Viag­gio in In­dia

È na­ta in In­ghil­ter­ra ma ha scel­to di tor­na­re al­le ori­gi­ni. Bhar­ti Kher vi­ve a De­lhi e at­tin­ge dal­la tra­di­zio­ne per crea­re le sue ope­re espo­ste in tut­to il mon­do

ELLE (Italy) - - Arte - Di PIA CA­PEL­LI

Bhar­ti Kher, na­ta in In­ghil­ter­ra nel 1969 da fa­mi­glia in­dia­na, ha scel­to a ven­ti­tré an­ni di la­sciar­si Lon­dra al­le spal­le e spo­star­si in In­dia, do­ve si è tro­va­ta a me­tà tra due cul­tu­re. Nel 2006 ha ini­zia­to a espor­re in­ter­na­zio­nal­men­te il suo la­vo­ro, che at­tin­ge da mol­ti sim­bo­li del­la tra­di­zio­ne in­dia­na. Og­gi oc­cu­pa uno stu­dio su tre pia­ni a De­lhi ed è con­si­de­ra­ta la più emi­nen­te ar­ti­sta in­dia­na contemporanea. Il 24 apri­le è in Ita­lia per un talk in­ti­to­la­to “The Sum of All Parts”, al Mu­seo del­la Scien­za e del­la Tec­no­lo­gia di Milano (mu­seo­scien­za.org, gluck50.com).

Qual è la for­za che spin­ge la sua ar­te?

Mi pia­ce crea­re co­se. Amo fa­re ar­te con le mie ma­ni, di­se­gna­re e di­pin­ge­re e scol­pi­re: è tut­to lì.

Di co­sa è più orgogliosa, co­me ar­ti­sta e co­me don­na?

Del fat­to che va­do avan­ti un pas­so per vol­ta, ve­nen­do in stu­dio ogni gior­no. E di es­se­re riu­sci­ta a fa­re, lun­go il mio per­cor­so, an­che due me­ra­vi­glio­si bam­bi­ni.

C’è sta­to un mo­men­to di il­lu­mi­na­zio­ne in cui ha ca­pi­to che sa­reb­be di­ven­ta­ta un’ar­ti­sta?

Sì, da gio­va­nis­si­ma, a scuo­la, nel­la art room, il la­bo­ra­to­rio di ar­te. Era il po­sto do­ve mi sen­ti­vo più a ca­sa.

Pen­sa esi­sta una dif­fe­ren­za tra lo sguar­do ma­schi­le e lo sguar­do fem­mi­ni­le nell’ar­te?

Sì. Ma pen­so an­che che cer­ca­re di de­scri­ver­la sia co­me spie­ga­re le con­trad­di­zio­ni dell’uni­ver­so: non si può. È sem­pli­ce­men­te co­sì.

Qua­li so­no i po­sti do­ve va in cer­ca di ispi­ra­zio­ne, tra De­lhi e il re­sto del mon­do?

I mu­sei, il mio stu­dio, e poi ca­sa mia, tra i miei li­bri.

Ha vis­su­to in In­ghil­ter­ra e poi ha scel­to l’in­dia. No­ta una dif­fe­ren­za nel­la con­si­de­ra­zio­ne di cui go­do­no le don­ne ar­ti­ste tra Est e Ove­st del mon­do?

L’oc­ci­den­te non può van­tar­si di primati par­ti­co­la­ri, te­mo. Gli ar­ti­sti, per la na­tu­ra del­la lo­ro scel­ta, si col­lo­ca­no co­mun­que al di fuo­ri del­le ge­rar­chie tra­di­zio­na­li. La que­stio­ne è am­pia e non ha tan­to a che fa­re con la di­co­to­mia Ea­st/ove­st o ma­schio/femmina. È più un pro­ble­ma di po­te­re.

Qua­li don­ne so­no sta­te più di ispi­ra­zio­ne per la sua ar­te?

Io ho un sen­so di gran­de so­rel­lan­za. Ho sem­pre guar­da­to al la­vo­ro del­le don­ne, fin da ra­gaz­za, e so­no fe­li­ce di ve­de­re che og­gi ci so­no tan­te gran­di ar­ti­ste al mon­do. E che mol­te di lo­ro so­no in­dia­ne.

Bhar­ti Kher e una sua ope­ra.

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