ELLE (Italy)

SARAH MAJ

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Galeotto fu il cappotto. Lo aveva disegnato per il suo matrimonio con un italiano conosciuto a Marrakech, dov'era nata. Lui era tour operator, lei una collega. Sarah Maj si sposa e il giorno dopo il telefono è rovente. Le invitate la cercano, vogliono quel cappotto marocchino che lei ha rivisitato per salire all’altare: un po’ meno bianco, ovvio, ma proprio quello. Le accontenta. Poi disegna anche un vestito, poi un golfino. Crea una collezione. A Marrakech apre due showroom e dopo poco un'altro, a Parigi. È il 2010, diventa fashion designer e da allora i percorsi della sua vita hanno una trama simile ai ricami della tradizione marocchina. «Ho trascorso ogni estate della mia infanzia a cucire, con la nonna. Crescendo ho scelto di lavorare nel turismo, ma il mondo della moda mi ha aspettato. Quel che ho realizzato è una sartoria moderna: si sceglie un capo e si rifà, modellato sulla persona. Inclusi tessuto e dettagli, a crearlo ci pensano le sarte di Marrakech. In Italia ho sempre comprato stoffe dalle più grandi aziende, da Loro Piana a Zegna, da Max Mara ad Agnona, mentre in Marocco facevo scorte di sabra, una seta vegetale ricavata dall’agave, lì presente nelle zone aride: ha colori accesi e sfumature uniche», racconta. Nasce così un brand sostenibil­e che ricicla il meglio dei tessuti di fine pezza. Senza mai stamparne o crearne altri, Sarah sceglie solo i tagli migliori e aggiunge un tocco esotico. A conferirlo sono le mani di alcune marocchine che vivono in un villaggio vicino a Marrakech e cuciono in casa. Lavorare la sabra le ha rese libere: «Alcune lo fanno di nascosto dal marito per avere qualche entrata personale e per i figli», spiega. «Fino a un anno e mezzo fa ho continuato a far base nella mia città, venivo in Italia una volta al mese. Poi abbiamo deciso di fare il contrario, perché volevo che i miei figli studiasser­o qui. Ci siamo trasferiti a Milano e ho aperto una boutique», aggiunge Sarah, oggi 35 anni, mamma di due bimbi e titolare di un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Porta il suo nome ed è in via Vigevano 15. Dal soffitto pendono lampade realizzate a mano, in giro si alternano abiti senza stagione, borse, collane, anelli. Oltre agli immancabil­i cappotti lunghi e larghi e i golfini di cachemire che fa realizzare, stavolta, dalle donne di Ameno sul lago d’orta. «Da sempre non amo seguire le stagioni. Produciamo i capi direttamen­te e ognuno ha caratteris­tiche uniche. In genere nessun pezzo viene mai replicato più di dieci volte». www.sarahmaj.shop.

ROSSANA CAMPISI

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