MA LE PAROLACCE SO­NO SDO­GA­NA­TE O NO?

GENTE - - Sommario -

Gen­ti­le Mo­ni­ca,

ho un fi­glio di 23 an­ni che parla co­me uno sca­ri­ca­to­re di por­to, con tut­to il ri­spet­to per gli sca­ri­ca­to­ri. Parolacce una via l’al­tra, an­che in ca­sa, an­che da­van­ti a mia so­rel­la che è an­zia­na. Lui mi di­ce che or­mai il mon­do va co­sì, che le parolacce le di­co­no tut­ti e che io so­no vec­chia. È davvero pos­si­bi­le che ab­bia ra­gio­ne lui? Ma­ria­stel­la Po­let­ti

Ca­ra Ma­ria­stel­la,

so­no ti­to­la­ta a ri­spon­der­ti per­ché ti con­fes­so che an­ch’io, un po’ per gio­co, le parolacce a vol­te le di­co e i miei gior­na­li­sti lo san­no be­ne. Pe­rò di­co an­che che il tur­pi­lo­quio non è sdo­ga­na­to, met­te in im­ba­raz­zo gli in­ter­lo­cu­to­ri e sta ma­le a sen­tir­si. Tuo fi­glio non ha ra­gio­ne: il mon­do non va co­sì, sa­reb­be di­sa­stro­so. Com­pra­gli il li­bro Par­lia­mo di parolacce sen­za di­re

parolacce, del com­po­si­to­re Ma­rio Cot­ta­rel­li (il fra­tel­lo di Car­lo), è di­ver­ten­te. Il di­ret­to­re

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