RA­GAZ­ZE ELET­TRI­CHE

SI PUÒ ES­SE­RE FEMMINISTE E FASHIONISTE? SÌ. PER MOL­TE DI NOI SCE­GLIE­RE L’OUT­FIT GIU­STO È UN MO­DO PER ESPRI­ME­RE NOI STES­SE

ELLE (Italy) - - Sommario - di Loui­se O’neill

Nel 2016 so­no ve­nu­ta in Ita­lia per pro­muo­ve­re So­lo per sem­pre tua, un ro­man­zo di­sto­pi­co in cui le don­ne ven­go­no al­le­va­te nel cul­to del­la bel­lez­za. Tra le do­man­de ri­cor­ren­ti c’era quel­la sul mio aspet­to. Co­sa po­te­vo di­re al­le ra­gaz­ze ita­lia­ne, con­vin­te che se sei fem­mi­ni­sta non puoi ama­re la mo­da? Qual era il mio mes­sag­gio per le don­ne che pen­sa­va­no che le femministe deb­ba­no es­se­re brut­te? Quel­le do­man­de mi stu­pi­va­no. Nes­su­no me l’ave­va chie­sto in Ir­lan­da (pen­so aves­se­ro trop­pa pau­ra di me per pro­var­ci!). La ve­ri­tà è che ho sem­pre ama­to i bei ve­sti­ti. Un’al­tra ve­ri­tà è che la man­can­za di sfu­ma­tu­re mi ir­ri­ta. D’ac­cor­do, l’in­du­stria del­la mo­da ha di­ver­se que­stio­ni aper­te sui te­mi dell’in­clu­sio­ne o dell’et­nia. D’ac­cor­do; la ma­grez­za estre­ma elet­ta a fe­tic­cio è un pro­ble­ma. Pe­rò la mo­da è an­che una for­ma d’ar­te che me­ri­ta ri­spet­to, e un gi­ro d’af­fa­ri mul­ti­mi­lio­na­rio che dà la­vo­ro a un ma­re di don­ne. Am­met­tia­mo pu­re che la pres­sio­ne eser­ci­ta­ta sul­le don­ne af­fin­ché cer­chi­no di ri­spet­ta­re certi stan­dard di bel­lez­za pos­sa dan­neg­giar­ne la sa­lu­te men­ta­le. Al­lo stes­so tem­po, va am­mes­so che per mol­te truc­car­si o sce­glie­re l’out­fit giu­sto è un at­to per espri­me­re se stes­se. Tro­vo mol­to ses­si­sta il mo­do in cui le co­se del­le don­ne – mo­da, let­te­ra­tu­ra fem­mi­ni­le, com­me­die ro­man­ti­che – ven­go­no li­qui­da­te co­me su­per­fi­cia­li. Ma an­co­ra più in­si­dio­so è lo ste­reo­ti­po per cui le femministe so­no brut­te. Se pas­sa que­sto mes­sag­gio, l’uni­co mo­ti­vo per cui a una don­na può ve­ni­re vo­glia di dir­si fem­mi­ni­sta è che è trop­po po­co at­traen­te per “tro­var­si un uo­mo”. Chi di­ce che le femministe so­no brut­te lo fa per fe­ri­re. Ed è con­vin­to che il peg­gio­re in­sul­to che si pos­sa ri­vol­ge­re a una don­na sia dir­le «Sei brut­ta». Mol­te di noi so­no sta­te edu­ca­te a cre­de­re che il va­lo­re di un es­se­re uma­no sia di­ret­ta­men­te cor­re­la­to al suo aspet­to fi­si­co, il che può ri­ve­lar­si de­va­stan­te. Un’al­tra co­sa che cer­ca­no di far­ci cre­de­re è che se sei fem­mi­ni­sta non puoi es­se­re fem­mi­ni­le. Ov­via­men­te il fem­mi­ni­smo non ha nien­te a che ve­de­re con l’aspet­to fi­si­co. Al fem­mi­ni­smo non fre­ga nul­la se sie­te at­traen­ti (se­con­do gli stan­dard) o no, se sa­pe­te trac­cia­re una li­nea per­fet­ta con l’eye­li­ner o gi­ra­te struc­ca­te dal gior­no in cui sie­te na­te. Il fem­mi­ni­smo ha a che ve­de­re con le scel­te. Con la li­ber­tà. Con la giu­sti­zia. Non c’è nien­te di non fem­mi­ni­le nel de­si­de­ra­re uno sti­pen­dio pa­ri a quel­lo di un col­le­ga ma­schio. Né nel de­si­de­ra­re la fi­ne del­le vio­len­ze ses­sua­li o de­gli abu­si do­me­sti­ci. O nel so­gna­re un mon­do in cui le vit­ti­me si sen­ta­no li­be­re di rac­con­ta­re la pro­pria sto­ria sen­za pau­ra che qual­cu­no le bia­si­mi. Se sei una don­na (o un uo­mo) che cre­de nel­la pa­ri­tà di di­rit­ti per tut­ti, in­di­pen­den­te­men­te dal ge­ne­re, al­lo­ra con­gra­tu­la­zio­ni. Sei fem­mi­ni­sta.

LOUI­SE O’NEILL SCRITTRICE, 33 AN­NI, HA PUB­BLI­CA­TO SO­LO PER SEM­PRE TUA E TE LA SEI CERCATA (HOTSPOT).

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