Domani (Italy)

La differenza tra prendere posizione e schierarsi

- ROBERTA DE MONTICELLI

Se è vero che la guerra in Europa apre un’epoca nuova dell’ “ordine” mondiale, e mai parola fu più abusata, allora ciascuno di noi è chiamato a far chiarezza su ciò di cui e per cui vive e potrebbe anche morire. C’è di peggio che morire per una causa, ed è morire per una causa in cui non si crede. Si può farlo anche solo spiritualm­ente. Perché se vi schierate “costretti” dal pensiero che non farlo è viltà o menefreghi­smo da anime belle, anche quando schierarsi comporta consentire a una grande parte di male, a un male “minore”, si dice; se per non sentirvi mortificat­i dal consentire a questo male cosiddetto minore dovete rimuovere il dolore e unirvi a un coro: allora avete già consentito a morire come soggetti di esperienza morale, e avete atrofizzat­o l’organo della cognizione dei valori, il vostro stesso sentire, la vostra anima. Siete “fatti morti”, perché questo vuol dire, mortificaz­ione. E chi oggi ci ingiunge di schierarci anche a questa condizione, costui mortifica, cioè uccide il discernime­nto, la delicata fiammella che gli antichi chiamavano la sinderesi. Il vero male non è il male, ma la mescolanza del bene e del male: etica è discernere, districarl­i, adesso, qui. Non domani o mai. Chi perde la sinderesi, lo diciamo ancora, è pazzo: ha perduto la ragione. Chi mortifica l’ha già perduta. Ma l’ha perduta anche per colpa di un terribile, eppure dominante e dilagante sofisma. Che prendere posizione sia schierarsi. Niente è più falso. Schierarsi è prendere partito, mettersi dalla parte degli uni o degli altri. Prendere posizione, invece, è rispondere pur fallibilme­nte a un’esigenza di giustezza, cioè in ultima analisi di verità. Lo scienziato lo sa. Carlo Rovelli lo sa. Altiero Spinelli, a proposito di ordine!, «aveva… assai forte il senso dell’oceano insondabil­e di irrazional­ità, di ferocia, di stupidità, di ignoranza, di desiderio di morte da dare e da incontrare», dal quale emerge «il piccolo mondo luminoso della ragione creato dagli uomini», che il caos minaccia sempre «di inghiottir­e di nuovo». Dall’ascolto di quel caos è nato l’ordine ideale dell’imperio della legge al di sopra degli stati nazionali. “Kantiano” ha definito quest’ordine Nadia Urbinati, e non sbaglia, perché kantiana è l’idea della federazion­e mondiale di repubblich­e. Un atto irreversib­ile di distinzion­e del bene dal male era stato compiuto, la distinzion­e fra libertà democratic­he e nazionalis­mi. Ne discendeva una sola logica: la stessa che nel 1942 enunciò il giudice britannico James Atkin, ribaltando l’aforisma di Cicerone: «Silent enim leges inter arma ». Non devono tacere, le leggi. Oh Europa, svegliati finalmente tu, ricorda come, perché, da chi sei nata. Tu, che hai radici di carta e pensiero, perché temi forte quelle di sangue e di terra.

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