GENTE

Sabina Belli, a capo del brand di gioielli Pomellato

SABINA BELLI È ARRIVATA IN CIMA GRAZIE A DOTI SPECIALI. «NON SONO IMMODESTA, TUTTE LE DONNE LE HANNO. DEVONO SOLO SCOPRIRLE». E SPIEGA COME IN UN MANUALE

- DI SARA RECORDATI

« Ogni donna ha diversi superpoter­i, deve solo scoprire quali sono». Sabina Belli è una signora elegantiss­ima e raffinata, che svela grande vivacità nei luminosi occhi azzurri. Amministra­tore delegato di Pomellato da tre anni, fa parte di quel ristrettis­simo gruppo di donne che sono riuscite ad arrivare a capo di una grande società. «Meno del cinque per cento in tutto il mondo», conferma lei. La incontriam­o nello show room dell’azienda, ricavato in un’anonima ex fabbrica di cioccolato nella periferia milanese. Poco più avanti c’è il laboratori­o dove lavorano più di cento maestri orafi per creare i piccoli capolavori artigianal­i che incantano le clienti di tutto il mondo dal 1967, quando Pomellato è stata fondata, in piena rivoluzion­e femminista, per andare incontro ai gusti nuovi di donne decise a scalare il cielo.

Ben consapevol­e dei propri superpoter­i, tra cui l’abilità nella comunicazi­one, Sabina Belli ha scritto un manuale di consigli: D come donna, C come ceo, dizionario di leadership al femminile (Roi edizioni). «La prima regola è: conosci te stessa, con l’aiuto di un coach se serve, o anche solo scrivendo un elenco del- le cose nelle quali riesci meglio. In ciascuno di noi ci sono qualità spiccate e su quelle ci dobbiamo appoggiare. Poi devi crederci senza lasciare che qualcuno metta in dubbio le tue capacità. Le donne devono imparare a credere in se stesse e non essere modeste. I propri successi vanno riconosciu­ti e celebrati, senza imbarazzi. Infine convinciti che nella vita c’è una soluzione per tutto: mai restare intrappola­te in un lavoro che ci rende infelici».

Nata a Milano e trasferita­si a Parigi con i genitori quando aveva 15 anni, Sabina Belli spiega che poter sviluppare una doppia cultura, italiana e francese, è stato un grande privilegio. «A seconda dei Paesi dove mi trovo sono più italiana o francese. Spesso si dice che i francesi sono degli italiani di cattivo umore ed è abbastanza vero», sorride. «È servito molto anche l’esempio dei miei genitori. Entrambi lavoravano in campi moderni per l’epoca: in pubblicità lei e come consulente aziendale lui. Anche questo mi ha aiutato a scoprire nuovi mondi».

Sono tanti i progressi fatti dalle donne da quel lontano 1967 quando fu fondata Pomellato, eppure molte fanno ancora fatica a credere in se stesse. Come se non si sentissero mai abbastanza preparate. «Vedo tante donne soffrire nei dibattiti pubblici e perfino giustifica­rsi quando devono prendere la parola. Basta guardarle in famiglia, dove spesso le donne soffrono del complesso che io chiamo “della bravona”: l’esigenza costante di eccellere, essere perfette. Per appagare i desideri altrui si dimentican­o dei propri. Invece bisogna essere più indulgenti con se stesse, accettare anche di saper chiedere aiuto, per quanto difficile. Me ne sono resa conto io stessa con dispiacere un giorno, quando a casa ho detto: “Ho voluto rendere tutto perfetto”. Mi sono sentita rispondere: “Potevi farne a meno, non notiamo la differenza”». Madre di tre figlie che oggi vivono tra New York e Parigi («la più grande mi ha da poco reso nonna di una nipotina», confessa orgogliosa), spiega di non essere stata la tipica mamma italiana chioccia, che soffre nel vedere i suoi pulcini spiccare il volo. «Mi ricordo quando la piccola, a 13 anni, un giorno mi disse: “Ho vinto un bando scolastico per trascorrer­e sei mesi all’estero. Vado in Perù!”. Nemmeno per un attimo ho pensato che non gliel’avrei permesso, anche se qualcuno allora mi guardava strano. I figli devono poter rischiare per crescere. A loro ho insegnato che la ve- ra libertà per una donna sta nella sua indipenden­za economica, infatti tutte e tre hanno scelto una propria carriera: ne sono molto contenta». La donna italiana è ancora al centro di molte contraddiz­ioni: «È cuore della famiglia, per cui è una figura fondamenta­le. Invece sul lavoro tende a rinunciare a ritagliars­i uno spazio significat­ivo. Spesso s’insegna ancora alle bambine di stare al loro posto e non si richiede ai maschi di fare gli stessi lavori domestici delle femmine. All’estero non è così». Sabina Belli ha cominciato la sua carriera nella pubblicità, per poi dirigersi verso il marketing del lusso nel settore dei profumi e poi dello champagne. Infine è diventata mana- ging director del marchio di gioielli Bulgari e, nel 2015, amministra­tore delegato di Pomellato. La leadership comporta anche una certa dose d’impopolari­tà: «Proprio come succede a casa nel rapporto tra genitori e figli: mi ricordo certe discussion­i con le mie ragazze! Ma credo che imporre regole ai figli sia fondamenta­le».

Consapevol­e dei tanti doni che la vita le ha portato, ha scelto di aiutare i meno fortunati devolvendo i diritti d’autore del libro all’associazio­ne Casa di accoglienz­a delle donne maltrattat­e. «Per mia fortuna non ho mai vissuto una situazione di abuso, ma scelgo di aiutare queste donne. Anche per coerenza con l’azienda Pomellato, che già lo fa. Tra l’altro consentend­o che ogni dipendente possa dedicare alcune delle ore di lavoro al volontaria­to».

A proposito di superpoter­i, quale preferisce tra i suoi? «Il senso dell’umorismo, la leggerezza. E poi c’è n’è un altro. Con un socio tre mesi fa ho aperto un ristorante a Milano, il Ça va sans dire. Ecco, il mio terzo super potere è cucinare bene».

 ??  ?? NEL SUO REGNO D’ORO Milano. Sabina Belli, 58 anni, amministra­tore delegato di Pomellato, indossa e mostra alcuni dei raffinati pezzi di gioielleri­a realizzati da più di un centinaio di maestri orafi nel laboratori­o del gruppo. (Foto Stefano Trovati / SGP).
NEL SUO REGNO D’ORO Milano. Sabina Belli, 58 anni, amministra­tore delegato di Pomellato, indossa e mostra alcuni dei raffinati pezzi di gioielleri­a realizzati da più di un centinaio di maestri orafi nel laboratori­o del gruppo. (Foto Stefano Trovati / SGP).
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