Ges­si­ca Notaro: «Ho an­co­ra pau­ra, lui è il mio in­cu­bo»

«ERO UNA RA­GAZ­ZA LI­BE­RA», DI­CE GES­SI­CA NOTARO, «OG­GI MI GUAR­DO AL­LE SPAL­LE QUAN­DO CAM­MI­NO. IL MIO CAR­NE­FI­CE UN GIOR­NO USCI­RÀ DAL CAR­CE­RE E...»

GENTE - - Sommario - DI SA­BRI­NA BO­NA­LU­MI

Ero una paz­za sca­te­na­ta, un ma­schiac­cio che ado­ra­va cor­re­re in mo­to e gui­da­re au­to gran­di e grin­to­se. L’au­to­no­mia e la li­ber­tà di mo­vi­men­to era­no il mio pa­ne quo­ti­dia­no. Og­gi non è più co­sì. Ho co­stan­te bi­so­gno di as­si­sten­za, per­ché da so­la non rie­sco a fa­re mol­to, con­vi­vo con la pau­ra e mi guar­do sem­pre al­le spal­le quan­do cam­mi­no per stra­da. L’istin­to di lot­ta che abi­ta­va in me ora si è tra­sfor­ma­to in istin­to di fu­ga. Ma non mi ar­ren­do, non da­rò mai al mio car­ne­fi­ce la sod­di­sfa­zio­ne di la­sciar­mi an­da­re al­lo scon­for­to. Io com­bat­to. Lo fa­rò sem­pre. An­zi, ho già vin­to».

La vit­to­ria di Ges­si­ca Notaro è ogni sa­ba­to se­ra sot­to gli oc­chi di tut­ti, sul­la pi­sta di Bal­lan­do con le stel­le. E bril­la co­me gli strass che ri­co­pro­no la ben­da che por­ta sull’oc­chio si­ni­stro. Un oc­chio chiu­so, mo­men­ta­nea­men­te cu­ci­to, che ha per­so con­tat­ti con la lu­ce e con il mon­do dal­la se­ra del 10 gen­na­io del 2017, do­po un’ag­gres­sio­ne con l’aci­do. In car­ce­re è fi­ni­to l’ex fi­dan­za­to di Ges­si­ca, Ed­son Ta­va­res, ca­po­ver­dia­no, che sta scon­tan­do la con­dan­na in pri­mo gra­do a die­ci an­ni di re­clu­sio­ne a cui se ne ag­giun­go­no ot­to per stal­king. L’uo­mo non ac­cet­ta­va la fi­ne del lo­ro rap­por­to e la nuo­va vi­ta di lei. « Già du--

ran­te la no­stra sto­ria Ed­son si scal­da­va fa­cil­men­te, era sem­pre scon­ten­to e si la­men­ta­va di tut­to, spe­cie del mio la­vo­ro al del­fi­na­rio di Ri­mi­ni, dell’amo­re che pro­va­vo per i leo­ni ma­ri­ni. Se­con­do lui per me era­no prio­ri­ta­ri e quin­di mi im­pe­di­va­no di de­di­car­gli tem­po e at­ten­zio­ni. Li­ti­ga­va­mo spes­so, an­che ani­ma­ta­men­te, ma non mi ave­va mai toc­ca­to per far­mi ma­le, nep­pu­re uno schiaf­fo. A un cer­to pun­to mi chie­se si spo­sar­lo. Per un po’ fu ca­ri­no, ma poi ri­pre­se l’at­teg­gia­men­to sco­stan­te di sem­pre. Fi­no a che, a mag­gio del 2016, do­po una li­ti­ga­ta fu­rio­sa, lui mi dis­se di la­scia­re ca­sa. Col­si la pal­la al bal­zo. Vo­le­vo es­se­re fe­li­ce e con lui non lo ero più».

Sul­le pri­me Ta­va­res rea­gi­sce in mo­do spa­val­do, poi ini­zia a per­se­gui­tar­la: mi­nac­ce te­le­fo­ni­che, ap­po­sta­men­ti con­ti­nui, sce­na­te e quel­la fra­se che le è sem­pre rim­bal­za­ta in te­sta: “Ti ro­vi­ne­rò la vi­ta sen­za toc­car­ti con un di­to”. «Ho vis­su­to ot­to me­si so­lo con la pau­ra. Poi pre­si co­rag­gio, an­che gra­zie al sup­por­to dei mie col­le­ghi del del­fi­na­rio, e lo de­nun­ciai», ri­cor­da Ges­si­ca.

A gen­na­io del 2017, Ed­son vie­ne a sa­pe­re che la ex si è le­ga­ta a un al­tro. Un no­ti­zia che in lui pro­vo­ca un cor­to­cir­cui­to. «Rien­tra­vo a ca­sa ver­so le 23. D’un trat­to sbu­cò da die­tro un’au­to, un fram­men­to di se­con­do, il tem­po ne­ces­sa­rio per ri­co­no­scer­lo, e mi get­tò quel li­qui­do ad­dos­so».

Il do­lo­re fi­si­co, atro­ce, si me­sco­la a quel­lo emo­ti­vo, lan­ci­nan­te. «Ma co­me fa una per­so­na con la qua­le hai dor­mi­to per tre an­ni, al­la qua­le hai da­to tut­to, ani­ma, cor­po e cuo­re, a far­ti que­sto? Tem­po do­po ho tro­va­to la ri­spo­sta: mi ha vo­lu­ta im­mo­bi­liz­za­re, in­de­bo­li­re. Nel­la sua te­sta l’or­ri­bi­le con­clu­sio­ne era: o stai con me o con nes­sun al­tro».

Quel ge­sto a Ges­si­ca è co­sta­to set­te in­ter­ven­ti chi­rur­gi­ci de­li­ca­tis­si­mi e an­co­ra non è fi­ni­ta, do­si mas­sic­ce di far­ma­ci, fi­sio­te­ra­pia co­stan­te, due me­si tra­scor­si al buio, in una stan­za ste­ri­le. E una pau­ra che da al­lo­ra non l’ha mai ab­ban­do­na­ta: «Lo co­no­sco trop­po be­ne, sa­pe­vo e te­me­vo che mi avreb­be fat­to qual­co­sa, e ora so e te­mo che, una vol­ta usci­to dal­la prigione, fa­rà in mo­do di ri­tor­na­re, di far­si vi­vo. Nel­la sua men­te è per col­pa mia se lui sta là den­tro. Per­ché ho par­la­to. Uno co­me Ed­dy non si fa mai un esa­me di co­scien­za, so­no sem­pre gli al­tri che sba­glia­no È ven­di­ca­ti­vo e vor­rà far­me­la pa­ga­re». Una pau­sa. «Quel gior­no, quan­do usci­rà, io po­trei ave­re una fa­mi­glia, dei fi­gli». I fan­ta­smi del ter­ro­re af­fio­ra­no e non la la­sce­ran­no né do­ma­ni né mai. «Ma per quel mo­men­to sa­rò pron­ta, im­pe­di­rò a chiun­que di far­mi an­co­ra ma­le».

Ges­si­ca ha il pi­glio de­ci­so. Non ten­ten­na, non ha esi­ta­zio­ni. La for­za che ha, ed è tan­tis­si­ma, le vie­ne da den­tro. «Per me stes­sa e per tut­te le don­ne che han­no su­bì­to una vio­len­za. Vo­glio da­re vo­ce a chi non rie­sce a far­la usci­re per­ché schiac­cia­ta da sen­si di col­pa e ti­mo­ri. A chi non rie­sce a ri­bel­lar­si e li­be­rar­si del pro­prio car­ne­fi­ce. E vo­glio far­lo mo­stran­do la fac­cia e met­ten­do a di­spo­si­zio­ne la mia espe­rien­za: è una ri­vin­ci­ta. La se­ra, an­che se ar­ri­vo a ca­sa de­va­sta­ta dal­le pro­ve di bal­lo, leg­go e ri­spon­do a tut­te le don­ne che mi scri­vo­no per ave­re un pa­re­re, so­ste­gno, un aiu­to. Per lo­ro ci so­no e ci sa­rò sem­pre».

Ti guar­da fis­sa, Ges­si­ca. Non ce­de mai

Tac­chi, grin­ta, ta­tuag­gio, fa­sci­no. «Nien­te e nes­su­no può schiac­cia­re ciò che sia­mo e ci sen­tia­mo: è que­sta la mia vit­to­ria più gran­de» «AL­LEN MI HA FAT­TO RI­TRO­VA­RE SI­CU­REZ­ZA IN ME STES­SA»

all’emo­zio­ne, an­che se ri­cor­da­re cer­ti pas­sag­gi è un po’ co­me ri­vi­ver­li. «Ho pre­ga­to tan­to, la fe­de è un con­for­to, una cer­tez­za».

È fie­ra di ciò che è, di quel­lo che ha co­strui­to, di chi ha at­tor­no: sua ma­dre, tan­ti ami­ci, i bal­le­ri­ni e un nuo­vo amo­re, Al­len Li­na­res, cu­ba­no, ex col­le­ga al del­fi­na­rio, che la se­gue ovun­que. «Lui è fon­da­men­ta­le per me. Mi ha fat­to ri­tro­va­re si­cu­rez­za: in me stes­sa, nel mio aspet­to fi­si­co, nel mio es­se­re don­na. Mi fa sen­ti­re ama­ta, pro­tet­ta. Po­co do­po la vio­len­za, con il vi­so gon­fio, de­va­sta­to, gli chie­de­vo: “Co­me fai a sta­re an­co­ra con me?”. Lui mi ab­brac­cia­va, fa­cen­do sva­ni­re ogni ti­mo­re. An­zi, fa­cen­do­mi sen­ti­re bel­la».

Ges­si­ca in­cro­cia uno spec­chio ba­roc­co che le in­cor­ni­cia il vi­so. «Sì, bel­la. Og­gi mi ve­do co­sì. Ma la pri­ma vol­ta che mi so­no guar­da­ta al­lo spec­chio è sta­to scioc­can­te: ave­vo il vol­to bru­cia­to, scu­ro. Ho cer­ca­to su­bi­to gli oc­chi e mi so­no ri­co­no­sciu­ta, no­no­stan­te il si­ni­stro si pen­sa­va fos­se per­so per sem­pre e il de­stro era in gra­vi con­di­zio­ni. Poi ho sorriso e mi so­no det­ta: co­mun­que do­ves­se an­da­re, mi vor­rò be­ne lo stes­so». In au­tun­no Ges­si­ca po­treb­be sot­to­por­si a un in­ter­ven­to per l’im­pian­to del­la cor­nea si­ni­stra, per re­cu­pe­ra­re la vi­sta. «Se l’oc­chio sa­rà pron­to, lo fa­re­mo». Si il­lu­mi­na, quan­do ne par­la, si il­lu­mi­na co­me quan­do scen­de in pi­sta al ta­lent che so­gna­va da sem­pre. «L’uni­co rea­li­ty che avrei fat­to!», pun­tua­liz­za, con­fer­man­do che il bal­lo le sta fa­cen­do be­ne, al cor­po e all’ani­ma. «Mi so­no asciu­ga­ta tan­to! In con­va­le­scen­za ave­vo pre­so die­ci chili, ora so­no tor­na­ta nel­la ta­glia 42! Ma la co­sa che mi riem­pie di gio­ia è il cli­ma che si è crea­to a Bal

lan­do. Qui è un’iso­la fe­li­ce, mi sen­to pro­tet­ta e mi di­ver­to». Ges­si­ca si è mes­sa in gio­co da su­bi­to con grin­ta. «Sto fa­cen­do un gran la­vo­ro con il mio mae­stro Ste­fa­no Ora­dei. È for­te e dol­ce in­sie­me, mi ha fat­to ca­pi­re che so­no in gra­do di ol­tre­pas­sa­re i miei li­mi­ti emotivi e fi­si­ci. Mi sto af­fi­dan­do com­ple­ta­men­te. La mia vi­sta ha per­so il sen­so del­la pro­fon­di­tà: se af­fron­to le pre­se in aria, so che con lui non mi ac­ca­drà nul­la, per­ché vuo­le il mio be­ne».

An­che se è la pro­ba­bi­le vin­ci­tri­ce, Ges­si­ca è cri­ti­ca. «Mi ri­guar­do mil­le vol­te per sco­va­re er­ro­ri e mar­gi­ni di mi­glio­ra­men­to. Ma co­mun­que do­ves­se an­da­re la ga­ra ho due cer­tez­ze: mi man­che­ran­no tut­to e tut­ti di

Bal­lan­do. E so­no fie­ra di aver da­to pro­va che nel­la vi­ta nes­su­no può schiac­cia­re nes­su­no. Che for­za, co­rag­gio, te­na­cia e one­stà so­no una ri­sor­sa. È un mes­sag­gio per tut­te le don­ne. Es­se­re riu­sci­ta a dif­fon­der­lo con il mio esem­pio è la vit­to­ria più bel­la».

«OG­GI MI VE­DO BEL­LA» Ro­ma. Ges­si­ca Notaro si truc­ca da­van­ti a uno spec­chio ba­roc­co del 3.0 Ate­lier: «Og­gi mi ve­do bel­la, ma la pri­ma vol­ta che mi so­no guar­da­ta do­po l’ag­gre­si­so­ne è sta­to scioc­can­te», sve­la. A de­stra, cam­mi­na con il nuo­vo fi­dan­za­to,...

IN PI­STA OLTREPASSA I LI­MI­TI FI­SI­CI ED EMOTIVI Ges­si­ca bal­la con in­na­ta gra­zia un val­zer in cop­pia con il suo mae­stro Ste­fa­no Ora­dei, 35 an­ni. «Mi af­fi­do a lui e mi la­scio gui­da­re. È riu­sci­to a far­mi ca­pi­re che so­no in gra­do di ol­tre­pas­sa­re i mie...

CREDEVA FOS­SE AMO­RE, ERA UN INGANNO Ri­mi­ni. Ges­si­ca po­sa ab­brac­cia­ta ad Ed­son Ta­va­res, 29 an­ni, ca­po­ver­dia­no, con il qua­le ha avu­to una real­zio­ne ter­mi­na­ta nel mag­gio del 2016. Og­gi lui è in car­ce­re, con­dan­na­to in pri­mo gra­do a die­ci an­ni per...

IN­SE­GUE SEM­PRE LA FE­LI­CI­TÀ Un’in­ten­sa im­ma­gi­ne di Ges­si­ca esalta il suo ap­peal e mo­stra il lun­go ta­tuag­gio in spa­gno­lo che ha sull’avam­brac­cio. «C’è scrit­to Ali­men­ta siem­pre el lo­bo de la fe­li­ci­tad, Ali­men­ta sem­pre il lu­po del­la fe­li­ci­tà», di­ce. È un...

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