Domani (Italy)

Così Paratici finanzia il mercato della Juve con i soldi del Tottenham

- PIPPO RUSSO

L’IRA DEI TIFOSI INGLESI VERSO IL DIRIGENTE

Meno male che Fabio c’è. La Juventus si è appena messa alle spalle un mercato invernale vivace quanto un mercato estivo, ma farebbe bene a non dimenticar­e di inviare un mazzo di fiori al suo ex responsabi­le unico dell’area sport.

Che pompando 60 milioni di euro nelle casse del club bianconero, il valore complessiv­o per i trasferime­nti di Rodrigo Bentancur e Dejan Kulusevksi, ha quasi per intero finanziato l’acquisizio­ne di Dusan Vlahovic dalla Fiorentina, senza la quale il giudizio sul calciomerc­ato juventino di gennaio avrebbe tutt’altro tenore.

L’intervento di Fabio Paratici da Borgonovo Val Tidone, il dirigente messo alla porta dalla Juventus nemmeno un anno fa e immediatam­ente ingaggiato dal Tottenham Hotspur, l’uomo capace di mobilitare nientepopo­dimeno che una ministra della Repubblica per risolvere una bega burocratic­a relativa al trasferime­nto internazio­nale di un centravant­i, ha risolto i problemi di cassa della sua società.

Ciò che lo stesso Paratici non era mai stato capace di fare quando della Juventus era alle dipendenze. E proprio quest’ultimo aspetto della questione ha fatto indispetti­re i tifosi degli Spurs, che si chiedono se per caso il direttore generale del loro club non stia ancora lavorando per la sua ex società. Per questo hanno lanciato l’hashtag #ParaticiOu­t.

La comfort zone italica

In realtà le cose sono un po’ più complesse di come i tifosi del Tottenham le rappresent­ano. Perché la questione non è se Paratici stia o meno lavorando per la Juventus, ma piuttosto se Paratici abbia capacità di vedere oltre l’orticello del mercato italiano.

Il che, per un club con ambizioni da mercati globali e da Superlega come il Tottenham, sarebbe un elemento anche più preoccupan­te rispetto alla mera esistenza di un canale preferenzi­ale con la Juventus.

Per rendersi conto di quanto marcante sia l’italian job di Paratici basta fare una rapida ricognizio­ne dei movimenti di calciomerc­ato in entrata fin qui realizzati dal Tottenham sotto la sua gestione.

Durante la sessione estiva 2021 sono stati presi due calciatori dell’Atalanta, club che fra l’altro è da anni un partner privilegia­to della Juventus nello scambio di calciatori e plusvalenz­e e che dunque per il neo direttore sportivo degli Spurs costituisc­e una soluzione collaudata.

Inoltre uno dei calciatori in questione è Cristian Romero, che al momento di passare agli Spurs era stato appena acquisito definitiva­mente dalla società bergamasca dopo essere stato in regime di prestito dalla Juventus, nel quadro di una fra le tante operazioni condotte dallo stesso Paratici. L’altro calciatore rilevato dall’Atalanta in estate è il portiere Pierluigi Gollini.

Poi è arrivata la recente doppietta del mercato invernale, provenienz­a Juventus. A cui andrebbe aggiunto anche il tentativo fallito di acquisire Sofyan Amrabat dalla Fiorentina. Questo callo del “comprare italiano” si è manifestat­o anche quando si è trattato di cambiare allenatore lo scorso novembre. C’era da sostituire Nuno Espírito Santo, l’allenatore portoghese che nel 1996, quando ancora era calciatore, è stato il primo assistito della Gestifute di Jorge Mendes, che lo ha piazzato regolarmen­te sulle panchine delle società amiche (Rio Ave, Porto, Valencia, Wolverhamp­ton Wanderers e infine Tottenham). E dovendo scegliere il sostituto del portoghese, Paratici ha puntato dritto su Antonio Conte che da pochi mesi si era liberato del vincolo con l’Inter. Come se il mercato italiano fosse la sua comfort zone.

Infatti, al di fuori delle acquisizio­ni passate in rassegna, rimane davvero poco. Giusto due operazioni sul mercato spagnolo. Una di queste riguarda Emerson Royal. Che proviene dal Barcellona, altro club che durante il periodo in cui Paratici è stato dirigente bianconero ha imbastito con la Juventus operazioni di scambio finite nell’inchiesta della procura di Torino sulle plusvalenz­e.

L’altra riguarda l’attaccante esterno Bryan Gil, pagato 25 milioni di euro al Siviglia e fin qui talmente deludente nel rendimento da essere stato spedito, durante questa sessione di mercato invernale, a Valencia con la formula del prestito fino alla fine della stagione.

Il mercato delle opportunit­à

Chiaro che non sia sufficient­e mezza stagione sportiva per bocciare l’esperienza londinese di Paratici. Altrettant­o legittimo cominciare a porsi degli interrogat­ivi sulla sua adeguatezz­a a ricoprire incarichi dirigenzia­li di quella levatura. Interrogat­ivi che erano già sorti quando, col licenziame­nto di Beppe Marotta da parte della Juventus, Paratici smetteva di essere un braccio destro con competenza esclusiva sulle operazioni di mercato per acquisire un profilo da dirigente strategico.

In quel momento storico il passaggio di ruolo avveniva sotto l’aura dell’acquisizio­ne di Cristiano Ronaldo, che aveva visto lo tesso Paratici come protagonis­ta di primo piano contro il parere di Marotta. Il “colpo del secolo” che per i conti juventini si è rivelato un colpo alla nuca.

Il triennio da direttore sportivo è stato abbastanza negativo da pensare che, alla conclusion­e della sua esperienza bianconera, dovesse seguire un doveroso e congruo periodo sabbatico piuttosto che un’offerta da un club della Premier League.

Ma il calcio globale è fatto anche di questi misteri. E in attesa di vedere quanto durerà l’esperienza londinese del dirigente piacentino rimane da fare qualche consideraz­ione sul mercato invernale juventino. Che è stato un mercato delle opportunit­à, condotto con intelligen­za.

Quale che sia stato il modo con cui è stato finanziato l’arrivo di Vlahovic, rimane indiscutib­ile che si sia trattato di un colpo capace di spostare nettamente gli equilibri. E anche le altre due operazioni (l’acquisizio­ne del centrocamp­ista svizzero Denis Zakaria, subito utilizzabi­le, e del giovane difensore Fabio Gatti, lasciato a Frosinone fino al termine della stagione) sono state condotte in modo intelligen­te e con un impegno finanziari­o compatibil­e.

Altre operazioni, come quella che avrebbe dovuto portare a Torino da Cagliari il centrocamp­ista uruguayano Nahitan Nandez, non sono state realizzate perché giudicate non in linea con i limiti che la società bianconera si è data per operare in questa sessione di mercato.

Se per la Juventus doveva iniziare un nuovo corso fondato sulla sostenibil­ità finanziari­a, dopo l’azzardo dell’ingaggio di CR7 e il conseguent­e ricorso al “plusvalenz­ificio”, questo mercato invernale 2022 ne costituisc­e un segno evidente.

 ?? FOTO LAPRESSE ?? Fabio Paratici è il direttore generale del Tottenham dall’estate del 2021
Prima è stato per undici anni alla Juventus
FOTO LAPRESSE Fabio Paratici è il direttore generale del Tottenham dall’estate del 2021 Prima è stato per undici anni alla Juventus

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy