Il sacrificio di una ma­dre che ha vi­sto uccisi i due fi­gli po­li­ziot­ti

MAS­SI­MI­LIA­NO E DA­VI­DE ERA­NO IN PO­LI­ZIA. FU­RO­NO UCCISI, UNO NEL 1994, L’AL­TRO NEL 2005. MAT­TA­REL­LA L’HA FAT­TA COMMENDATORE. «VO­LE­VO FOS­SE LUI A CONFERIRMI LA ME­DA­GLIA»

GENTE - - Sommario - da Ostia (Ro­ma) Fran­ce­sco Gi­ro­ni

Al­cu­ne sto­rie so­no più dif­fi­ci­li di al­tre da rac­con­ta­re. Que­sta è una di quel­le. Ini­zia­mo al­lo­ra dal­la par­te più sem­pli­ce. Ini­zia­mo da do­me­ni­ca 30 set­tem­bre quan­do, sul lun­go­ma­re di Ostia, in oc­ca­sio­ne del­la fe­sta per i 50 an­ni dell’As­so­cia­zio­ne na­zio­na­le Po­li­zia di Sta­to, Ma­ria Te­re­sa Sa­laor­ni Tu­raz­za, rag­giun­ge il pal­co au­to­ri­tà. Da­van­ti a lei, il mi­ni­stro dell’In­ter­no Mat­teo Sal­vi­ni, il ca­po del­la Po­li­zia Fran­co Ga­briel­li, e, al cen­tro, il pre­si­den­te del­la Re­pub­bli­ca Ser­gio Mat­ta­rel­la. Com­ple­to ne­ro, una ma­glia a pois e una lun­ga sciar­pa bian­ca, rag­giun­ge sor­ri­den­te il ca­po del­lo Sta­to, gli oc­chi pe­rò so­no lu­ci­di, tra­di­sco­no un’emo­zio­ne che de­ve es­se­re in­di­ci­bi­le. Ma è quel- lo che vo­le­va: «Quan­do mi han­no det­to che avrei ri­ce­vu­to la me­da­glia di Commendatore dell’Or­di­ne al Me­ri­to del­la Re­pub­bli­ca Ita­lia­na, ho chie­sto una so­la co­sa: che a con­se­gnar­me­la fos­se il mio pre­si­den­te», spie­ga a Gen­te la si­gno­ra Ma­ria Te­re­sa.

Rac­con­ta­re il per­ché di que­sta ono­ri­fi­cen­za è in­ve­ce la par­te più dif­fi­ci­le. Ma­ria Te­re­sa Sa­laor­ni Tu­raz­za, ve­ro­ne­se, 76 an­ni, è mam­ma di due fi­gli. Era mam­ma di due fi­gli. Per­ché Mas­si­mi­lia­no e Da­vi­de so­no mor­ti. Agen­ti di Po­li­zia sul­le Vo­lan­ti del 113 uccisi in ser­vi­zio.

Mas­si­mi­lia­no Tu­raz­za ha 29 an­ni quan­do, po­co do­po la mez­za­not­te del 19 ot­to­bre 1994, sta per en­tra­re nel ga­ra­ge del­la sua vil­let­ta a schie­ra a Fu­ma­ne, nel ve­ro­ne­se. I fa­ri dell’au­to il­lu­mi­na­no un uo­mo che “traf­fi­ca” con un bor­so­ne. L’agen­te si qua­li­fi­ca e de­ci­de di con­trol­la­re: quat­tro col­pi di pi­sto­la spa­ra­ti al­la schie­na lo fred­da­no. Muo­re tra le brac­cia del­la mo­glie An­to­nel­la che era ac­cor­sa ap­pe­na sen­ti­ti gli spa­ri. L’as­sas­si­no è Al­ceo Bar­ta­luc­ci, mem­bro del­la ma­fia del Bren­ta, col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia che pe­rò non ave­va ri­nun­cia­to al­le ra­pi­ne: quel­la not­te sa­reb­be sta­ta la sua ven­te­si­ma.

Die­ci an­ni e quat­tro me­si più tar­di, in­tor­no al­le 2 del 21 feb­bra­io 2005, il fra-

«QUEL­LA NOT­TE NON DORMII, SEN­TI­VO LA TRA­GE­DIA AR­RI­VA­RE»

tel­lo Da­vi­de è di pat­tu­glia sul­la Sta­ta­le 11, al­la pe­ri­fe­ria di Ve­ro­na. Sul ci­glio del­la stra­da c’è una Pan­da; fuo­ri, il cor­po di una don­na, ri­ver­so in una poz­za di san­gue, e un uo­mo. È un de­tec­ti­ve pri­va­to, An­drea Ar­ri­go­ni. All’ar­ri­vo del­la Vo­lan­te l’uo­mo sca­ri­ca la sua pi­sto­la Glock con­tro i due agen­ti. Da­vi­de Tu­raz­za, 36 an­ni, che ave­va de­ci­so di en­tra­re in Po­li­zia pro­prio do­po la mor­te del fra­tel­lo, vie­ne col­pi­to all’ad­do­me e ai pol­mo­ni. Cin­que pro­iet­ti­li. Mo­ri­rà po­co do­po in ospe­da­le as­sie­me al col­le­ga Giu­sep­pe Ci­mar­ru­sti. La­scia la mo­glie De­bo­rah e due fi­glie, Ni­col e La­ra.

Da­van­ti a mam­ma Ma­ria Te­re­sa ogni pa­ro­la sem­bra fuo­ri luo­go. Quan­te vol­te ne­gli ul­ti­mi 24 an­ni si è sen­ti­ta chie­de­re dei suoi fi­gli? Di co­me ha vis­su­to... È lei a to­glie­re ogni im­ba­raz­zo. Po­che pa­ro­le, guar­dan­do­ti drit­to ne­gli oc­chi: «So­no an­ni di do­lo­re, an­ni di ama­rez­za. Pe­rò il mio è un do­lo­re sen­za ran­co­re, sen­za se­te di ven­det­ta», ta­glia cor­to. E di mo­ti­vi per chie­de­re con­to al­la vi­ta per quan­to le ha ri­ser­va­to ce ne so­no. Il pa­pà di Ma­ria Te­re­sa è sol­da­to pri­ma in Etio­pia, quin­di in Eri­trea e poi in Yu­go­sla­via. Ap­pe­na rien­tra­to in Italia, vie­ne ri­chia­ma­to e inviato in Rus­sia: tor­ne­rà al­la fi­ne del­la guer­ra do­po es­se­re pas­sa­to da 11 di­ver­si cam­pi di con­cen­tra­men­to. So­no an­ni dif­fi­ci­li quel­li del se­con­do do­po­guer­ra: Ma­ria Te­re­sa non può pro­se­gui­re gli stu­di e a 10 an­ni ini­zia a la­vo­ra­re co­me ap­pren­di­sta par­ruc- chie­ra. Ha 18 an­ni quan­do apre a Ve­ro­na il suo ne­go­zio. Co­no­sce Er­ne­sto («che pe­rò tut­ti chia­ma­va­no Er­mes», ri­cor­da). Na­sco­no Mas­si­mi­lia­no e Da­vi­de.

Quan­do ini­zia a rac­con­tar­ti di quan­to fos­se­ro le­ga­ti i due bim­bi, Ma­ria Te­re­sa è un fiu­me in pie­na. Ac­cen­de una si­ga­ret­ta, ma pra­ti­ca­men­te non la fu­ma. Con la ma­no de­stra con­ti­nua a tor­tu­ra­re le di­ta del­la si­ni­stra quan­do ar­ri­va a par­la­re del­la Po­li­zia. Di co­me Mas­si­mi­lia­no si fos­se pri­ma ar­ruo­la­to co­me vo­lon­ta­rio nei pa­ra­ca­du­ti­sti dell’Eser­ci­to e aves­se quin­di par­te­ci­pa­to al con­cor­so per en­tra­re in Po­li­zia qua­si di na­sco­sto per­ché pa­pà Er­ne­sto non era d’ac­cor­do. «Ri­cor­do an­co­ra quan­do mi chie­se qua­si il per­mes­so per ar­ruo­lar­si in Po­li­zia: “Io so­no tua mam­ma, ma non ti pos­seg­go”, gli ri­spo­si».

Quel­la not­te ma­le­det­ta fu Da­vi­de ad ap­pren­de­re per pri­mo del­la tra­ge­dia. La mam­ma sep­pe ore do­po da un’ispet­tri­ce: «Scri­va il suo no­me, per fa­vo­re: Gio­van­na Ca­tu­ra­no. Mi ha fat­to da psi­co­lo­ga e da ami­ca. Non so co­me avrei fat­to». Pos­sia­mo so­lo im­ma­gi­na­re qua­li pen­sie­ri af­fol­las­se­ro la sua men­te quan­do an­che il fi­glio Da­vi­de, che fa­ce­va il ma­gaz­zi­nie­re, le an­nun­ciò di vo­ler in­dos­sa­re la di­vi­sa: «En­tro in Po­li­zia per pren­de­re il po­sto di mio fra­tel­lo», le dis­se. Co­sì an­che lui fi­ni­sce sul­le Pan­te­re del 113. «Dai, mam­ma, co­rag­gio! Sto al 113 an­co­ra un po’ e do­po smet­to», dis­se al­la don­na due me­si pri­ma di quel­la tra­gi­ca not­te. «Sa­pe­vo che sa­reb­be suc­ces­so qual­co­sa di tre­men­do. Quel­la not­te non chiu­si oc­chio. Sen­ti­vo Da­vi­de vi­ci­no a me», ri­cor­da.

La Po­li­zia le ha “pre­so” i suoi fi­gli, e lei ha “pre­so” la Po­li­zia. Ha ini­zia­to ad ac­cet­ta­re gli in­vi­ti per rac­con­ta­re dei suoi ra­gaz­zi agli aspi­ran­ti po­li­ziot­ti. «So­no di­ven­ta­ti tut­ti miei fi­gli», sor­ri­de. E ca­pi­ta an­che che, in­cro­cian­do­la per le stra­de di Ve­ro­na, un agen­te si fer­mi e la rin­gra­zi per le pa­ro­le che an­co­ra tie­ne a men­te. Op­pu­re, com’è suc­ces­so un an­no do­po la mor­te del pri­mo­ge­ni­to, un ra­gaz­zo la av­vi­ci­ni, apra il por­ta­fo­glio, ti­ri fuo­ri una fo­to del fi­glio e di­ca: «Mi ha sal­va­to la vi­ta. Ero tos­si­co­di­pen­den­te. Ne so­no usci­to gra­zie a lui». Co­sì Ma­ria Te­re­sa ha pre­so la ri­vin­ci­ta sul de­sti­no.

Ora i gli oc­chi di que­sta don­na straor­di­na­ria so­no per la gio­va­ne che l’ac­com­pa­gna ver­so il pre­si­den­te Mat­ta­rel­la. È Ni­col, 23 an­ni. È la fi­glia di Da­vi­de. È sua ni­po­te. Sa­rà po­li­ziot­ta.

L’APPLAUSO E LA COM­MO­ZIO­NE Ostia (Ro­ma). Il pre­si­den­te del­la Re­pub­bli­ca Ser­gio Mat­ta­rel­la, 77 an­ni, il mi­ni­stro dell’In­ter­no Mat­teo Sal­vi­ni, 45 (al­la sua de­stra), e il ca­po del­la Po­li­zia Fran­co Ga­briel­li, 58, ap­plau­do­no com­mos­si Ma­ria Te­re­sa Tu­raz­za, 76, che ha ap­pe­na ri­ce­vu­to la me­da­glia di Commendatore. Ac­can­to a lei la ni­po­te Ni­col, 23, ap­pe­na en­tra­ta in Po­li­zia. (Fo­to Li­vio An­ti­co­li).

FIE­RA DI LO­RO Ma­ria Te­re­sa Tu­raz­za ha gli oc­chi lu­ci­di men­tre mo­stra le fo­to di Mas­si­mi­lia­no (a si­ni­stra) e Da­vi­de, uccisi a 10 an­ni di di­stan­za l’uno dall’al­tro men­tre era­no in ser­vi­zio. Da­vi­de si era ar­ruo­la­to al­la mor­te del fra­tel­lo per «pren­de­re il suo po­sto».

LA DI­VI­SA È DI FA­MI­GLIA Ostia (Ro­ma). Ni­col Tu­raz­za, 23 an­ni, su­gli “at­ten­ti” al fian­co di non­na Ma­ria Te­re­sa. Suo pa­dre Da­vi­de, agen­te sul­le Vo­lan­ti, fu uc­ci­so nel 2005 in un con­flit­to a fuo­co co­me era ac­ca­du­to, die­ci an­ni pri­ma, al­lo zio Mas­si­mi­lia­no. Ni­col ha de­ci­so di se­gui­re l’esem­pio del pa­pà e si è ar­ruo­la­ta in Po­li­zia. Sot­to, Ma­ria Te­re­sa Tu­raz­za con il nostro gior­na­li­sta.

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