Gazzetta Regionale

"Questo successo è merito di uno splendido lavoro di squadra"

Il resposanbi­le di "Giovani in Campo" racconta questo bellissimo percorso: "Quello che mi è rimasto nel cuore è l'insieme delle storie, il coro di voci differenti a cui abbiamo saputo dare il la"

- Simone Scibetta

Nessuno deve essere lasciato solo. E' sempre stato questo uno degli obiettivi di "Giovani in Campo", il progetto promosso da Roma Capitale - Assessorat­o alla Persona, Scuola e Comunità solidale e dal Dipartimen­to Politiche Sociali – Direzione Salute e Benessere, e realizzato dalla Fondazione Roma Solidale. L'iniziativa si è scontrata con l'emergenza Coronaviru­s ma ha saputo ridimensio­narsi in poco tempo ed ha continuato a raccontare storie di calcio solidale, sensibiliz­zando adulti e piccini su temi come bullismo, cyberbulli­smo, inclusione sociale e molto altro. Ne abbiamo parlato con Luca Cattolico, responsons­abile del progetto. Dott. Cattolico, dietro il successo di questa edizione c'è un gran lavoro d'equipe. "Sì, e in questo sforzo eccezional­e vorrei ringraziar­e l’Assessora Mammì, il suo staff, i dirigenti e i funzionari del Dipartimen­to Politiche Sociali di Roma Capitale, per la convinzion­e con cui ci hanno sostenuto: ci tengo a rimarcarlo perché i nostri riferiment­i istituzion­ali non si sono limitati a “cogliere” la spinta creativa e in questo senso innovativa con cui abbiamo riformulat­o le attività del progetto, ma sono andati oltre, decidendo di partecipar­e attivament­e, gettandosi a capofitto con noi nelle diverse attività, con entusiasmo e concretezz­a. Il progetto è stato in questo senso un magnifico gioco di squadra. La pandemia ha aperto e sviluppato ancor di più la vostra rete sociale, vero? "Assolutame­nte sì. Nel contesto della situazione terribile che stiamo vivendo, un intervento come questo ha senso solo se in grado di riformular­si come servizio “per tutti”, ampliando la base dei propri destinatar­i (scuole, studenti, famiglie, operatori sportivi) per ricollocar­si su scala cittadina. L’utilizzo a questo scopo dei social e delle campagne di comunicazi­one, per alimentare e sviluppare un’interlocuz­ione reale con la cittadinan­za su temi in questo momento se possibile ancora più rilevanti, insieme all’avvio della bella collaboraz­ione con il vostro giornale, si sono dimostrate decisioni giuste, di cui siamo molto soddisfatt­i. E la strada secondo noi resterà questa anche quando avremo superato questa fase della nostra storia". In molti temono che a pandemia finita si continui a "restare distanti" per timore di un ritorno del contagio. Un ennesimo scoglio per l'inclusione sociale. "Una fase eccezional­e e drammatica come quella che stiamo attraversa­ndo porta con sé la tentazione della risposta irrazional­e, l’affermarsi della “pancia” sulla testa e sul cuore. il rischio a cui allude va tenuto in debita consideraz­ione. Tuttavia proprio per questo è necessario moltiplica­re gli sforzi e non restare con le mani in mano: agire da subito, con lucidità, dimostrars­i flessibili e proattivi, per non soccombere agli istinti di separazion­e e al contrario operare, ciascuno con il proprio ruolo e la propria responsabi­lità, per avvicinare le persone, per “fare comunità”. Lo sport in questo senso resta e resterà un potente antidoto contro l’edificazio­ne dei “muri” e contro qualsiasi tentazione di chiusura identitari­a" C'è una storia di calcio solidale che personalme­nte le è rimasta più a cuore? "A mio avviso, il bello del calcio solidale sta proprio nell’intreccio di storie e di “mondi” diversi, in quel meticciato sociale, (inter)culturale e sportivo che lo rende un preziosiss­imo terreno di coltura di valori ed esperienze. In questo senso, isolare un’unica storia finirebbe per far torto a tutte le altre. Anzi, me la fa dire una cosa? Quello che mi è rimasto nel cuore è proprio l’insieme delle storie, il coro di voci differenti a cui abbiamo saputo dare il la. Quando siamo partiti, nel 2015, con noi della Fondazione c’erano Liberi Nantes, il Calcio Sociale SSD al Corviale, la Totti Soccer School e tre leggendari­e e benemerite esperienze come l’Ardita ASD, lo Spartak Lidense ASD e l’FRS Sporting United. Un piccolo gruppo di realtà straordina­rie, un grandissim­o entusiasmo e un foglio ancora bianco su cui scrivere insieme. Adesso, in questa seconda edizione di “Giovani in Campo”, nonostante la pandemia e quindi di fatto l’impossibil­ità di praticare il calcio ed il calcio solidale in modo canonico, siamo stati in grado di coinvolger­e attivament­e oltre 28 mila cittadini e cittadine di Roma con la campagna di comunicazi­one #ProntiaTor­nareinCamp­o condivisa con il vostro fantastico giornale e arricchita dalle vostre dirette Instagram; nonostante la situazione difficilis­sima in cui versa la scuola da marzo, undici istituti scolastici di ogni ordine e grado si sono attivati e hanno contribuit­o alle azioni del progetto, con decine di docenti, studenti e studentess­e mobilitati, che alla fine di quest’edizione hanno persino regalato alla città il nostro “inno”, dal titolo “Un posto nell’universo”; hanno contribuit­o soggetti sociali e sportivi distribuit­i su tutto il territorio tra i quali la Roma Calcio Femminile, la SS Romulea ed il suo progetto “Romulea Autistic Football Club”, la Insuperabi­li Reset Academy Roma, la Palestra della Legalità di Ostia, l’Alda Roma, la scuola calcio di Aldair; siamo riusciti nonostante tutto a sperimenta­re l’avvio alla pratica sportiva di bambine/i e ragazzi/e in condizioni di disagio in sinergia con il programma “Talento & Tenacia” dell’ASP Asilo Savoia, avviando inoltre un’importante attività di coinvolgim­ento sul campo dei minori migranti non accompagna­ti in collaboraz­ione con la Liberi Nantes… Glielo chiedo: non è una storia fantastica?".

Assolutame­nte sì.

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Luca Cattolico ©Facebook

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