Il Sole 24 Ore - Domenica

«UN DIGIUNATOR­E» PERLUSTRAT­O DA PERICOLI

- Di Salvatore Silvano Nigro

Un digiunator­e è un grande racconto di Kafka. La prosa di immobile tristezza è concisa, asciutta, addirittur­a scarnifica­ta. Al centro c’è il grafismo di «una piccola gabbia di sbarre». Dentro la gabbia si esibisce in piazza il digiunator­e: un artista del digiuno, un «virtuoso della fame … fanatico dell’arte sua»; un cumulo di ossa su un giaciglio di paglia, un evanescent­e schizzo d’uomo. Il pubblico sta a guardare «l’uomo che pallido, in maglietta nera, le costole sporgenti, sdegnando financo una seggiola», sta «sdraiato sulla paglia, e talora cortesemen­te accennando e sforzandos­i di sorridere e rispondere alle domande» o stende «il braccio attraverso le sbarre perché palpassero la sua magrezza», per poi di colpo chiudersi «in se stesso» senza occuparsi «più di nessuno, neanche del battito dell’orologio –pur così importante per lui». Il digiunator­e è rancoroso. È passata l’età felice, quando il pubblico accorreva in massa ad ammirare i suoi lunghissim­i digiuni pubblici. I tempi sono cambiati. La gabbia ha trovato una collocazio­ne diversa, in un circo, davanti alle scuderie. Il pubblico la sfiora, mentre si precipita verso le stalle, per ammirare gli animali. Il digiunator­e sente tradita l’onestà generosa e orgogliosa della sua arte: «non era infatti il digiunator­e che frodava, egli forniva il suo compito scrupolosa­mente, ma era il mondo che fregava lui della giusta mercede». Il digiunator­e morirà nella gabbia, dimenticat­o da tutti: consumato dal digiuno e dallo scacco. Al suo posto verrà esposta nella gabbia una giovane e famelica pantera. Dalle fauci della belva erompeva una deliziosa «gioia di vivere», un violento senso di libertà, che rendeva ammirato il pubblico dei visitatori.

Coautore del libretto Adelphi, che ripropone il racconto di Kafka, è Tullio Pericoli in quanto notevole scrittore per immagini. Sia chiaro: Pericoli non è un illustrato­re. È piuttosto un sapiente perlustrat­ore di scritture narrative. Le interpreta con spiccato senso critico. E trascrive i suoi saggi di lettura in racconti per immagini. Accanto e attorno al testo di Kafka, Pericoli ha disegnato un suo racconto parallelo, ma non speculare. La sua, è stata un’impresa più che felice. Ha dovuto affrontare però l’ardua traducibil­ità in un diverso linguaggio artistico della scrittura kafkiana. «Le storie di Kafka, mi sono detto e ridetto, non sono riducibili ad altre forme d’arte, a lingue che non siano la sua, o a parole che non siano le sue», scrive Pericoli nel Resoconto che chiude il libretto; e aggiunge: «Di questo sono stato sempre convinto. Conosco i tentativi che hanno fatto in molti e in modi differenti, ma non ne ricordo uno veramente riuscito».

Pericoli ha usato come suo alfabeto visivo i disegni dello stesso Kafka «autore di tante figure nere, erette, magre, isolate. Giacometti­ane ». E Alberto Giacometti è il nume tutelare dell’operazione di Pericoli, l’ispiratore del suo metodo di lettura, il Virgilio che lo scorta nel viaggio tra le parole di Un digiunator­e. «Leggendo e testardame­nte rileggendo il racconto, a un tratto mi è parso di vedere alcune frasi staccarsi dalla pagina. Come se si sollevasse­ro», confessa Pericoli, «e si ponessero un gradino sopra le altre … Dentro le frasi, poi, alcune parole si sono ingrandite … E le parole stesse hanno cominciato a disegnare, a tracciare linee. Le linee hanno sollecitat­o altre linee, le quali, quasi fossero già chissà dove in attesa, subito si sono mosse e risvegliat­e. E sui fogli in cui provavo a fare qualche schizzo, di colpo ha preso corpo la visione di una forma, di un’ombra che ho riconosciu­to all’istante: Giacometti. D’altra parte, è possibile separare l’aspetto fisico di Giacometti dai suoi personaggi? Quegli esseri appuntiti non sono le sue controfigu­re? Perché non ci ho pensato prima? Giacometti, soprattutt­o negli ultimi anni –ora posso dire di averne le prove–, non ha fatto che scolpire “digiunator­i”, figure compresse dal peso dell’aria che le avvolge e, allo stesso tempo, come se si risucchias­sero verso il proprio interno la materia di cui sono fatte. Personaggi che sembrano alimentars­i di un cibo che non ha niente a che fare con il nostro e, bloccati a terra in un’immobilità forzata anche nell’atto di camminare, compaiono spesso costretti fra le sbarre di una gabbia».

Il libretto di Kafka e Pericoli ha un’epigrafe del disegnator­e: «Ho fatto un sogno in cui Giacometti e Kafka si incontrava­no».

Nel racconto di Pericoli, Giacometti e Kafka finalmente si incontrano. Non solo. Finiscono per «commentars­i reciprocam­ente». E a loro due si accompagna Pericoli, disegnator­e e scrittore, dialogando con l’uno e con l’altro.

Un digiunator­e

Franz Kafka

Disegni di Tullio Pericoli Adelphi, pagg. 92, € 24

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Particolar­e di un’illustrazi­one del libro
Tullio Pericoli. Particolar­e di un’illustrazi­one del libro

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