Spe­cia­le L’iP­ho­neX bef­fa­to da due don­ne

Da­van­ti a noi l’iP­ho­neX

GENTE - - Sommario - Di Francesco Gi­ro­ni MEMORIZZA IL TUO VOLTO Ap­pe­na ac­qui­sta­to, l’iP­ho­neX gui­da il pro­prie­ta­rio al­la me­mo­riz­za­zio­ne del volto: chie­de di muo­ve­re pia­no la te­sta co­sì da ave­re a di­spo­si­zio­ne di­ver­se an­go­la­zio­ni e con­sen­ti­re l’iden­ti­fi­ca­zio­ne del pos­ses­so­re in

DI FRANCESCO GI­RO­NI

IL GIOIELLO A RI­CO­NO­SCI­MEN­TO FACCIALE DO­VREB­BE ES­SE­RE INVIOLABILE, MA CON CLAUDIA E STEFANIA FA CILECCA. COM’È POS­SI­BI­LE? UNA SPIE­GA­ZIO­NE C’È

Le im­ma­gi­ni e le pa­ro­le del vi­deo so­no ine­qui­vo­ca­bi­li. «La set­ti­ma­na scor­sa mi so­no fat­ta il re­ga­lo di com­plean­no, ho de­ci­so di com­pra­re un iP­ho­neX, il pri­mo iP­ho­ne con il ri­co­no­sci­men­to facciale: guar­do il te­le­fo­no e lo sbloc­co», rac­con­ta sor­ri­den­do Stefania, 33 an­ni. Fin qui nul­la di stra­no, e non si com­pren­de per­ché, da quan­do il Cor­rie­re del­la Se­ra l’ha pub­bli­ca­to in Re­te, il vi­deo sia di­ven­ta­to vi­ra­le. Il mi­ste­ro si sve­la al tren­te­si­mo se­con­do, quan­do la pa­ro­la pas­sa a Claudia, la com­pa­gna di Stefania: «Ho pre­so in ma­no il te­le­fo­no di Stefania per guar­da­re le map­pe... e ho ini­zia­to a guar­da­re le map­pe». Co­me?

È la stes­sa do­man­da che le po­sto Stefania: «Co­me hai fat­to a sbloc­car­lo?». E lei: «Co­sì, ci ho mes­so la fac­cia». Cioè: l’iP­ho­ne che do­vreb­be “leg­ge­re” so­lo il volto del pro­prie­ta­rio e quin­di ri­spon­de­re so­lo al­la sua si­gno­ra e pa­dro­na, Stefania nel­la no­stra sto­ria, pro­ba­bil­men­te ha de­ci­so che, trat­tan­do­si di una cop­pia di fat­to, va­les­se la “co­mu­nio­ne dei te­le­fo­ni­ni”? Già, per­ché Claudia, ol­tre ad apri­re la scher­ma­ta prin­ci­pa­le del­lo smart­pho­ne di Stefania, po­te­va ac­ce­de­re al­la app del­la car­ta di cre­di­to e del­la ban­ca e com­ple­ta­re tut­te le ope­ra­zio­ni per le qua­li il ri­co­no­sci­men­to facciale ha so­sti­tui­to i co­di­ci se­gre­ti.

Stefania e Claudia l’han­no pre­sa con fi­lo­so­fia. Nel sen­so che se la ri­do­no e spie­ga­no che, an­che se mol­ti le scam­bia­no per so­rel­le, mai avreb­be­ro pen­sa­to che la so­mi­glian­za po­tes­se di­ven­ta­re, per dir­la con le lo­ro pa­ro­le, al­go­rit­mi­ca. A scan­so di equi­vo­ci, han­no chie­sto pu­re ai ri­spet­ti­vi ge­ni­to­ri se non ci fos­se nul­la che avreb­be­ro do­vu­to sa­pe­re: no, nul­la. Ep­pu­re il mi­cro­chip non ha ri­le­va­to dif­fe­ren­ze. Che, guar­dan­do le fo­to del no­stro ser­vi­zio, ci so­no ec­co­me.

Co­sa è suc­ces­so al­lo­ha

ra? Du­ran­te la con­fe­ren­za stam­pa di pre­sen­ta­zio­ne dell’iP­ho­neX la stes­sa Ap­ple am­mi­se che il ri­vo­lu­zio­na­rio Fa­ceID, il ri­co­no­sci­men­to facciale, in ra­ri ca­si avreb­be po­tu­to pren­de­re un gran­chio: per­so­ne con trat­ti estre­ma­men­te si­mi­li (ognu­no di noi, re­ci­ta la sta­ti­sti­ca, ha set­te fo­to­co­pie nel mon­do), ge­mel­li omo­zi­go­ti o vi­si di mi­no­ri fi­no ai 13 an­ni. Più in det­ta­glio, la Ap­ple spie­ga che la tec­no­lo­gia, de­fi­ni­ta “tra le più avan­za­te che sia­no mai sta­te crea­te”, cat­tu­ra un’im­ma­gi­ne all’in­fra­ros­so del­la per­so­na e ne scan­si­sce il volto me­mo­riz­zan­do ol­tre 30 mi­la pun­ti. Un er­ro­re quin­di sem­bre­reb­be al­quan­to im­pro­ba­bi­le, per non di­re im­pos­si­bi­le. Ci so­no in­te­re ci­ne­te­che ca­ri­che di film nei qua­li i pro­ta­go­ni­sti var­ca­no la so­glia di la­bo­ra­to­ri su­per se­gre­ti pro­prio gra­zie al­la scan­sio­ne del vi­so... Vi­sto quan­to suc­ces­so so­no tut­te sto­rie sen­za sen­so?

Alessio Pen­na­si­li­co, dell’As­so­cia­zio­ne ita­lia­na per la si­cu­rez­za in­for­ma­ti­ca, non è co­sì tran­chant. Di­cia­mo an­che che la no­ti­zia non lo co­glie di sor­pre­sa. «In ge­ne­ra­le, i sistemi di ri­co­no­sci­men­to facciale si ba­sa­no sul con­fron­to tra due im­ma­gi­ni con il cal­co­lo dei pun­ti di con­tat­to, co­me nel ca­so del­le im­pron­te di­gi­ta­li», spie­ga a Gen­te. «Cer­to, tra il ri­co­no­sci­men­to all’in­gres­so di una stan­za e quel­lo per at­ti­va­re uno smart­pho­ne ci so­no del­le dif­fe­ren­ze di af­fi­da­bi­li­tà, da­te dal­la ne­ces­si­tà di mi­nia­tu­riz­za­zio­ne dei programmi e de­gli stes­si sistemi». In al­tre pa­ro­le: da­van­ti a una por­ta ci può es­se­re un gran­de obiet­ti­vo col­le­ga­to a com­pu­ter; la te­le­ca­me­ra di un te­le­fo­ni­no è in­ve­ce as­sai più pic­co­la e la ca­pa­ci­tà di cal­co­lo di gran lun­ga in­fe­rio­re. In­som­ma, tut­to nor­ma­le. In ef­fet­ti, quel­lo di Stefania e Claudia è sì il pri­mo ca­so di “svi­sta”, ma è il pri­mo ca­so in Ita­lia. Spul­cian­do tra gli ar­chi­vi, in­fat­ti, si sco­pre che lo scor­so in­ver­no una so­cie­tà viet­na­mi­ta, la Bkav, ri­ve­lò co­me era riu­sci­ta a elu­de­re l’iP­ho­neX: scat­tò una se­rie di fo­to del pro­prie­ta­rio del­lo smart­pho­ne da di­ver­se an­go­la­zio­ni, le “la­vo­rò” con un pro­gram­ma in gra­do di tra­sfor­mar­le in un’im­ma­gi­ne tri­di­men­sio­na­le, che stam­pò in 3D ot­te­nen­do quin­di il bu­sto del­la per­so­na. An­co­ra più sem­pli­ce quan­to ac­ca­du­to a Ri­nat Kha­nov, che di me­stie­re crea app. Lui ha me­mo­riz­za­to il suo vi­so sull’iP­ho­ne e l’ha la­scia­to al fra­tel­lo che per qual­che ora lo ha usa­to in­se­ren­do di vol­ta in vol­ta il co­di­ce se­gre­to. Al­la fi­ne l’iP­ho­neX ri­co­no­sce­va en­tram­bi co­me pro­prie­ta­ri. Nes­sun mi­ste­ro e nes­su­na tec­ni­ca da hac­ker. È pro­prio la Ap­ple a in­di­ca­re la stra­da per spie­ga­re quan­to ac­ca­du­to: “Fa­ceID ap­pren­de co­stan­te­men­te e si adat­ta al mo­do in cui si pre­sen­ta il pro­prie­ta­rio”, si leg­ge nel­la pre­sen­ta­zio­ne del­lo smart­pho­ne. Ov­ve­ro: per evi­ta­re che un ta­glio di ca­pel­li di­ver­so, un pa­io di oc­chia­li, l’ab­bron­za­tu­ra o un ma­ke up pos­sa­no con­fon­de­re il te­le­fo­ni­no, que­sto di vol­ta in vol­ta memorizza l’im­ma­gi­ne e l’ag­gior­na. Con un sem­pli­ce “ra­gio­na­men­to”: se hai il co­di­ce se­gre­to vuol di­re che sei il pro­prie­ta­rio e se hai qual­che trat­to so­mi­glian­te con la fo­to che ave­vo in me­mo­ria io l’ag­gior­no.

Co­mun­que la si met­ta, al­la fi­ne è una so­la la do­man­da che ci si po­ne: pos­so la­scia­re sul­la scri­va­nia il mio iP­ho­neX, com­pra­to ma­ga­ri pro­prio per­ché al­let­ta­to dal Fa­ceID, sen­za te­me­re che qual­cu­no lo pos­sa vio­la­re? Il tac­cheg­gia­to­re non ha le tec­no­lo­gie (né il tem­po) per for­za­re uno smart­pho­ne ru­ba­to. Am­mes­so e non con­ces­so che ci rie­sca, non di­men­ti­chia­mo che in que­sti ca­si quan­to sot­trat­to vie­ne rim­bor­sa­to. Il ve­ro pro­ble­ma so­no le in­for­ma­zio­ni sen­si­bi­li che ma­ga­ri si pos­so­no leg­ge­re nel­le mail o in do­cu­men­ti con­ser­va­ti nel­la me­mo­ria del­lo smart­pho­ne: «Se so­no im­por­tan­ti al­lo­ra è me­glio pro­teg­ger­le con un al­tro co­di­ce», con­si­glia Pen­na­si­li­co. In at­te­sa di un ag­gior­na­men­to del pro­gram­ma. Non di­men­ti­chia­mo che i pri­mi sistemi di ri­co­no­sci­men­to facciale po­te­va­no es­se­re ingannati an­che da una sem­pli­ce fotografia for­ma­to tes­se­ra.

I PRI­MI SISTEMI ERA­NO INGANNATI DA UNA FOTOGRAFIA

PROTAGONISTE PER CA­SO Mi­la­no. Stefania (a si­ni­stra) e Claudia, en­tram­be 33 an­ni. Han­no man­da­to in tilt il si­ste­ma Fa­ce Id dell’iP­ho­neX. Un ca­so mon­dia­le. A de­stra, un sel­fie ge­mel­la­re.

HAN­NO RAC­CON­TA­TO LA LO­RO STRA­NA STO­RIA IN UN VI­DEO Mi­la­no. Due fer­mo-im­ma­gi­ne del vi­deo in cui Stefania e Claudia han­no rac­con­ta­to co­me l’iP­ho­neX di Stefania non ab­bia bloc­ca­to l’accesso al­la com­pa­gna Claudia (nel­la fo­to so­pra, a si­ni­stra).

UN RETICOLO DI 30 MI­LA PUN­TI Ec­co co­me il si­ste­ma Fa­ceID iden­ti­fi­ca il pro­prie­ta­rio di iP­ho­neX. La te­le­ca­me­ra “in­di­vi­dua”30 mi­la pun­ti e tra­sfor­ma il volto del­la per­so­na in un reticolo che vie­ne con­fron­ta­to, as­sie­me a un’al­tra fo­to all’in­fra­ros­so, con chi ten­ta di ac­ce­de­re al­lo smart­pho­ne. Se­con­do Ap­ple, il si­ste­ma po­treb­be fal­li­re so­lo nel ca­so di ge­mel­li omo­zi­go­ti, mi­no­ri di 13 an­ni o per­so­ne dav­ve­ro iden­ti­che.

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