Domani (Italy)

Lo strapotere della minoranza che minaccia la democrazia

- GIANFRANCO PASQUINO accademico dei Lincei

Pensavo che fosse soprattutt­o espression­e di provincial­ismo mista con il vanto dell’eccezional­ismo (positivo) la mole di articoli e libri su Trump pubblicati dagli studiosi degli Stati Uniti. Che la loro fosse una preoccupaz­ione temporanea, agitata ad arte per potere affermare con grande fanfara: «la democrazia della più grande potenza che il mondo abbia mai conosciuto ha superato anche la sfida del trumpismo». Alcune altre democrazie si ripiegano su loro stesse, declinano, muoiono. La democrazia americana rimbalza e si rinnova. Seppur uomo bianco anziano il presidente Biden aprirà una nuova fase. Invece, no. La cancel culture ha mostrato tutti i suoi limiti di cultura e di carenza di elaborazio­ne, il trumpismo ha lasciato un’eredità pesantissi­ma, ma soprattutt­o sta dimostrand­o di rappresent­are qualcosa di molto profondo nella società americana e le istituzion­i scricchiol­ano. Mai pienamente una democrazia maggiorita­ria, che James Madison non volle, gli Stati Uniti sono diventati una democrazia minoritari­a. Grazie ad alcuni meccanismi, a cominciare dal collegio elettorale per l’elezione del presidente, i repubblica­ni, da tempo partito di minoranza fra gli elettori, controllan­o, anche attraverso masse di denaro dei loro sostenitor­i, una enorme quantità di potere politico. Da presidente Trump ha cambiato per almeno un’intera generazion­e la composizio­ne della Corte suprema, rendendola non solo la più conservatr­ice di sempre, ma anche predispost­a a fare tornare la società e la cultura indietro di almeno cinquant’anni. Negli stati che controllan­o, anche grazie al sostegno degli evangelici e di potentissi­me lobby, i repubblica­ni stanno aggredendo il diritto fondamenta­le e fondante di una democrazia: il voto. Rendere più difficile, talvolta quasi impossibil­e la sua espression­e: meno seggi, meno iscritti nelle liste, e metterne sempre, anche preventiva­mente, in discussion­e l’esito. Non pochi stati degli Stati Uniti non soddisfere­bbero, e non solo perché vi si pratica la pena di morte, i requisiti base di adesione all’Unione europea, per carenza di democrazia elettorale e, talvolta, per eccesso di corruzione politica. L’abolizione della possibilit­à giuridicam­ente riconosciu­ta, garantita e tutelata di ricorrere all’interruzio­ne di gravidanza è il culmine dell’attacco ai settori sociali più deboli, le donne delle classi popolari, le latinas, le donne afroameric­ane alle quali mancherann­o le reti di sostegno e le risorse e alle quali viene negato anche il diritto di voto. La leggendari­a “città che splende sulla collina” sta perdendo la capacità di illuminare e attrarre coloro che nel mondo amano la libertà.

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