È po­le­mi­ca per il ge­sto di so­li­da­rie­tà ver­so l’uo­mo che ra­pì Fa­rouk

«GLI REGALEREMO QUIN­DI­CI AGNEL­LI, CO­SÌ PO­TRÀ RI­CO­MIN­CIA­RE», AN­NUN­CIA IL LEA­DER DI UN GRUP­PO MU­SI­CA­LE SAR­DO. MA IL PO­PO­LO DI IN­TER­NET INSORGE CON­TRO L’EX DE­TE­NU­TO E L’INI­ZIA­TI­VA SFU­MA

GENTE - - Contents - di Fe­de­ri­ca Ca­poz­zi

Tut­ti han­no di­rit­to a una se­con­da op­por­tu­ni­tà. Da que­sto ap­pa­ren­te­men­te sa­cro­san­to pre­sup­po­sto è par­ti­to, non sen­za una pun­ta d’in­ge­nui­tà, Gigi San­na, al­le­va­to­re e can­tan­te, lea­der del grup­po “po­prock-agro-pa­sto­ra­le” de­gli Isten­ta­les, quan­do ha scel­to il de­sti­na­ta­rio del ri­to del­la sa pa

ra­du­ra (“ri­me­dio” in dia­let­to sar­do) di que­st’an­no, cioè la per­so­na che avreb­be ri­ce­vu­to, in oc­ca­sio­ne del­la fe­sta del Re­den­to­re di Nuo­ro del 29 ago­sto, quin­di­ci agnel­li “per ri­co­min­cia­re da ca­po”.

Se­con­do una tradizione dell’iso­la ba­sa­ta sul con­cet­to di mu­tuo soc­cor­so, in­fat­ti, quan­do un pa­sto­re per­de il greg­ge per qual­sia­si ra­gio­ne - ca­la­mi­tà na­tu­ra­le, fur­to o al­tre av­ver­si­tà - per so­li­da­rie­tà i col­le­ghi gli re­ga­la­no cia­scu­no una pe­co­ra per per­met­ter­gli di ri­pren­de­re l’at­ti­vi­tà. Sem­pli­ce, ef­fi­ca­ce ed en­co­mia­bi­le. Fin­ché il ge­sto non vie­ne ri­vol­to a qual­cu­no che, se­con­do mol­ti, il di­rit­to a ri­co­min­cia­re non ce l’ha più. Uno co­me Mat­teo Boe, per esem­pio, il “ban­di­to da­gli oc­chi di ghiac­cio”, espo­nen­te di spic­co dell’Ano­ni­ma sar­da de­gli An­ni 80-90, no­to per il ra­pi­men­to del pic­co­lo Fa­rouk Kas­sam, il bam­bi­no di set­te an­ni, fi­glio del ge­sto­re di uno dei grandi al­ber­ghi di Por­to Cer­vo, se­que­stra­to nel 1992 e tor­na­to a ca­sa con un orec­chio moz­za­to do­po set­te me­si di pri­gio­nia in una grot­ta.

Boe, che nel 1986 era eva­so dall’Asi­na­ra (uni­co nel­la sto­ria del pe­ni­ten­zia­rio, og­gi di­smes­so, un tem­po con­si­de­ra­to una se­con­da Al­ca­traz) do­ve già sta­va scon­tan­do 16 an­ni per un al­tro ra­pi­men­to, quel­lo di Sa­ra Nic­co­li, per quel nuo­vo cri­mi­ne fu ar­re­sta­to, pro­ces­sa­to e, nel 1996, con­dan­na­to ad al­tri vent’an­ni di re­clu­sio­ne. Tra­scor­si i qua­li, nel giu­gno del 2017, è usci­to (era de­te­nu­to nel car­ce­re mi­la­ne­se di Ope­ra), uo­mo li­be­ro a tut­ti gli ef­fet­ti, il suo con­to con la giu­sti­zia com­ple­ta­men­te sal­da­to.

Ot­te­nu­ta la li­ber­tà, ha fat­to ri­tor­no a Lu­la, nel nuo­re­se, do­ve pri­ma del­la la­ti­tan­za abi­ta­va con la fa­mi­glia - la com­pa­gna Lau­ra Man­fre­di e i tre fi­gli, di cui la mag­gio­re, Lui­sa, fu uc­ci­sa nel 2003 ad ap­pe­na 14 an­ni; for­se scam­bia­ta per la ma­dre, fu fred­da­ta con un col­po di fu­ci­le men­tre era sul bal­co­ne di ca­sa - e do­ve ne­gli ul­ti­mi me­si ha con­dot­to vi­ta ri­ti­ra­ta, lon­ta­na dai ri­flet­to­ri, ac­col­to dal­la po­po­la­zio­ne sen­za cla­mo­re. Fi­no a qual­che gior­no fa, quan­do l’ini­zia­ti­va de­gli Isten­ta­les l’ha, suo mal­gra­do, ri­por­ta­to al cen­tro dell’at­ten­zio­ne.

E senz’al­tro an­che Gigi San­na di tut­to que­sto scal­po­re avreb­be fat­to vo­len­tie­ri a me­no. Il suo in­ten­to era sem­pli­ce­men­te quel­lo di ono­ra­re una tradizione del­la Sar­de­gna, co­me già fat­to in pas­sa­to. La scor­sa esta­te ave­va rac­col­to mil­le ca­pi di be­stia­me da do­na­re ai pa­sto­ri ter­re­mo­ta­ti di Ca­scia, in Um­bria: re­ga­la­re po­co più di una doz­zi­na di agnel­li ( per al­tro na­ti in cen­tro Ita­lia da quel­li “mi­gra­ti” l’an­no pas­sa­to) non gli era sem­bra­ta un’enor­mi­tà. Si sba­glia­va. O me­glio, non ave­va fat­to i con­ti con il po­po­lo del­la Re­te, sem­pre ge­ne­ro­so di cri­ti­che e opi­nio­ni vio­len­te. Co­sì, men­tre in tan­ti ac­co­glie­va­no di buon gra­do l’an­nun­cio del­la do­na­zio­ne, da­to sul­la pa­gi­na Fa­ce­book del grup­po, con com­men­ti pa­ca­ti e au­gu­ri di buo­na vi­ta - “For­za e co­rag­gio Mat­teo”, scri­ve qual­cu­no, “hai pa­ga­to il tuo de­bi­to con la società” - al­tri rea­gi­va­no con in­sul­ti e in­vet­ti­ve, in­ne­scan­do la mic­cia del­la po­le­mi­ca. Per­ché da­re una se­con­da chan­ce a una per­so- na che eb­be cuo­re non so­lo di se­pa­ra­re un bam­bi­no dal­la sua fa­mi­glia, ma an­che di mu­ti­lar­lo sen­za pie­tà? Dav­ve­ro tan­ti an­ni di car­ce­re so­no suf­fi­cien­ti a la­va­re una col­pa del ge­ne­re? Dav­ve­ro esi­ste la re­den­zio­ne? Per­si­no Boe, tra­mi­te il suo av­vo­ca­to An­na­ri­ta Mu­red­du, ha rin­gra­zia­to per la “ge­ne­ro­sa of­fer­ta” ma ha fat­to sa­pe­re “di non aver gra­di­to la ri­bal­ta me­dia­ti­ca e di non es­se­re in­te­res­sa­to a com­pa­ri­re, né ad al­cu­na for­ma di pub­bli­ci­tà”.

Ri­sul­ta­to: il po­ve­ro Gigi San­na, con la co­da tra le gam­be, ha fat­to die­tro­front nel gi­ro di po­che ore, af­fi­dan­do a Fa­ce­book un al­tro po­st ve­la­to di ama­rez­za: “Og­gi, do­po tut­te le po­le­mi­che, ab­bia­mo de­ci­so di re­vo­ca­re il ge­sto più ar­cai­co e rap­pre­sen­ta­ti­vo del­la co­mu­ni­tà sar­da all’uo­mo Mat­teo Boe. Non pos­sia­mo per­met­te­re che i leo­ni di ta­stie­ra in­fan­ghi­no e so­prat­tut­to de­ni­gri­no la per­so­na uma­na con un ge­sto che, dal­la not­te dei tem­pi, ap­par­tie­ne al po­po­lo sar­do. Scu­sa Mat­teo... Non

che ghet­to a ga­le­ra unu sar­du li­be­ru [“non met­to in ga­le­ra un uo­mo li­be­ro”, ndr]”.

Nien­te di fat­to, dun­que. I quin­di­ci agnel­li de­sti­na­ti a Boe an­dran­no a qual­cun al­tro, il ri­to del­la sa pa­ra­du­ra fa­rà il suo cor­so ma sen­za di lui, l’ex ga­leot­to tor­ne­rà nell’om­bra a ri­co­strui­re da so­lo la sua vi­ta. Lon­ta­no da­gli oc­chi di chi si è ar­ro­ga­to il di­rit­to di giu­di­car­lo e pu­nir­lo di nuo­vo. Que­sta vol­ta, pe­rò, de­ci­sa­men­te fuo­ri tem­po mas­si­mo.

«I LEO­NI DA TA­STIE­RA HAN­NO INFANGATO UN RI­TO AN­TI­CO»

UNI­TI DAL­LA PASTORIZIA Lu­la (Nuo­ro). Gigi San­na, 51 an­ni (a si­ni­stra), pa­sto­re e mu­si­ci­sta, con Mat­teo Boe, 60, tor­na­to in li­ber­tà nel 2017 do­po aver sal­da­to il suo de­bi­to con la giu­sti­zia. Og­gi vi­ve al suo pae­se, e, di­ce, «non è in­te­res­sa­to a com­pa­ri­re». So­pra, Boe da gio­va­ne, in la­ti­tan­za.

GLI ANI­MA­LI DEL­LA DI­SCOR­DIA Pecore al pa­sco­lo: San­na avreb­be vo­lu­to re­ga­lar­ne 15 a Mat­teo Boe per aiu­tar­lo a ri­co­min­cia­re, se­con­do l’an­ti­co ri­to sar­do det­to sa pa­ra­du­ra (il ri­me­dio).

LA SOR­TE DEL RA­GAZ­ZI­NO TENNE L’ITA­LIA CON IL FIA­TO SO­SPE­SO PER SET­TE ME­SI Fa­rouk Kas­sam, che og­gi ha 34 an­ni, do­po la li­be­ra­zio­ne (av­ve­nu­ta l’11 lu­glio 1992) du­ran­te un so­pral­luo­go. Fi­glio di Fa­teh Kas­sam, ge­sto­re di un al­ber­go di Por­to Cer­vo, ave­va 7 an­ni quan­do fu ra­pi­to da Boe e i suoi com­pli­ci, nel gen­na­io del 1992. Tor­nò a ca­sa do­po set­te me­si di pri­gio­nia in una grot­ta, du­ran­te i qua­li gli fu moz­za­to un orec­chio. Ar­re­sta­to e pro­ces­sa­to per il se­que­stro, nel 1996 Boe fu con­dan­na­to a 20 an­ni.

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