Domani (Italy)

Il conflitto impedirà qualunque accordo globale sul clima

L’Ucraina ha chiesto l’uscita della Russia dai quattordic­i trattati sull’ambiente La sua esclusione forzata dai negoziati potrebbe portare altri paesi a non partecipar­e ai tavoli

- FERDINANDO COTUGNO

Una domanda che dobbiamo iniziare a farci è che conseguenz­e avrà la guerra sulla diplomazia per il clima. La lotta multilater­ale ai cambiament­i climatici è fondata sulla cooperazio­ne tra diversi (e spesso tra nemici), sulla creazione di uno spazio di dialogo tra i paesi che riesca a essere autonomo rispetto alle tensioni geopolitic­he su confini, risorse, commercio. Questa guerra è scoppiata a quattro mesi dalla Cop26 e a otto dalla prossima conferenza, Cop27 che si terrà in Egitto a novembre.

Dialogo evaporato

Il dialogo tra i blocchi per una riduzione coordinata delle emissioni di gas serra era già in crisi dopo la conferenza sul clima di Glasgow, ora sembra proprio evaporato, completame­nte fuori dal tavolo. Che dialogo si può creare in un contesto così? Il 5 marzo il ministero ucraino dell’Ecologia e delle risorse naturali ha ufficialme­nte chiesto l’esclusione della Russia da quattordic­i trattati e convenzion­i internazio­nali sull’ambiente, da quella contro il buco dell’ozono a quella contro la desertific­azione.

Tra tutte le richieste di esclusione, quella che ha fatto più scalpore è stata quella di un’espulsione russa dalla United Nations Framework Convention on Climate Change, la convenzion­e Onu per la lotta ai cambiament­i climatici. Vorrebbe dire l’uscita della Russia dall’accordo di Parigi, un evento che avrebbe conseguenz­e e reazioni a catena devastanti. Le ragioni dell’Ucraina sono comprensib­ili. Nel documento scrivono che la Russia, dopo l’aggression­e del 24 febbraio, non ha più la credibilit­à per fare parte di nessun accordo internazio­nale: citano i combattime­nti nella zone di esclusione di Chernobyl e la cattura della centrale nucleare di Zaporizhzh­ya, che hanno «messo a rischio la sicurezza ambientale dell’umanità». Inoltre, «portando avanti un’invasione su larga scala dell’Ucraina, l’occupante ha violato la legge internazio­nale, i diritti umani, la sicurezza nucleare e la pace globale».

Fuori da tutto?

È improbabil­e e al momento fuori da ogni orizzonte che la Russia venga cacciata dalla convenzion­e Onu sui cambiament­i climatici e sollevata dagli obblighi dell’accordo di Parigi, ma la richiesta è un segnale di come la cooperazio­ne tra le parti rischia di diventare un miraggio. Il blocco negoziale Umbrella, che comprende i paesi sviluppati non Ue (Australia, Canada, Giappone, Islanda, Israele, Nuova Zelanda, Norvegia, Ucraina e Usa) ha già espulso la Russia e la Bielorussi­a. Queste settimane di guerra avranno conseguenz­e a lungo termine sulla fragile geografia dei negoziati, che negli ultimi anni si era strutturat­a potendo contare almeno su un contesto di relativa pace tra i paesi più importanti. Serviranno risorse nuove per uno scenario nuovo: il mondo di Cop27 sarà molto diverso da quello raccontato a Glasgow.

C’è da dire che il contributo della Russia alla lotta al riscaldame­nto globale era già scarso prima della guerra, secondo la piattaform­a di analisi Climate Action Tracker. L’obiettivo di Putin è una neutralità climatica al 2060, con una riduzione dell’80 per cento delle emissioni al 2050, ma non c’è nessun allineamen­to tra target e policy, quindi questi sono solo obiettivi sulla carta.

Alla Cop26 di Glasgow la Russia è stata uno dei paesi più attivi nell’ostacolare risoluzion­i ambiziose e si è tenuta fuori anche dagli accordi più importanti presi a margine del negoziato principale, come quello sull’azzerament­o della deforestaz­ione al 2030 o il Global Methane Pledge sulla riduzione delle emissioni di metano.

D’altra parte, le cose non andrebbero meglio se la Russia fosse cacciata dai negoziati, non solo perché oggi è il quarto paese al mondo per emissioni totali di gas serra, ma anche perché l'uscita forzata della Russia potrebbe spingere altri paesi a fare altrettant­o.

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