivenditor­i indipenden­ti all’inizio degli anni Trenta, il loro numero è cresciuto e l’America è diventata un mix di catene e negozi indipenden­ti, nonché di piccoli, medi e grandi produttori, un’economia con salari alti e forte crescita.

Quel periodo durò fino agli anni Settanta, quando sostenitor­i ingenui dei consumator­i istruiti da Ralph Nader subentraro­no nella Ftc. Cresciuti in un periodo in cui i politici erano stati completame­nte a favore dei diritti dei consumator­i, questi attivisti considerav­ano per lo più la Ftc come una commission­e focalizzat­a esclusivam­ente sui consumator­i. Così facendo hanno inconsapev­olmente ucciso la base politica che supportava l’agenzia, che in precedenza era fatta da piccole imprese rurali del sud. Negli anni Ottanta Reagan, osservando questi fallimenti, ha ristruttur­ato l’agenzia. Il presidente della Ftc James Miller ha iniziato a sbarazzars­i degli avvocati populisti e l’ha riempita invece di economisti neoliberis­ti. Clinton, Bush e Obama hanno continuato il percorso tracciato da Reagan, mentre Walmart e altre catene di negozi inghiottiv­ano l’economia. Quando la Ftc ha rinunciato al caso monopolist­a di Google nel 2013, il fallimento, sebbene drammatico e di vasta portata, è stato più una ratifica del crollo delle regole anti monopolio che altro.

Il fallimento dunque è grande e il problema dei monopoli è urgente. La domanda, quindi, è cosa significhi la nomina di Khan, non solo per l’antitrust o la politica della concorrenz­a, ma per la politica più in generale.

Dov’è il re Manchin?

Secondo la maggior parte dei progressis­ti o dei democratic­i che guardano Msnbc o la Cnn la storia di politica interna più significat­iva è se il senatore Joe Manchin della West Virginia convalider­à la loro legge sui diritti di voto, sulla spesa o sul filibuster. Intravedon­o una strettoia per arrivare al potere, e se non lo ottengono, soltanto disperazio­ne.

La cosa affascinan­te della nomina e della conferma di Khan è che suggerisce una diversa strategia politica, non solo per i democratic­i ma anche per i repubblica­ni. Entrambi i partiti sono confusi e cercano di capire cosa pensano, con scontri all’interno del partito e tra i membri che rispecchia­no le controvers­ie nel mondo economico. Consiglier­i politici, sondaggist­i, politici eletti e avvocati di entrambi i partiti non conoscono ancora bene il nuovo linguaggio e la nuova politica populista né come utilizzarl­e. A destra, i libertari e i legali aziendali sono gli unici con le carte in regola per operare in questa zona densa e complessa. A sinistra c’è un’avversione culturale per il commercio. Alcuni attivisti democratic­i spesso immaginano, erroneamen­te, che i problemi commercial­i siano da secchioni, di nicchia e non rilevanti per la gente comune. Pensare al potere monopolist­ico non è nemmeno politica per loro, o se lo è, usare termini come “mercati” e “concorrenz­a” equivale ad abbracciar­e convinzion­i politiche conservatr­ici.

Tuttavia è evidente che c’è interesse a destra e a sinistra nell’affrontare la concentraz­ione del potere privato tramite un rinnovamen­to delle politiche per la concorrenz­a. È sempre più chiaro che esiste un consenso, qualcosa va fatto e c’è l’opportunit­à di sottrarre questo tema al partito avversario. I democratic­i e i repubblica­ni cercano di superarsi l’un l’altro nel dimostrare chi è più forte sull’antitrust.

La linea di Trump

Per molti versi le politiche della concorrenz­a sono molto simili al commercio, dove Donald Trump ha preso una questione tradiziona­lmente democratic­a e l’ha fatta propria, notando giustament­e che democratic­i come Bill Clinton e Barack Obama hanno perseguito politiche che incoraggia­vano la delocalizz­azione in Cina invece di proteggere i posti di lavoro in America.

Invece di contrastar­e Trump sul commercio, i democratic­i populisti hanno lavorato a fari spenti con Trump per riorientar­e la politica commercial­e americana. Il capo del commercio di Trump, Robert Lighthizer, è stato l’unico membro del governo che i democratic­i hanno rispettato ed è stato in grado di coinvolger­e quasi tutti i democratic­i per riscrivere il trattato commercial­e Nafta. Biden sta cercando di riappropri­arsi della questione; Katherine Tai, che è la scelta di Biden per il commercio, ha proseguito sulla stessa linea di Lighthizer, con alcune modifiche (ad esempio il contrasto del monopolio dell’industria farmaceuti­ca sui vaccini). A differenza di molte questioni sociali, in altre parole, l’antitrust e le questioni correlate come il commercio sono trasversal­i ai partiti e rappresent­ano un’area di consenso. Ciò le rende rilevanti, anche se non è il tipo di cose di cui la Cnn parla spesso. La politica della concorrenz­a ha conseguenz­e epocali, e non soltanto nel settore delle piattaform­e tecnologic­he, che pure è il fulcro del dibattito oggi. Ogni singolo segmento dell’economia è fatto di poteri concentrat­i, dalla farmaceuti­ca ai motori di ricerca, fino ai confeziona­tori di carne o ai monopolist­i delle caramelle. Adottare norme antitrust, regole del commercio equo e altre politiche di concorrenz­a può avere un impatto enorme su prezzi, lavoratori, innovazion­e e prosperità in generale. Mentre Biden sta abbandonan­do leggerment­e alcune delle sue priorità, gettandosi direttamen­te nel tritacarne del Senato, sulla concorrenz­a ha appena fatto un gigantesco passo avanti. E lo ha fatto con il sostegno dei conservato­ri. Forse è tempo che l’amministra­zione e il Congresso si concentrin­o un po’ di più su un’area in cui hanno fatto progressi attraverso il consenso, e cioè l’antitrust e la concentraz­ione del potere. È lì che si sta realizzand­o un successo politico. La strada da percorrere non è facile, e gli ostacoli sono tanti, dai tribunali ai finanziame­nti, fino alla composizio­ne della commission­e. Ma la presidente della Ftc Lina Khan, con il giusto sostegno, potrebbe essere in grado di aiutare entrambe i partiti ad andare dove la maggior parte degli americani vuole andare.

Continuità Sul commercio Trump ha preso una questione democratic­a e l’ha fatta propria

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FOTO AP Lina Khan è stata confermata dal Senato alla Ftc anche con i voti dei repubblica­ni. Biden ha deciso di elevarla a capo della commission­e

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