Giu­sy Ver­sa­ce su­pe­re­roi­na nel suo li­bro de­di­ca­to ai bam­bi­ni DI RO­BER­TA SPADOTTO

Giu­sy Ver­sa­ce, che dal 2005 con­vi­ve con le pro­te­si, ha scrit­to un li­bro illustrato per bam­bi­ni. «Il mio su­per po­te­re è sta­to quel­lo di non ar­ren­der­mi», di­ce lei. «Vo­glio in­se­gna­re ai più piccoli che un di­fet­to può di­ven­ta­re un’oc­ca­sio­ne»

GENTE - - Sommario - Ro­ber­ta Spadotto

G iu­sy Ver­sa­ce è una don­na ec­ce­zio­na­le. Do­po il ter­ri­bi­le in­ci­den­te che nel 2005 la pri­vò di en­tram­be le gambe, ha fat­to di tut­to: è di­ven­ta­ta un’atle­ta pa­ra­lim­pi­ca, con­qui­stan­do spes­so il po­dio ai Campionati Mon­dia­li ed Eu­ro­pei; nel 2014 ha par­te­ci­pa­to a Bal­lan­do con

le stel­le, pri­ma bal­le­ri­na “non do­ta­ta de­gli ar­ti” a vin­ce­re il ta­lent. La sua pre­sen­za in Tv ha aper­to la stra­da ad al­tre don­ne spe­cia­li che ora pos­so­no ve­der­si do­ta­te e bel­le, co­me la fi­na­li­sta di Miss Ita­lia Chia­ra Bordi, pri­ma aspi­ran­te re­gi­net­ta che ha sfi­la­to con una pro­te­si. «Sui social l’han­no pre­sa di mi­ra, le han­no da­to del­la stor­pia», di­ce a Gen­te Giu­sy Ver­sa­ce. «Ho fat­to va­le­re i miei 70mi­la fol­lo­wers su Facebook per di­fen­der­la». Cin­que an­ni fa Giu­sy ha scrit­to un’au­to­bio­gra­fia, Con la te­sta e con il cuo­re si va ovun­que »: «Da quel li­bro, di­ven­ta­to un bestsel­ler», rac­con­ta, «ho trat­to uno spet­ta­co­lo tea­tra­le e ora ho de­ci­so di tra­spor­lo in una fia­ba per bam­bi­ni. Ne in­con­tro spes­so, so­no af­fa­sci­na­ti dal­la mia di­ver­si­tà. Mi chie­do­no: “Ma que­ste gambe fin­te ti fanno ma­le?”, “Mi fai ve­de­re co­me si met­to­no?”. Nel­la lo­ro in­no­cen­za, i gio­va­nis­si­mi non ve­do­no il mio li­mi­te fi­si­co. An­zi, le pro­te­si per lo­ro so­no co­me gli ac­ces­so­ri di un su­pe­re­roe. Ed è per que­sto che è na­to il li­bro illustrato Won­der

Giu­sy, per­ché la nuo­va ge­ne­ra­zio­ne ca­pi­sca quel­lo che poi è il mio mot­to: la di­sa­bi­li­tà è so­lo ne­gli oc­chi di chi guar­da». Nel li­bro, la su­pe­re­roi­na di­spen­sa in mo­do sem­pli­ce i con­si­gli che so­no ser­vi­ti a lei per ri­sol­le­var­si da quel­lo che po­te­va ri­ma­ne­re una tra­ge- dia. «Cre­do che l’im­por­tan­te non sia ciò che ti ca­pi­ta nel­la vi­ta», di­ce Giu­sy, «ma co­me de­ci­di di af­fron­tar­lo». E que­sta è una le­zio­ne uni­ver­sa­le, non so­lo se si è co­stret­ti su una se­dia a ro­tel­le, co­me suc­ce­de a Chris, il ra­gaz­zi­no del­la fa­vo­la che Won­der Giu­sy de­ci­de di aiu­ta­re per­ché di­ven­ti spe­cia­le, co­me è suc­ces­so a lei. «Non di­co che sia fa­ci­le tra­sfor­ma­re un di­sa­gio in una op­por­tu­ni­tà», spie­ga la Ver­sa­ce, «a me han­no aiu­ta­to tan­tis­si­mo la fa­mi­glia e la fe­de. Cre­do mol­to in Dio e non mi sen­to la vit­ti­ma di una pu­ni­zio­ne ce­le­ste. An­zi, pen­so di ave­re una gran­de mis­sio­ne. Ogni gior­no pe­rò è una pa­le­stra, un al­le­na­men­to per far pre­va­le­re la de­ter­mi­na­zio­ne e la po­si­ti­vi­tà e non far­si pren­de­re dal­lo scon­for­to». Per que­sto ora si ri­vol­ge al­le nuo­ve ge­ne­ra­zio­ni. «So­no i piccoli che cree­ran­no il pen­sie­ro del futuro, lo­ro che de­vo­no im­pa­ra­re che la vi­ta è un do­no qual­sia­si co­sa ti ca­pi- ti», spie­ga l’atle­ta. «So­lo una de­ci­na di an­ni fa mi suc­ce­de­va che i ge­ni­to­ri co­pris­se­ro con la ma­no gli oc­chi dei fi­gli per­ché non mi ve­des­se­ro. Cre­do che l’han­di­cap più gran­de sia pro­prio l’igno­ran­za». Nel li­bro, c’è an­che un per­so­nag­gio ne­ga­ti­vo chia­ma­to Ha­ter (Odia­to­re). «Lui non ha un brac­cio, ma non è riu­sci­to a tra­sfor­ma­re il pro­prio li­mi­te in un tram­po­li­no. Quin­di è cattivo e in­vi­dio­so e cer­ca di osta­co­la­re in tut­ti i mo­di l’im­pre­sa di Won­der Giu­sy». Non esi­sto­no so­lo le per­so­ne in­cat­ti­vi­te dal­le lo­ro sfor­tu­ne, ma an­che chi, at­tra­ver­so i social, sen­za mo­strar­si, in­sul­ta e odia, gli ha­ters ap­pun­to. «Cer­to, nel­la mia vi­ta ci so­no sta­ti an­che quel­li», di­ce Giu­sy. «La co­sa che mi ha sem­pre fe­ri­to di più è quan­do si at­tac­ca­va­no al mio no­me: “Ti chia­mi Ver­sa­ce, di che co­sa ti la­men­ti?” [ Giu­sy è fi­glia di Al­fre­do, un cu­gi­no dei fa­mo­si sti­li­sti, ndr]. Poi, ho su­pe­ra­to an­che que­sto. Cer­to, non è un co­gno­me al­ti­so­nan­te che ti fa vin­ce­re una me­da­glia pa­ra­lim­pi­ca». Nel­la fa­vo­la, la su­pe­re­roi­na apre un ar­ma­dio pie­no di gambe fin­te. «Nel­la real­tà ne ho 12», sve­la lei. «E me ne stan­no pre­pa­ran­do al­tre 2. Con il tac­co 9».

«IL PUN­TO NON È CO­SA TI AC­CA­DE MA CO­ME DE­CI­DI DI VIVERLO»

«HO 12 PAIA DI GAMBE» Giu­sy Ver­sa­ce ha 12 paia di pro­te­si. Qui ne in­dos­sa due con bril­lan­ti Swaro­v­sky. «Pre­sto ne avrò an­che un pa­io con tac­co 9», di­ce. (Fo­to Mj­riam Bon). «PER LO­RO SO­NO SPE­CIA­LE» Giu­sy Ver­sa­ce, 41 an­ni. A si­ni­stra, la co­per­ti­na del li­bro per bam­bi­ni ap­pe­na usci­to Won­de­rGiu­sy, (Mon­da­do­ri, 11 eu­ro).

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