La fon­da­zio­ne di Al­da Fen­di

GENTE - - Sommario - DI FRAN­CE­SCO VI­CA­RIO

Èil suo or­go­glio mas­si­mo, una vo­ca­zio­ne di­ven­ta­ta spi­ri­to di ser­vi­zio: fa­re dell’arte un be­ne frui­bi­le dal­la col­let­ti­vi­tà. Al­da Fen­di usa co­me bi­gliet­to da vi­si­ta un sor­ri­so ac­co­glien­te, sin­ce­ro, pro­fon­do. È l’ul­ti­ma del­le cin­que so­rel­le che han­no fat­to la sto­ria del­la moda ro­ma­na pri­ma, in­ter­na­zio­na­le poi. Og­gi la crea­ti­vi­tà di Al­da, che in azien­da en­trò gio­va­nis­si­ma, go­mi­to a go­mi­to con Karl La­ger­feld, si de­cli­na nel­la fon­da­zio­ne che ha pre­so il suo no­me, Al­da Fen­di-Espe­ri­men­ti, e nel luo­go che dall’11 ot­to­bre la ospi­ta, Rhi­no­ce­ros. Il no­me del pa­laz­zo è un chia­ro ri­fe­ri­men­to al­la sim­bo­lo­gia clas­si­ca, «per la qua­le il ri­no­ce­ron­te era si­no­ni­mo di pos­sen­za, di ener­gia», spie­ga la si­gno­ra. «E poi Rhi­no­ce­ros è il no­me del ri­no­ce­ron­te in va­rie lin­gue, dun­que im­me­dia­ta­men­te com­pren­si­bi­le». Di que­sto luo­go lei è la me­ce­na­te men­tre Raf­fae­le Cu­ri, che ha un pas­sa­to nel ci­ne­ma (era Er­ne­sto ne Il giar­di­no dei Fin­zi Con­ti­ni di Vit­to­rio De Si­ca) da di­ver­si anni è idea­to­re del­la li­nea ar­ti­sti­ca del­la Fon­da­zio­ne.

Rhi­no­ce­ros è an­zi­tut­to una ve­ra e pro­pria ca­sa dell’arte. «In que­sto pro­get­to, che og­gi pren­de fi­nal­men­te vi­ta, ho in­ve­sti­to tut­te le mie for­ze », spie­ga la si­gno­ra Fen­di. «La sto­ria che le­ga que­sto luo­go al­la Fon­da­zio­ne ini­zia mol­ti anni fa, quan­do ab­bia­mo ri­le­va­to lo sta­bi­le in cui ci tro­via­mo ora, di ori­gi­ne sei­cen­te­sca, dal Co­mu­ne di Ro­ma, in una zo­na, il Ve­la­bro, che si tro­va­va in com­ple­to sta­to di ab­ban­do­no. E que­sto no­no­stan­te leg­gen­da vo­glia che pro­prio qui sia­no sor­ti i pri­mi in­se­dia­men­ti di Ro­ma an­ti­ca. In­fat­ti dal ter­raz­zo del se­sto pia­no si pos­so­no am­mi­ra­re an­che le ro­vi­ne del Pa­la­ti­no, il pa­laz­zo de­gli im­pe­ra­to­ri che ave­va­no scel­to di eri­ge­re la lo­ro re­si­den­za in que­sta par­ti­co­la­re zo­na di Ro­ma».

Rhi­no­ce­ros si svi­lup­pa su tre­mi­la e cin­que­cen­to me­tri qua­dra­ti e su sei pia­ni di al­tez­za. «Il pro­get­to è fir­ma­to da Jean Nouvel, il gran­de ar­chi­tet­to fran­ce­se che ha idea­to ce­le­ber­ri­me ope­re in gi­ro per il mon­do [ dal­la Fon­da­zio­ne Cartier di Parigi

IN UN PA­LAZ­ZO RO­MA­NO DEL 600 SOR­GE LA SE­DE DEL­LA SUA FON­DA­ZIO­NE: ORA VI È ESPO­STO “L’ADO­LE­SCEN­TE” DI MI­CHE­LAN­GE­LO, VISITABILE GRA­TUI­TA­MEN­TE. IN PIÙ, IN QUE­STI 3.500 ME­TRI QUA­DRA­TI SI PUÒ AN­CHE SOGGIORNARE E ASSAGGIARE RAFFINATEZZE

all’ av­ve­ni­ri­sti­ca se­de del Louv re­di Ab uD ha bi, ne­gli Emirati Arabi, ndr]. Ro­ma qui è ovun­que. Tra Rhi­no­ce­ros e la ca­pi­ta­le esi­ste un rap­por­to di stret­ta com­pe­ne­tra­zio­ne. Le fac­cio un esem­pio: in oc­ca­sio­ne dell’ina­gu­ra­zio­ne ab­bia­mo il­lu­mi­na­to l’ Ar­co di Gia­no, un mo­nu­men­to ri­sa­len­te al IV se­co­lo che si tro­va di fron­te al pa­laz­zo e che era per lo più sco­no­sciu­to ai cit­ta-

di­ni ro­ma­ni, vi­sto che fi­no a po­chi anni fa era qua­si se­pol­to dai ri­fiu­ti. Fon­da­zio­ne Al­da Fen­di-Espe­ri­men­ti, ov­ve­ro io in­sie­me con le mie fi­glie Ales­sia e Gio­van­na, ab­bia­mo vo­lu­to fa­re un re­ga­lo a Ro­ma, chia­man­do per l’oc­ca­sio­ne un gran­de ge­nio dell’il­lu­mi­na­zio­ne, Vit­to­rio Sto­ra­ro [ vin­ci­to­re di tre pre­mi Oscar co­me di­ret­to­re del­le lu­ci per i film Apo­ca­lyp­se Now, Reds e L’ul­ti­mo im­pe­ra­to­re, ndr], che ha an­che cu­ra­to l’al­le­sti­men­to di Rhi­no­ce­ros».

Il 15 di­cem­bre è sta­to inau­gu­ra­to il pri­mo even­to espo­si­ti­vo: fi­no al 10 mar­zo qui è ospi­ta­to L’ado­le­scen­te di Mi­che­lan­ge­lo, che ar­ri­va dall’Ermitage di San Pie­tro­bur­go, «e che inau­gu­ra una col­la­bo­ra­zio­ne trien­na­le con il mu­seo rus­so, il più gran­de del mon­do».

Il pro­get­to di Nouvel è ispi­ra­to ai Pas­sa­ges, le fa­mo­se gal­le­rie co­per­te del­la Parigi ot­to­cen­te­sca, idea­te da Wal­ter Be­n­ja­min: i cor­ri­doi, che pa­io­no qua­si sca­va­ti nel­le pa­re­ti di mu­ra­tu­ra mi­sta - mat­to­ni

IL MU­SEO ERMITAGE INVIERÀ QUI LE SUE OPE­RE PER AL­TRI TRE ANNI

pie­ni e tu­fo da una par­te e pie­tra­me dall’al­tra - si af­fac­cia­no e si im­mer­go­no nel cor­ti­le in­ter­no, in una pas­seg­gia­ta che si get­ta di vol­ta in vol­ta in spa­zi più o me­no am­pi, pa­le­si, se­gre­ti, con scor­ci sug­ge­sti­vi su­gli sca­vi. Al quin­to pia­no si tro­va il ri­sto­ro fir­ma­to Ka­viar Ka­spia, brand na­to a Parigi nel 1927 e spe­cia­liz­za­to in piat­ti di ca­via­le, da­van­ti al qua­le si af­fac­cia il fa­mo­so ter­raz­zo sul­la Ro­ma im­pe­ria­le. Stes­sa vi­sta dal se­sto pia­no, do­ve si tro­va­no 24 ap­par­ta­men­ti, sem­pre ar­re­da­ti da Nouvel, che pren­do­no il no­me di The Rooms of Ro­me ( le stan­ze di Ro­ma), ve­re e pro­prie mi­ni re­si­den­ze per chi vuo­le al­log­gia­re nel­la ca­pi­ta­le a stret­to contatto con l’arte. Que­sto pro­get­to ha una dop­pia di­men­sio­ne. « Quel­la pub­bli­ca è per Ro­ma. Bi­so­gna fa­re in mo­do che que­sta cit­tà espri­ma il più pos­si­bi­le il suo po­ten­zia­le e che sia frui­bi­le: ec­co per­ché L’ado­le­scen­te sa­rà aper­to al pub­bli­co gra­tui­ta­men­te. Io ho avu­to mol­te for­tu­ne. E cre­do che chi ha di più, ab­bia an­che la re­spon­sa­bi­li­tà di fa­re di più per la col­let­ti­vi­tà. Il mio im­pe­gno sta nel ren­de­re l’arte un mon­do più de­mo­cra­ti­co, ac­ces­si­bi­le a quan­te più per­so­ne pos­si­bi­le». Ma Rhi­no­ce­ros ha an­che un si­gni­fi­ca­to più pri­va­to, che con­cer­ne gli af­fet­ti più in­ti­mi del­la si­gno­ra Fen­di. «È un la­sci­to al­la mia fa­mi­glia, in par­ti­co­la­re al­le mie fi­glie e ai miei cin­que ni­po­ti, che han­no tra 24 e 9 anni: Ve­ro­ni­ca, An­ge­li­ca, Edoar­do, Ema­nue­le ed Eu­ge­nia. Gio­va­ni, an­zi gio­va­nis­si­mi, che pe­rò han­no già una spic­ca­ta sen­si­bi­li­tà: so­no cu­rio­si e af­fa­sci­na­ti dall’arte. Ve­do in lo­ro la stes­sa mia vo­ca- zio­ne, quel­la che ho ri­co­min­cia­to a col­ti­va­re nel 2001, quan­do con le mie so­rel­le ab­bia­mo ce­du­to le par­te­ci­pa­zio­ni dell’azien­da di fa­mi­glia e ab­bia­mo pre­so stra­de di­ver­se: la mia è sta­ta e con­ti­nua a es­se­re que­sta dell’arte». In real­tà non era una neo­fi­ta. «Il col­le­zio­ni­smo e il me­ce­na­ti­smo so­no sem­pre sta­ti par­te del mio Dna, per­ché ca­sa no­stra, co­sì co­me la no­stra azien­da, ha avu­to sem­pre mol­ta at­ten­zio­ne per le sug­ge­stio­ni ar­ti­sti­che e la crea­ti­vi­tà. Rhi­no­ce­ros è una gran­de ere­di­tà, an­che in sen­so tem­po­ra­le: la fon­da­zio­ne ha una du­ra­ta di cen­to anni, quin­di ab­bia­mo cal­co­la­to che ab­brac­ce­rà ben cin­que ge­ne­ra­zio­ni a par­ti­re da me che po­tran­no, se vor­ran­no, oc­cu­par­si di que­sto la­sci­to. Lo con­si­de­ro un pre­zio­so ar­ric­chi­men­to, fre­quen­ta­re gli ar­ti­sti è un gran­de do­no».

«QUE­STO È UN LA­SCI­TO PER I MIEI NI­PO­TI, CHE HAN­NO TRA 9 E 24 ANNI»

HA AF­FI­DA­TO LA REALIZZAZIONE ALL’ARCHISTAR NOUVEL Al­da Fen­di, 78 anni, ac­can­to all’ar­chi­tet­to Jean Nouvel, 73, che ha fir­ma­to il pro­get­to di Rhi­no­ce­ros. «Jean ha rein­ter­pre­ta­to vo­lu­mi e lu­ci, crea­to scor­ci, sca­le e cam­mi­na­men­ti nuo­vi. En­tri e ti tro­vi nel fu­tu­ro», di­ce la si­gno­ra. CAPOLAVORO L’ado­le­scen­te di Mi­che­lan­ge­lo: la scul­tu­ra ar­ri­va dal mu­seo Ermitage di San Pie­tro­bur­go.

SI AF­FAC­CIA SUL­LA STO­RIA La fac­cia­ta prin­ci­pa­le del­la ca­sa-mu­seo. Il pa­laz­zo è su sei pia­ni e oc­cu­pa una su­per­fi­cie di 3.500 me­tri qua­dra­ti nel cuo­re del­le ro­vi­ne di Ro­ma an­ti­ca. DUE SIMBOLI A CONFRONTO Ro­ma. Il sim­bo­lo del­la Fon­da­zio­ne Al­da Fen­di-Espe­ri­men­ti, il ri­no­ce­ron­te in ve­tro­re­si­na fir­ma­to dal­lo sce­no­gra­fo Riccardo Buz­zan­ca. È sta­to po­sto da­van­ti all’ar­co di Gia­no, mo­nu­men­to del IV se­co­lo, che sor­ge ac­can­to a Rhi­no­ce­ros e che è sta­to ri­qua­li­fi­ca­to e il­lu­mi­na­to dal pre­mio Oscar Vit­to­rio Sto­ra­ro a spe­se del­la Fon­da­zio­ne. L’ar­co, pri­ma, era qua­si un de­po­si­to di ri­fiu­ti.

MU­RI AN­TI­CHI E ANI­MA D’ACCAIO L’in­ter­no di uno dei 24 al­log­gi che oc­cu­pa­no il se­sto pia­no del pa­laz­zo pro­get­ta­to e ar­re­da­to da Jean Nouvel. Si trat­ta di ap­par­ta­men­ti di di­ver­se me­tra­tu­re, com­ple­ti di ogni com­fort. Le cu­ci­ne, co­me que­sta, so­no in ac­cia­io con pan­nel­li a scom­par­sa do­mo­tiz­za­ti. Espri­mo­no il con­tra­sto tra la con­tem­po­ra­nei­tà e l’ani­ma an­ti­ca del pa­laz­zo, con­tras­se­gna­ta dai mu­ri ori­gi­na­li.

SI DORME IN SPA­ZI MODERNISSIMI E SI PREN­DE L’APE­RI­TI­VO AMMIRANDO RO­MA Ro­ma. So­pra, un’al­tra so­lu­zio­ne abi­ta­ti­va di Rhi­no­ce­ros. Gli al­log­gi in par­te ospi­te­ran­no gli ar­ti­sti che espor­ran­no al­la Fon­da­zio­ne, in par­te ver­ran­no de­sti­na­ti a uso al­ber­ghie­ro. Que­sto sot­to­tet­to ha pan­nel­li a scom­par­sa che na­scon­do­no i ser­vi­zi. Sot­to, il ter­raz­zo per l’ape­ri­ti­vo con vi­sta sul­le ro­vi­ne di Ro­ma.

GLI ELE­MEN­TI DI AR­RE­DO SO­NO STA­TI SCELTI TRA I GRAN­DI CLAS­SI­CI DEL DESIGN ITA­LIA­NO So­pra, a si­ni­stra, una ca­me­ra con al­cu­ni trat­ti di ros­so da­ti dal­la pol­tro­na e dall’ot­to­ma­na fir­ma­te da Gae­ta­no Pesce per B&B; le lan­ter­ne in pla­sti­ca so­no le My Day, di Flos. A de­stra, una cucina in cui le ma­io­li­che so­no tut­te fo­to­gra­fie del­le ce­ra­mi­che che pre­e­si­ste­va­no all’in­ter­ven­to di ri­strut­tu­ra­zio­ne del pa­laz­zo. Sot­to, a si­ni­stra, una ca­me­ra dop­pia con i par­ti­co­la­ri let­ti con le ruo­te; a de­stra, un al­tro ap­par­ta­men­to più gran­de in cui spic­ca­no i di­va­ni aran­cio di Cas­si­na, la lam­pa­da To­io di Ca­sti­glio­ni per Flos, e, sul­lo sfon­do, il ta­vo­lo ret­tan­go­la­re cir­con­da­to da se­die Cap­pel­li­ni.

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