A ltro che eroe: mas­sa­crò gli ebrei

JANOS NOREIKA IN PA­TRIA È CE­LE­BRA­TO CO­ME VALOROSA E FULGIDA FI­GU­RA. MA SIL­VIA FOTI, SUA DISCENDENTE, HA SCO­PER­TO CHI ERA DAV­VE­RO: «COMPLICE DEI NAZISTI, HA MAS­SA­CRA­TO MI­GLIA­IA DI EBREI E RU­BA­TO I LO­RO AVERI». E ADES­SO GLI ESTREMISTI MINACCIANO LEI

GENTE - - Sommario - DI MAR­CO PA­GA­NI

La non­na glie­lo ave­va scon­si­glia­to chia­ra­men­te: «Non scri­ve­re un libro su di lui! ». Ades­so Sil­via Foti, 57 an­ni, in­se­gnan­te di Chi­ca­go, ne­gli Sta­ti Uni­ti, la le­zio­ne che le sta­va dan­do l’an­zia­na pa­ren­te l’ha im­pa­ra­ta, pur­trop­po sul­la sua pel­le. Ha sco­per­to, in­fat­ti, una ter­ri­bi­le ve­ri­tà sul suo il­lu­stre non­no, Jo­nas Noreika, fi­no­ra con­si­de­ra­to in Li­tua­nia un eroe na­zio­na­le. L’al­to uf­fi­cia­le era sta­to so­pran­no­mi­na­to “Ge­ne­ra­le tem­pe­sta” per il vi­go­re e il co­rag­gio con cui nel 1941 guidò la ri­vol­ta an­ti­so­vie­ti­ca pri­ma dell’ar­ri­vo nel suo Pae­se del­le trup­pe di oc­cu­pa­zio­ne na­zi­ste. La sto­ria di­ce che con­ti­nuò a bat­ter­si per la li­ber­tà del­la Li­tua­nia. E che fi­nì tra­gi­ca­men­te la sua vi­ta: nel 1947 fu ar­re­sta­to, tor­tu­ra­to, uc­ci­so e se­pol­to in una fos­sa co­mu­ne dai ser­vi­zi se­gre­ti rus­si. «In real­tà era un cri­mi­na­le di guer­ra, ha fat­to mas­sa­cra­re mi­glia­ia di ebrei», è in­ve­ce l’in­cre­di­bi­le ri­ve­la­zio­ne di Sil­via.

A di­spet­to del­la sua iden­ti­tà ita­lia­na - na­ta Ku­ce­nas pre­se il co­gno­me Foti dal ma­ri­to, un nostro con­na­zio­na­le - Sil­via è la ni­po­te di­ret­ta di Jo­nas Noreika. E seb­be­ne da sem­pre vi­va in America, co­me tut­ti i li­tua­ni è cre­sciu­ta con il mi­to del “Ge­ne­ra­le tem­pe­sta”, di­fen­so­re del­la pa­tria, vo­ta­to per la sua di­fe­sa all’estre­mo sa­cri­fi­cio. Co­sì Sil­via de­ci­se di de­di­ca­re un libro al non­no, per ce­le­brar­ne la valorosa fi­gu­ra e l’e- po­pea mi­li­ta­re. Ha im­pie­ga­to 18 an­ni a ri­co­strui­re il pas­sa­to dell’uo­mo: «Ave­vo pro­mes­so a mia ma­dre sul suo let­to di mor­te che avrei rac­con­ta­to la vi­cen­da del non­no, fi­no a quel mo­men­to an­che per me una spe­cie di ca­va­lie­re im­ma­co­la­to in lot­ta con­tro il ma­le», ha spie­ga­to la don­na.

Un gior­no, pe­rò, Sil­via in vi­si­ta a Su­ko­nai, la cit­ta­di­na nel nord del­la Li­tua­nia in cui Jo­nas era na­to nel 1910, rac­col­se dal pre­si­de del li­ceo in­ti­to­la­to a suo non­no una te­sti­mo­nian­za che le mi­se la clas­si­ca pul­ce nell’orec­chio: «La scel­ta di ono­ra­re in tutto il Pae­se l’eroi­smo del “Ge­ne­ra­le tem­pe­sta” ave­va an­che su­sci­ta­to pro­te­ste, non sol­tan­to elo­gi in­con­di­zio­na­ti. Alcuni lo ac­cu­sa­va­no di es­se­re un as­sas­si­no di ebrei, ma di si­cu­ro si trat­ta­va di bu­gie dif­fu­se dai so­vie­ti­ci per scre­di­tar­lo», le ri­fe­rì il di­ri­gen­te sco­la­sti­co. Era la pri­ma vol­ta che Sil­via sen­ti­va par­la­re del non­no in ma­nie­ra tan­to ver­go­gno­sa. La don­na de­ci­se di ap­pro­fon­di­re le sue ri­cer­che.

Non lo aves­se mai fat­to. An­zi sì, per­ché il ri­cor­do dei de­lit­ti con­tro l’uma­ni­tà non de­ve fi­ni­re se­pol­to con chi li ha com­mes­si ma di­ven­ta­re pe­ren­ne me­mo­ria del cal­va­rio di chi li ha su­bì­ti. Di ar­chi­vio in ar­chi­viuo, le in­da­gi­ni di So­fia fa­ce­va­no ri­sor­ge­re ogni ne­fan­dez­za com­mes­sa dal non­no, che do­po l’ar­ri­vo dei nazisti res­se una par­te del­la Li­tua­nia per lo­ro. «Mi ba­sta­va leg­ge­re gli or­di­ni uf­fi­cia­li fir­ma­ti dal “Ge­ne­ra­le tem­pe­sta”: era dav­ve­ro il bo­ia de­gli ebrei! In quel­le car­te istrui­va i suoi sol­da­ti a por­ta­re nei bo­schi gli ebrei re­si­den­ti nell’area, per fa­re sca­va­re lo­ro le fos­se e uc­ci­der­li sul po­sto. Poi ve­ni­va­no re­qui­si­te abi­ta­zio­ni, mo­bi­li e pro­prie­tà ad es­si ap­par­te­nu­te per es­se­re di­stri­bui­te fra i li­tua­ni “aria­ni”. Per­fi­no la ca­sa del­la fa­mi­glia del non­no era sta­ta ot­te­nu­ta in quel mo­do», rac­con­ta la Foti.

All’ini­zio del­la Se­con­da guer­ra mon­dia­le in Li­tua­nia c’era­no 200 mi­la ebrei: il 95 per cen­to di lo­ro fi­nì mas­sa­cra­to. Sil­via è sta­ta mi­nac­cia­ta per ave­re de­nun­cia­to il non­no, le sta­tue del “Ge­ne­ra­le tem­pe­sta” so­no an­co­ra in pie­di. Ma im­mer­se nel fan­go dei cri­mi­ni di cui è col­pe­vo­le.

È AN­DA­TA FI­NO IN FON­DO Chi­ca­go (Sta­ti Uni­ti). Sil­via Foti, 57 an­ni, nel­lo stu­dio di ca­sa. Da li­bri, do­cu­men­ti e te­sti­mo­nian­ze rac­col­te di per­so­na ha sco­per­to e de­nun­cia­to i cri­mi­ni com­mes­si da suo non­no.

ERA IL “GE­NE­RA­LE TEM­PE­STA” Jo­nas Noreika (1910-1947), l’uf­fi­cia­le li­tua­no so­pran­no­mi­na­to “Ge­ne­ra­le tem­pe­sta” per il suo va­lo­re. In real­tà si è mac­chia­to di col­pe or­ri­bi­li con­tro gli ebrei.

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