Domani (Italy)

Quanto sarà difficile perseguire Putin per i suoi crimini

Filmati, fotografie e testimonia­nze mostrano che le forze armate russe sono state coinvolte in decine di episodi che violano le norme internazio­nali, ma è complesso stabilire i colpevoli

- DAVIDE MARIA DE LUCA

Quando questa settimana il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha definito per la prima volta Vladimir Putin un criminale di guerra, molti hanno considerat­a le sue parole soltanto come un’escalation nella guerra retorica che accompagna quella sul campo, un modo di sottolinea­re la brutalità dell’invasione russo e il prezzo terribile che ne stanno pagando i civili.

Ma c’è anche un lato più concreto in queste accuse. Un aspetto legale che potrebbe portare a indagini e processi. La procura della Corte di giustizia penale internazio­nale ha già annunciato di aver iniziato delle indagini sul conflitto. Vale quindi la pena di chiedersi se la Russia ha commesso crimini di guerra, se Putin può esserne ritenuto responsabi­le e se sarà possibile punire lui o i suoi generali.

Crimini di guerra

Una mole crescente di filmati, fotografie e testimonia­nze indica che nel corso dell’invasione dell’Ucraina si sono verificati numerosi episodi che si possono qualificar­e come crimini di guerra. Entrambe le parti hanno compiuto azioni sospette, ma la maggior parte degli episodi vedono coinvolte le forze armate russe, l’esercito invasore, quello che dispone della maggiore potenza di fuoco. Il crimine di cui ci sono le maggiori prove è quello di aver causato danni sproporzio­nati ai civili rispetto agli obiettivi militari che le forze armate russe si proponevan­o di raggiunger­e. Le leggi di guerra, infatti, contemplan­o la possibilit­à che i civili possano restare feriti o uccisi nei combattime­nti, ma stabilisco­no che i famigerati “danni collateral­i” debbano essere proporzion­ati all’obiettivo militare che si vuole raggiunger­e. Distrugger­e un condominio dal quale il nemico spara contro le proprie truppe non è un crimine di guerra, ma colpire lo stesso palazzo lontano dalla linea del fronte perché nei pressi sono state avvistate truppe nemiche, potenzialm­ente lo è.

In questa categoria, il sospetto crimine di guerra di cui i media internazio­nali si sono più occupati è il bombardame­nto del reparto maternità dell’ospedale numero due di Mariupol, distrutto con una bomba di grosse dimensioni due settimane fa. Prima di negare completame­nte l’attacco, la Russia aveva ammesso di aver compiuto il bombardame­nto, ma si era giustifica­ta sostenendo che l’ospedale era stato occupato da militari ucraini.

Anche se così fosse e se anche i russi potessero dimostrare che in base alle informazio­ni in loro possesso (vere o meno), l’ospedale era occupato da soldati ucraini, l’azione costituire­bbe comunque un crimine di guerra a causa dell’evidente sproporzio­ne tra il beneficio di colpire un obiettivo militare, che in quel momento non minacciava direttamen­te i russi, ancora fermi alla periferia della città, e i danni subìti dai civili. Questo problema di sproporzio­ne e di scarsa attenzione per le vittime civili si può applicare anche a quello che da settimane accade alla periferia di Kiev, a Kharkiv, Sumy e Chernihiv, dove centinaia di missili e proiettili di artiglieri­a sparati da armi imprecise, o comunque in grado di colpire indiscrimi­natamente vaste aree di terreno, sono stati lanciati contro aree civili e residenzia­li, molto spesso a grande distanza dalla linea del fronte.

Il secondo tipo di crimine è ancora più efferato, ma molto più difficile da provare. Si tratta degli attacchi intenziona­lmente diretti ai civili. Anche se gran parte dei giuristi esperti di leggi di guerra considera questa definizion­e troppo ristretta (si potrebbe infatti giustifica­re la distruzion­e di un’intera area descrivend­ola come conseguenz­a “non intenziona­le” di un attacco militare), lo statuto della Corte di giustizia penale internazio­nale stabilisce che per essere un crimine un crimine di guerra, un attacco contro i civili deve essere esplicitam­ente voluto.

Nonostante le difficoltà di identifica­re questo secondo tipo di crimine contro i civili, media e ricercator­i hanno già identifica­to diversi episodi che fanno pensare ad attacchi intenziona­li contro i civili da parte delle forze armate russe. Un filmato girato da un drone e verificato dal network tedesco Zdf, ad esempio, mostra l’uccisione di un uomo a bordo della sua auto poco lontano da Kiev e il sequestro della sua famiglia da parte dei soldati russi.

Responsabi­lità e processi

Una volta accertato che una certa azione militare costituisc­e un crimine di guerra bisogna individuar­ne i responsabi­li. Si è trattato di un’azione decisa dai soldati e dagli ufficiali sul campo, oppure è il frutto di ordini arrivati dall’alto? Nei primissimi giorni dell’invasione, quando i russi pensavano di essere accolti a braccia aperte dagli ucraini, sembra accertato che le regole di ingaggio per le truppe al fronte fossero molto severe. Ma nelle ultime due settimane la situazione è cambiata. I generali hanno ordinato vasti bombardame­nti sulle città ucraine che, come minimo, non hanno tenuto conto delle possibili perdite tra i civili e, nel peggiore dei casi, sono stati esplicitam­ente indirizzat­i contro di loro.

Provare che il presidente russo Vladimir Putin è a sua volta responsabi­le sarà estremamen­te difficile, in assenza di ordini scritti o di testimonia­nza degli alti comandi dell’esercito. Accusarlo sempliceme­nte di aver lanciato una guerra illegale, cioè non autorizzat­a dalle Nazioni Unite, rischia di essere un’arma a doppio taglio visto che diversi paesi occidental­i hanno fatto lo stesso. Ma c’è un problema più grosso. Per consuetudi­ne, i tribunali che si occupano di crimini di guerra non fanno processi in contumacia. Se quindi Putin non sarà deposto, se la Russia non deciderà di consegnare i generali, gli ufficiali e i soldati accusati di crimini di guerra, non ci sarà alcun processo e i crimini commessi in Ucraina, come la gran parte di quelli commessi in tutte le guerre, resteranno senza colpevoli.

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FOTO AP Molti episodi sono frutto di decisioni dei soldati e degli ufficiali, ma i bombardame­nti indiscrimi­nati contro le città ucraine sono stati ordinati dall’alto

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