È EVASO IN ELI­COT­TE­RO

So­no ar­ri­va­ti dal cie­lo i com­pli­ci di Re­doi­ne Faïd, che ha la­scia­to il car­ce­re fran­ce­se nel mo­do più spet­ta­co­la­re. Cin­que an­ni fa, in­ve­ce, fug­gì grazie al­la di­na­mi­te. E pen­sa­re che nel suo li­bro si di­ce­va pentito

GENTE - - Persone&Fatti - Fran­ce­sco Gi­ro­ni

Re­doi­ne Faïd è uno dei ra­pi­na­to­ri più fa­mo­si di Fran­cia, una spe­cie di Ar­se­nio Lu­pin. Qua­ran­ta­sei an­ni, na­to in una fa­mi­glia di ori­gi­ne al­ge­ri­na, ha una fe­di­na pe­na­le di tut­to ri­spet­to. A 6 an­ni ru­ba un car­rel­lo di dol­ciu­mi da un su­per­mer­ca­to, quin­di pas­sa a un’at­ti­vi­tà più “pro­fes­sio­na­le”, di­ven­ta traf­fi­can­te di dro­ga pri­ma e poi ra­pi­na­to­re d’al­to bor­do. Ha am­mes­so lui stes­so che nel pro­get­ta­re la sua im­pre­sa più in­cre­di­bi­le si è ispi­ra­to a Ro­bert De Ni­ro, guar­dan­do de­ci­ne di vol­te Heat-La sfi­da, il film nel qua­le l’at­to­re in­ter­pre­ta la par­te di un pro­fes­sio­ni­sta del cri­mi­ne de­ci­so a ra­pi­na­re un fur­go­ne blin­da­to. Da un per­so­nag­gio del ge­ne­re, quin­di, non ci si può che aspet­ta­re una fu­ga in sti­le Hol­ly­wood. Rin­chiu­so nel car­ce­re di Reau, una qua­ran­ti­na di chi­lo­me­tri a su­de­st di Parigi, do­ve scon­ta­va una pe­na a 25 an­ni per l’omi­ci­dio del­la po­li­ziot­ta Au­ré­lie Fou­quet du­ran­te una ra­pi­na av­ve­nu­ta nel 2010, è sta­to “pre­le­va­to” da una ta­sk for­ce giun­ta in eli­cot­te­ro. Pos­si­bi­le? I suoi com­pli­ci pri­ma han­no fat­to sor­vo­la­re il car­ce­re da un dro­ne sco­pren­do che il cor­ti­le d’ono­re, non es­sen­do ac­ces­si­bi­le ai pri­gio­nie­ri, non ave­va le re­ti che in tut­te le car­ce­ri im­pe­di­sco­no l’at­ter­rag­gio di ve­li­vo­li; quin­di, per il gior­no del­la fu­ga, do­me­ni­ca pri­mo lu­glio, han­no or­ga­niz­za­to un in­con­tro in par­la­to­rio tra Re­doi­ne e suo fra­tel­lo Bra­him; in­fi­ne si so­no pro­cu­ra­ti un eli­cot­te­ro nel­la vi­ci­na Fon­te­na yT­ré­si­gny pren­den­do in ostag­gio il pi­lo­ta, un istrut­to­re che sta­va at­ten­den­do una stu­den­tes­sa per una le­zio­ne. Ap­pe­na at­ter­ra­ti, era­no da po­co tra­scor­se le 11.30, tre uo­mi­ni con il vol­to co­per­to da pas­sa­mon­ta­gna e ar­ma­ti di ka­la­sh­ni­kov si so­no pre­ci­pi­ta­ti ver­so la sa­la col­lo­qui. Oscu­ra­te le te­le­ca­me­re di sor­ve­glian­za, han­no pre­le­va­to Faïd e so­no ri­par­ti­ti. Iro­nia del­la sor­te, un al­tro de­te­nu­to è riu­sci­to a gi­ra­re un vi­deo del­la fu­ga, ora vi­si­bi­le in Re­te, con gra­ve smac­co del­la po­li­zia fran­ce­se, che ha or­ga­niz­za­to una ma­xi cac­cia all’uo­mo. Fi­no­ra con scar­si ri­sul­ta­ti, per­ché è sta­to pos­si­bi­le so­lo in­di­vi­dua­re l’eli­cot­te­ro e i vei­co­li usa­ti per scom­pa­ri­re: tut­ti bru­cia­ti all’in­ter­no per can­cel­la­re ogni trac­cia (im­pron­te di­gi­ta­li e Dna) che pos­sa con­sen­ti­re l’iden­ti­fi­ca­zio­ne del com­man­do. Non è la pri­ma vol­ta che Re­doi­ne Faïd rie­sce a fug­gi­re da un pe­ni­ten­zia­rio. Nel 2013 ave­va “la­scia­to” il car­ce­re di Se­que­din, nel nord del Paese, nei pres­si del con­fi­ne con il Bel­gio, in ma­nie­ra al­tret­tan­to spet­ta­co­la­re: ave­va pre­so in ostag­gio quat­tro agen­ti e fat­to sal­ta­re con l’esplo­si­vo cin­que por­te blin­da­te (è rimasto un mi­ste­ro come fos­se riu­sci­to a pro­cu­rar­si pi­sto­la ed esplo­si­vo). La li­ber­tà, pe­rò, era du­ra­ta lo spa­zio di un me­se e lui era sta­to ar­re­sta­to in un al­ber­go al­la pe­ri­fe­ria di Parigi, a Pon­tault- Com­bault. Non ma­le per un uo­mo che nel 2009, ri­la­scia­to con la con­di­zio­na­le do­po una con­dan­na a 30 an­ni pro­nun­cia­ta nel 1997 per ra­pi­ne a ma­no ar­ma­to, estor­sio­ni e fur­ti di gio­iel­li, mes­si a se­gno dalla sua ban­da di set­te per­so­ne, scri­ve un’au­to­bio­gra­fia ( Bra

queur: Des ci­tés au grand ban­di­ti­sme, Il ra­pi­na­to­re: dal­le pe­ri­fe­rie al gran­de ban­di­ti­smo, li­bro pub­bli­ca­to so­lo in Fran­cia ma an­co­ra in ven­di­ta) nel­la qua­le, ol­tre a rac­con­ta­re di come la sua in­fan­zia dif­fi­ci­le nel­le ban­lieue di Parigi lo aves­se di fat­to co­stret­to a di­ven­ta­re un ban­di­to sep­pu­re d’al­to bor­do, di­chia­ra­va di es­ser­si pentito e di vo­ler cam­bia­re vi­ta. Co­sì per tut­ti era di­ven­ta­to lo “scrit­to­re”. Gli era ba­sta­to so­lo un an­no, pe­rò, per cam­bia­re idea e tor­na­re, nel 2010, al cri­mi­ne.

BAN­DI­TO SCRIT­TO­RE Re­doi­ne Faïd, og­gi 46 an­ni, in una fo­to del 2009, quan­do fu ri­la­scia­to con la con­di­zio­na­le e de­ci­se di scri­ve­re la sua au­to­bio­gra­fia.

UNA FU­GA DA FILM STU­DIA­TA NEI MINIMI DET­TA­GLI L’eli­cot­te­ro uti­liz­za­to dal com­man­do che ha fat­to eva­de­re Re­doi­ne Faïd dal car­ce­re di Reau, do­ve scon­ta­va una con­dan­na a 25 an­ni per ra­pi­na e omi­ci­dio. La fu­ga è sta­ta stu­dia­ta nei minimi det­ta­gli...

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