HA RAGIONE IL PA­PA A DI­RE CHE GLI ORATORI DE­VO­NO ES­SE­RE I PRI­MI AD APRI­RE E GLI ULTIMI A CHIUDERE?

Se­con­do il Pon­te­fi­ce que­gli spa­zi de­vo­no tor­na­re ad as­su­me­re una fun­zio­ne fon­da­men­ta­le nel la­vo­ro del­la Chie­sa. Ma in pra­ti­ca, che co­sa si­gni­fi­ca?

GENTE - - La Gente Domanda -

Gli oratori per es­se­re ve­ri e uti­li agli ado­le­scen­ti dei no­stri gior­ni de­vo­no es­se­re luo­ghi nei qua­li sag­gez­za, crea­ti­vi­tà e nuo­ve pe­da­go­gie van­no se­ria­men­te ap­pli­ca­te. Ma so­prat­tut­to gli oratori, co­me le chie­se, co­me le por­te del­la ca­sa del pre­te, de­vo­no es­se­re gli ultimi a chiudere e i pri­mi ad apri­re. Se non met­tia­mo tra le no­stre prio­ri­tà gli ado­le­scen­ti ri­ma­nia­mo la so­li­ta Chie­sa dei sa­cra­men­ti e dei cri­stia­ni os­ser­van­ti. Cer­to, non dob­bia­mo ab­ban­do­na­re le 99 pe­co­re fe­de­li, ma dob­bia­mo an­che pen­sa­re a quel­le che dell’ovi­le non ne vo­glio­no pro­prio sa­pe­re, op­pu­re che lo usa­no solo per per­de­re un po’ di tem­po non sa­pen­do cos’al­tro fa­re. Te­ne­re le por­te aper­te de­gli oratori non è an­co­ra pras­si con­di­vi­sa da tut­te le par­roc­chie e, in mol­te, non è nem­me­no pre­vi­sta. Ogni cit­tà, ogni ter­ri­to­rio, ogni lo­ca­li­tà non è più, co­me ai miei tem­pi, si­mi­le o fa­cil­men­te in­ter­pre­ta­bi­le. Fac­cia­mo­ci aiu­ta­re dai lai­ci e, in­ter­pre­tan­do lo spi­ri­to di san Gio­van­ni Bo­sco, stia­mo in mez­zo ai ra­gaz­zi. Chiu­dia­mo gli uf­fi­ci e smon­tia­mo dal­lo sti­pi­te del­la por­ta la pa­ro­la “di­ret­to­re”. Solo vi­ven­do in mez­zo a lo­ro e tro­van­do i mo­men­ti giu­sti per par­la­re, per scam­biar­si opi­nio­ni ed espe­rien­ze e per pro­gram­ma­re, qual­che co­sa riu­sci­re­mo a por­tar­la a ca­sa. Ri­cor­dia­mo­ci sem­pre che l’ora­to­rio è luo­go di se­mi­na e di ir­ri­ga­zio­ne.

Ri­spon­de DON AN­TO­NIO MAZZI fon­da­to­re co­mu­ni­tà Exo­dus

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