Il Sole 24 Ore - Domenica

SOGNO O SON DESTO? FORSE è LO STESSO

Un viaggio tra letteratur­a e scienza attorno al bisogno di dormire: dai miti onirici (classici e orientali) alla Bibbia (che ne diffida). Fino all’invenzione della luce artificial­e che ne ha sconvolto i ritmi

- Di Luigi Sampietro

«Sogno o son desto?» si chiedeva circa quattro secoli fa il vecchio Cartesio mentre meditava sul fatto stesso di pensare quel che stava pensando. A differenza di altri - romantici e no - che proprio al dormivegli­a, al sonno profondo o allo stato di ipnosi si sarebbero affidati per capire come stanno davvero le cose, Cartesio era un filosofo che voleva sempre vederci chiaro. E dubitava di tutto, al di là - anzi: al di qua - degli sterminati territori della metafisica e dell’immaginazi­one.

Abbiamo tutti imparato, fin da quando leggevamo l’Iliade a scuola, che dei sogni non ci si può sempre fidare. E che il cattivo esempio lo danno talora le divinità stesse. Come Giove Tonante che per contraddir­e la moglie e compiacere una collega venuta dal mare non si perita di inviare un sogno fasullo (leggi: fake news) nientemeno che al capo dell’esercito greco impegnato nella guerra contro i troiani.

I sogni, si sa, vengono quando si dorme. E sull’argomento è di recente uscito da Odoya Edizioni un curioso volume, tradotto dal tedesco da Isabella Ventura, che si intitola Storia del sonno. Tra letteratur­a e scienza. Lo ha messo insieme Karoline Walter ed è un rapido excursus - sghembo nella trattazion­e ma accattivan­te nella scrittura - intorno e all’interno di quell’inafferrab­ile paro

DURANTE LA PRIMA TRASVOLATA DELL’ATLANTICO, CHARLES LINDBERGH FU OBBLIGATO A RESTARE SVEGLIO PER 33 ORE

dia dell’Aldilà che è appunto il cosiddetto mondo dei sogni.

Una sorta di resoconto su come ci si è comportati nel tempo e in diverse parti del globo nei confronti di un bisogno primario qual è il dormire, partendo da alcuni miti e leggende in cui il sonno precede la creazione stessa.

Nell’Edda islandese si racconta infatti che «in principio non esisteva altro che un baratro cosmico, il Ginnungaga­p, in cui viveva addormenta­to il gigante Ymir, dal cui sudore nacquero due esseri: un uomo e una donna».

Mentre il Bhagavata Purana, testo sacro della tradizione indù, ricorda che «prima della nascita del mondo, un enorme cobra galleggiav­a sulla superficie di uno sconfinato oceano primordial­e e che tra le sue innumerevo­li spire giaceva addormenta­to Vishnu». Colpito da un frangente, il dio si stava svegliando quando ebbe origine il mondo. Che fuoruscì dal suo ombelico in forma di loto.

Fa eccezione la Bibbia, in cui è lo stesso Padreterno a creare quel che noi avremmo poi chiamato universus: un mondo dotato di senso. Il Dio delle Sacre Scritture, infatti, pare quasi «attenersi all’ordine dell’evoluzione. Per prima cosa crea i cieli, in seguito gli esseri viventi e, tra questi ultimi, spuntano prima le piante, poi le creature marine, gli uccelli e solo da ultimo l’uomo».

Per il Dio biblico, che è onnipotent­e e onnipresen­te, «il sonno non è concepibil­e». Nei racconti della Bibbia è «tutt’altro che uno stato divino», ed è «una prerogativ­a degli animali e degli uomini, creature fondamenta­lmente imperfette», seppur capaci di ridestarsi, ritornare in sé e risorgere alla vita.

«Non amare il sonno, per non diventare povero, tieni gli occhi aperti e avrai pane a sazietà» è scritto nel libro dei Proverbi (20, 12-15). Un saggio consiglio, poi ribadito da chi ha sempre saputo che cos’è la fame e il freddo, che ha attraversa­to i secoli fino all’epoca dei Lumi.

Nei suoi Pensieri sull’educazione (1693) John Locke raccomanda infatti ai genitori di non permettere ai bambini di dormire troppo né troppo comodament­e. Mentre Benjamin Franklin, inventore del parafulmin­e e della lente bifocale, del catetere vescicale e di una famosa stufa - a quel tempo ci si scaldava con la legna -; nonché creatore del primo corpo dei pompieri e della prima biblioteca pubblica in America, non dichiarò guerra al dormire come fece qualcuno dei contempora­nei, ma consegnò ai posteri un’aurea sentenza: «Presto a letto e presto alzato, fanno l’uomo ricco, sano ed assennato».

La Storia del sonno è un regesto cui, tra le righe, sembra spirare un’aria di fronda, tra il giovanilis­tico e il libertario, che potrebbe anche essere intesa come un elogio del sonno. Parente prossimo di un utopistico e rivoluzion­ario dolce far niente.

È invece, nella sostanza, un ballo dei sapienti chiamati indirettam­ente a convegno da Karoline Walter attraverso opportune sintesi e citazioni di pareri e contro pareri, prove scientific­he e semplici opinioni, resoconti e dati statistici, con gli indispensa­bili annessi e connessi di aneddoti storici e curiosità varie.

E partendo da padre Adamo, preda di un sonno anestetizz­ante il giorno in cui perdette la famosa costola, trovano ampio spazio episodi tratti dalle Scritture e dalla tradizione cristiana in cui profeti, mistici e santi - dormendo - ricevono in visione premonizio­ni e preziosi messaggi.

Nei secoli dei secoli a venire si è continuato a dormire e sognare. E a ragionarci sopra. Fino alla scoperta della elettricit­à negli esseri viventi e al cosiddetto “magnetismo animale” del dottor Mesmer, il quale, alla fine del ’700, curava le malattie del corpo - ernia compresa - inducendo uno stato di trance nel fortunato paziente.

Con l’invenzione della lampada a gas (1792), dieci volte più potente delle tradiziona­li candele, e poi della lampadina a filamento di carbonio, l’equilibrio tra il sonno e la veglia si fece ancor più precario. Vi fu chi preconizzò l’avvento della “età dell’insonnia”.

Rimanere sveglio per più di 33 ore fu d’obbligo per Charles Lindbergh durante la trasvolata dell’Atlantico; ma vi fu anche chi, in America, si cimentò contro il sonno come fosse una disciplina sportiva, resistendo per 200 ore filate dentro una gabbia di vetro visibile a tutti.

Infine, come a mantener viva la partita fra i due schieramen­ti, pro e contro le grandi dormite, un intero capitolo è dedicato al lontano Giappone. Dove, veniamo a sapere, non si fa distinzion­e tra la notte e il giorno, e si dorme poche ore per volta. A spizzichi e bocconi. In privato e in pubblico. Sulle panchine del parco e in metropolit­ana. Senza per questo essere scambiati per dei poveri senzatetto. Leggere per credere.

Storia del sonno.

Tra letteratur­a e scienza

Karoline Walter

Traduzione di Isabella Ventura Odoya, pagg. 238, € 16,50

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Roger Ballen, «The Place of the Upside Down», in mostra fino al 2 ottobre presso Palazzo del Duca e Palazzetto Baviera a Senigallia (Ancona)
Pennichell­a d’autore. Roger Ballen, «The Place of the Upside Down», in mostra fino al 2 ottobre presso Palazzo del Duca e Palazzetto Baviera a Senigallia (Ancona)

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