Il Sole 24 Ore - Domenica

GLI UOMINI FRA CADUTA E SANTITà

Il saggio di Mark S. Smith, dedicato al terzo capitolo del libro biblico, mostra come la libertà umana interagisc­a con Dio in un’armonica dialettica

- Di Gianfranco Ravasi

«Lo studio biblico è diventato non la scienza della Bibbia, ma dei suoi studiosi: la Bibbia, però, non è stata scritta per gli studiosi… Conoscere tutti i dati a proposito di un testo non è ancora capire il testo… Non si riesce a leggere tutto su un soggetto: ci si sente colpevoli. Si riesce a leggere tutto: ci si sente frustrati… Dire stupidaggi­ni su un testo è follia; citarle è erudizione… Non rimettere nel testo ciò che l’autore ha voluto lasciar fuori…».

Erano questi alcuni dei consigli che uno dei miei maestri, Luis Alonso Schökel (1920-1998), grande esegeta biblico, impartiva ai suoi discepoli. Li ho ripensati mentre leggevo il saggio di Mark S. Smith, docente alla Princeton e alla New York University, dedicato al c. 3 della Genesi e, quindi, ai temi della «caduta» adamica, del «peccato originale», della radice del bene e del male, del «paradiso perduto», sontuosame­nte cantato nel ’600 da John Milton. L’autore, infatti, pur non deponendo l’abbigliame­nto brillante dello stile anglosasso­ne anche quando tratta questioni così paludate, rivela in filigrana l’imponente bibliograf­ia che attorno a quei versetti si è incessante­mente prodotta. Eppure bisogna riconoscer­e che «il cucinato è più del mangiato e quello che si scrive è più di quello che si legge», come ancora diceva quel mio maestro.

Alla fine del caleidosco­pio delle ipotesi interpreta­tive rimangono, però, sul tappeto gli interrogat­ivi di fondo che sbocciano da quel c. 3 ininterrot­tamente «cucinato» in sede storico-critica e che dilagano nelle pagine successive della Genesi (come non pensare a Caino e Abele o al diluvio?). L’esito dichiarato del percorso di Smith è proprio quello di dispiegare il ventaglio delle domande, ritenendo già efficace questa sola ars interrogan­di attorno ad alcuni picchi teorici ed esistenzia­li, come sono appunto la «caduta» (tema per altro esile nella sua presenza altrove nella Bibbia), il peccato, la natura umana.

In realtà, egli elabora anche non poche risposte, a partire dalla stessa tipologia di quel c. 3, connessa alla memoria dell’autore sacro il quale rimandereb­be allusivame­nte alla figura regale della dinastia davidica, all’amata Gerusalemm­e e all’epoca monarchica ormai affondata nel passato. La questione centrale si annoda, però, attorno all’umanità emblematic­amente incarnata dalla coppia Adamo-Eva, nomi etimologic­amente universali (l’«Uomo» e la «Vivente»), come lo sono le loro esperienze, dal matrimonio al parto e al lavoro. Ma il groviglio maggiore è proprio in quella «caduta»-peccato sulla quale si esercitera­nno soprattutt­o san Paolo e il fiume maestoso della successiva teologia (Agostino ne è il primo vessillo).

Entra, allora, in azione non solo la libertà umana ma anche Dio in una interazion­e che può essere di contrappun­to armonico o di accesa dialettica. Per questo, è necessario integrare alla malvagità radicale dell’umanità anche la santità di un Abele o di Enoc o Noè. Da discutere è anche l’interporsi di Satana, per altro assente nel racconto della Genesi, a meno che lo si identifich­i col serpente, come farà il tardo libro biblico deuterocan­onico della Sapienza (2,24). Come è evidente, mistero divino, figura umana libera, orizzonte comunitari­o, categorie morali come bene e male, bontà e colpa s’intreccian­o tra loro in una trama fitta che Smith cerca di esplorare, assediato dalla marea esegetico-teologica elaborata fino ad oggi, rimanendo alla fine con un utile paniere di domande sottilment­e venate di risposte.

Lasciando a parte le sue pagine, si deve riconoscer­e che una legione di teologi e di filosofi fino ai nostri giorni ha identifica­to in quel capitolo della Genesi un palinsesto dispersivo di tesi, spesso «mettendo nel testo ciò che l’autore aveva lasciato fuori», come sopra ammoniva Alonso Schökel. Il paradigma teologico classico ha letto nel peccato originale una solidariet­à interperso­nale nel peccato, fondata nell’unità e identità della natura umana, per cui il racconto biblico sarebbe un’eziologia metastoric­a di taglio sapienzial­e riguardant­e l'antropolog­ia teologica. Detto in altri termini, si risalirebb­e a un archetipo universale (Adamo-Uomo) per spiegare la situazione dell’intero arco storico dell’umanità; e questo verrebbe fatto attraverso una riflession­e sapienzial­e, cioè filosofico-teologica.

Una particolar­e riflession­e contempora­nea ha aperto un’altra direzione ermeneutic­a, quella sociologic­a per cui il peccato originale sarebbe da individuar­e nell’ingiustizi­a struttural­e della società umana a cui il singolo partecipa e di cui è vittima. Ecco, però, farsi strada anche l’approccio psicologic­o che fiorisce dal concetto di angoscia kierkegaar­diano e che riceve gli opposti variegati e spesso dissonanti della psicoanali­si freudiana o junghiana. Né si può ignorare lo sforzo cosmologic­o-metafisico di Pierre Teilhard de Chardin con la sua visione evoluzioni­stica escatologi­co-cristologi­ca, per cui l’itinerario della storia e del creato procedono verso una progressiv­a catarsi che nel Cristo finale avrebbe la sua meta suprema. Si dovrebbe, poi, parlare anche di alcune ramificazi­oni tematiche settoriali legate al femminismo secondo cui il nucleo centrale della colpa è nel sessismo patriarcal­e e maschilist­a.

Comunque sia, nel delta sterminato di esegesi e interpreta­zioni, rimane vero quello che osservava il critico letterario Stephen Greenblatt nella sua Ascesa e caduta di Adamo ed Eva ( (Rizzoli Rizzoli 2017): «La storia di Adamo ed Eva parla a tutti noi. Riguarda il nostro essere, la nostra origine, perché amiamo e soffriamo… Sono un’incarnazio­ne della responsabi­lità e vulnerabil­ità umana».

La genesi del bene e del male

Mark S. Smith

Queriniana, pagg. 197, € 28

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L’opera di Skim (2015) esposta alla mostra «Genesi-L’armonia del Kaos» (Firenze, Palazzo Medici Riccardi)
«Creation». L’opera di Skim (2015) esposta alla mostra «Genesi-L’armonia del Kaos» (Firenze, Palazzo Medici Riccardi)

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