Sto­ria di un trion­fo an­nun­cia­to, ma sor­pren­den­te per co­me è ar­ri­va­to...

Gazzetta Regionale - - GIOVANISSIMI FASCIA B ELITE - di Ga­brie­le PIASTRA

Yin e Yang. Pren­dia­mo que­sto con­cet­to e ap­pli­chia­mo­lo al­la fi­na­lis­si­ma del tor­neo Giovanissimi Fa­scia B Elite. At­ten­zio­ne a non frain­ten­de­re: di equi­li­brio, di iso­me­trie non si può pro­prio par­la­re, al­la lu­ce di quan­to ac­ca­du­to. Ma di op­po­si­zio­ne in­ve­ce sì. L'Ur­be­te­ve­re era la mi­glior ri­va­le che la Ro­ma po­tes­se in­con­tra­re (lo ha det­to il per­cor­so nei play off, lo ha det­to il cam­pio­na­to: è sta­ta lei l'uni­ca ad aver scon­fit­to i gial­lo­ros­si) e la Ro­ma l'ha schiac­cia­ta. Con tut­to il ri­spet­to, na­tu­ral­men­te, per dei ra­gaz­zi ta­len­tuo­si, per un mi­ster as­so­lu­ta­men­te vin­cen­te e, na­tu­ral­men­te, per un club che ogni an­no stu­pi­sce e fa par­la­re di sé e del­la bon­tà del­le sue ro­se. La Ro­ma, lo Yin, è riu­sci­ta a pre­va­ri­ca­re pre­po­ten­te­men­te sull'Ur­be­te­ve­re, lo Yang, ro­ve­scian­do­lo e fran­tu­man­do il ti­pi­co ste­reo­ti­po da fi­na­le: "brut­ta ga­ra con po­chi goal". La Ro­ma ha vin­to, vin­cen­do an­che con­tro se stes­sa. In un cam­pio­na­to spac­ca­to fin da su­bi­to, la squa­dra di Ru­bi­nac­ci ha, in cer­te oc­ca­sio­ni e cir­co­stan­ze, pre­so goal al­la sprov­vi­sta, mo­stran­do il fian­co, for­se guar­dan­do­si un po' trop­po al­lo spec­chio. Con­tro l'Ur­be ab­bia­mo in­ve­ce vi­sto una Ro­ma ope­ra­ia, sul pez­zo, che non ha mai con­ces­so qua­si nul­la. Cer­to, si so­no di­stin­ti i gio­iel­li più pre­gia­ti (Ros­si su tut­ti, inu­ti­le sot­to­li­near­lo), ma se i gial­lo­blù han­no sof­fer­to in ogni do­ve il me­ri­to è senz'al­tro di tut­ti. E a pro­po­si­to di que­sto tor­na­no in men­te due nu­me­ri esem­pli­fi­ca­ti­vi: la Ro­ma ha man­da­to in goal ben 20 gio­ca­to­ri di­ver­si in que­sta sta­gio­ne e il suo ca­po­can­no­nie­re è Ros­si, a se­gno per 22 vol­te. L'Ur­be­te­ve­re, in­ve­ce, ha un si­gno­re in squa­dra di no­me Le­gnan­te, au­to­re di 38 si­gil­li. E da que­sti nu­me­ri che emer­ge la for­za del grup­po del­la Ro­ma, che ha po­tu­to con­ta­re sul­la qua­li­tà dei tan­ti, sen­za do­ver­si ne­ces­sa­ria­men­te af­fi­da­re agli spun­ti dei po­chi. Pri­ma di di­spu­ta­re la fi­na­le, mi­ster Bar­ba ave­va ma­ni­fe­sta­to il suo ri­spet­to per la Ro­ma, ri­co­no­scen­do agli av­ver­sa­ri gran­de for­za. For­se pe­rò in po­chi si aspet­ta­va­no un pun­teg­gio fi­na­le co­sì net­to, co­sì in­sin­da­ca­bi­le, spe­cial­men­te guar­dan­do quan­to ac­ca­du­to nei due in­cro­ci di cam­pio­na­to. Una pre­sta­zio­ne tal­men­te au­to­re­vo­le, tal­men­te ma­iu­sco­la, da far ve­ni­re vo­glia di ap­plau­dir­la, que­sta Ro­ma. Di ap­plau­dir­la for­te e di far­gli i mi­glio­ri au­gu­ri per il suo fu­tu­ro.

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