Ca­sting per cani (e non so­lo) a Mi­la­no

QUAT­TRO CA­GNO­LI­NI HAN­NO PO­SA­TO CON LE TOP GI­GI E BEL­LA, MA SO­NO TAN­TI GLI AT­TO­RI DELL’AGEN­ZIA “ANI­MAL SPOT”. E LA­VO­RA­NO AN­CHE PER LA TV E IL CI­NE­MA

GENTE - - Sommario - DI ALES­SIO PA­GA­NI

P aco è il suo pre­fe­ri­to. Un pap­pa­gal­lo Ara. «È qua­si il mio fi­dan­za­to», am­met­te Giu­lia Pa­squa­let­ti, fi­lo­so­fa e pun­to di ri­fe­ri­men­to per chiun­que ab­bia bi­so­gno di un ani­ma­le sul set, da­gli ar­ti­sti ai pub­bli­ci­ta­ri, pas­san­do per re­gi­sti e fo­to­gra­fi. Già, per­ché da vent’an­ni, do­po aver mes­so da par­te la car­rie­ra ac­ca­de­mi­ca, Giu­lia di­ri­ge a Mi­la­no una del­le più quo­ta­te agen­zie di ca­sting per ani­ma­li “at­to­ri” e “mo­del­li”. Si chia­ma Ani­mal Spot e nel­la sua scu­de­ria ha piú di cen­to esem­pla­ri - ol­tre al pap­pa­gal­lo di sua pro­prie­tà ci so­no in­fat­ti cani, gat­ti, pe­co­re, uno scim­pan­zé e sva­ria­ti ret­ti­li - che vi­vo­no ovun­que, non so­lo in Ita­lia, e so­no sta­ti op­por­tu­na­men­te pre­pa­ra­ti per par­te­ci­pa­re ai set pub­bli­ci­ta­ri, te­le­vi­si­vi e ci­ne­ma­to­gra­fi­ci. I più in­vi­dia­ti del grup­po so­no di cer­to i ca- gno­li­ni stret­ti al­le sorelle Gi­gi e Bel­la Ha­did e al­le al­tre top Liu Wen e Vit­to­ria Ce­ret­ti nel­la pub­bli­ci­tà di Tod’s.

Ad af­fian­ca­re la Pa­squa­let­ti, ov­via­men­te, ci so­no trai­ner spe­cia­liz­za­ti che, di­ce Giu­lia, «al pri­mo pun­to met­to­no il be­nes­se­re e la tran­quil­li­tà dell’ani­ma­le ». L’ad­de­stra­men­to si ba­sa in ge­ne­ra­le su quat­tro prin­ci­pi: em­pa­tia, com­pe­ten­za scien­ti­fi­ca, pa­zien­za e dol­cez­za. Il pun­to di par­ten­za per gli al­le­na­to­ri è la con­sa­pe­vo­lez­za che ogni spe­cie ha una sua psi­co­lo­gia. «Un pap­pa­gal­lo ama sta­re al cen­tro dell’at­ten­zio­ne », sot­to­li­nea Giu­lia, «men­tre per un ca­ne è fon­da­men­ta­le l’in­te­ra­zio­ne con l’es­se­re uma­no. Il gat­to, in­ve­ce, agi­sce ten­den­zial­men­te per as­se­con­da­re un pro­prio bi­so­gno. Da qui si par­te. Poi, al­la ba­se del la­vo­ro c’è il rin­for­zo po­si­ti­vo, ba­sa­to sul­la com­par­sa di uno sti­mo­lo pia­ce­vo­le quan­do l’ani­ma­le as­su­me il giu­sto com­por­ta­men­to. Pos­so- no es­se­re ci­bi o un mo­men­to di gio­co». Il se­gre­to è tra­sfor­ma­re il set in un’av­ven­tu­ra pia­ce­vo­le e ap­pa­gan­te. « Co­sì», as­si­cu­ra l’agente, «i no­stri ani­ma­li af­fron­ta­no le po­se o le ri­pre­se co­me qual­co­sa che am­plia la lo­ro espe­rien­za. E so­no fe­li­ci di far­lo. An­che per­ché se so­no fru­stra­ti vie­ne me­no la col­la­bo­ra­zio­ne ed è pro­prio quel­lo che cer­chia­mo sem­pre di evi­ta­re».

In que­sto per­cor­so l’aiu­ta il suo pas­sa­to di ri­cer­ca­tri­ce in fi­lo­so­fia al­la Sa­pien­za di Ro­ma. «An­che nell’ap­pro­va­re ogni pro­get­to metto al cen­tro sem­pre l’eti­ca e il ri­spet­to per l’ani­ma­le. E mi pia­ce. Un esem­pio? Po­chi gior­ni fa una ca­pret­ta, in una pau­sa del­le ri­pre­se, si è ad­dor­men­ta­ta vi­ci­no a noi: era il se­gno più tan­gi­bi­le del­la sua se­re­ni­tà. In­som­ma, ogni sce­na vie­ne di­scus­sa con la pro­du­zio­ne per­ché il be­nes­se­re dei no­stri at­to­ri è sem­pre al pri­mo po­sto». Al­tri­men­ti, con­clu­de Giu­lia, «non avrem­mo mai rag­giun­to i ri­sul­ta­ti per cui sia­mo fa­mo­si».

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