È DE­CI­SIO­NE SENSATA ABO­LI­RE LA TRAC­CIA STO­RI­CA AL­LO SCRIT­TO DEL­LA MATURITÀ?

Con l’ul­ti­ma ri­for­ma dell’Esa­me di Sta­to cam­bia il te­ma di ita­lia­no. Ma dav­ve­ro co­sì si fa il be­ne de­gli stu­den­ti?

GENTE - - LA GENTE DOMANDA -

Avrei ri­te­nu­to più op­por­tu­no che i ra­gaz­zi con­ti­nuas­se­ro a mi­su­rar­si con la di­men­sio­ne del­la sto­ria e il fat­to che sia or­mai co­sì di­ver­sa dal­le for­me di co­no­scen­za in “tem­po rea­le” cui so­no abi­tua­ti la ren­de sem­mai più im­por­tan­te. Il ri­di­men­sio­na­men­to del­le ore di in­se­gna­men­to al­le scuo­le su­pe­rio­ri tut­ta­via è già in at­to da qual­che an­no, dun­que que­sta de­ci­sio­ne non stu­pi­sce. Una vol­ta che si pro­po­ne lo­ro un cer­to mo­do di guar­da­re alla real­tà con­tem­po­ra­nea, gli stu­den­ti al pri­mo an­no di uni­ver­si­tà so­no in­dub­bia­men­te cu­rio­si, ma al­tret­tan­to in­dub­bia­men­te me­no pre­pa­ra­ti di un tem­po. È im­por­tan­te sot­to­li­nea­re che non si trat­ta di una scien­za no­zio­ni­sti­ca: non con­ta ri­cor­da­re da­te, no­mi, fat­ti nei det­ta­gli, ma aver chia­ro che co­no­sce­re la sto­ria è un mo­do per evi­ta­re gli er­ro­ri del pas­sa­to e im­ma­gi­nar­si pos­si­bi­li­tà di­ver­se per il fu­tu­ro. Inol­tre, ci la­men­tia­mo ri­guar­do alla man­can­za di edu­ca­zio­ne ci­vi­ca tra i più gio­va­ni: che cos’è la sto­ria se non l’in­se­gna­men­to del ten­ta­ti­vo co­stan­te di con­vi­ven­za tra po­po­li e istan­ze? La sto­ria è tutt’al­tro che an­ti­qua­ria­to. Que­sta mi­su­ra ha per­tan­to un va­lo­re sim­bo­li­co mol­to for­te.

Ri­spon­de AGOSTINO GIOVAGNOLI or­di­na­rio di Sto­ria con­tem­po­ra­nea Uni­ver­si­tà Cat­to­li­ca di Mi­la­no

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