«Co­sì ab­bia­mo ar­re­sta­to Bat­ti­sti»

«FI­NO ALL’UL­TI­MO PEN­SA­VA FOS­SE UN NOR­MA­LE CON­TROL­LO», RAC­CON­TA­NO I DUE AGEN­TI. «POI HA CA­PI­TO CHE ERA FI­NI­TA». DA DIE­CI GIOR­NI QUA­RAN­TA UO­MI­NI STAVANO CHIUDENDO IL CERCHIO IN­TOR­NO AL LA­TI­TAN­TE. L’HA TRADITO LA VO­GLIA DI UNA PIZ­ZA E DI PAS­SEG­GIA­RE

GENTE - - Sommario - DI FRAN­CE­SCO GI­RO­NI

So­no le 17 di un sa­ba­to cal­do umido a San­ta Cruz de la Sier­ra, Bo­li­via, 800 chi­lo­me­tri a sud-est del­la ca­pi­ta­le La Paz. Su un mar­cia­pie­de del bar­rio Ur­ba­rì, nel­la zo­na orien­ta­le del se­con­do anel­lo del­la cit­tà più po­po­lo­sa del Pae­se su­da­me­ri­ca­no, un uo­mo in pan­ta­lo­ni di co­to­ne blu e t-shirt a ma­ni­che cor­te del­lo stes­so co­lo­re pas­seg­gia a pas­so svel­to. Ha ca­pel­li ben pet­ti­na­ti, piz­zet­to e oc­chia­li scu­ri. È tran­quil­lo. Non si ac­cor­ge del­la vet­tu­ra che lo sor­pas­sa e dell’uo­mo che pun­ta ver­so di lui un te­le­fo­ni­no. Sem­bra stia leg­gen­do un messaggio o le in­di­ca­zio­ni per muo­ver­si nel de­da­lo di vie di un quar­tie­re che pa­re una cit­tà. In­ve­ce lo sta ri­pren­den­do. Un clic e quei po­chi se­con­di di vi­deo rag­giun­go­no gli smart­pho­ne di al­tri due uo­mi­ni. Il pri­mo, cal­vo e fi­si­co asciut­to, scam­bia uno sguar­do d’in­te­sa con il col­le­ga, più ro­bu­sto di lui, ca­pel­li ar­ruf­fa­ti. «È lui, fer­ma­te­lo», è la ri­spo­sta che ar­ri­va all’uni­so­no.

Lui è Ce­sa­re Bat­ti­sti, na­to a Ci­ster­na di La­ti­na il 18 dicembre 1954. De­ve scon­ta­re una con­dan­na all’er­ga­sto­lo con iso­la­men­to diur­no per me­si sei per quat­tro omi­ci­di av­ve­nu­ti tra il 1978 e il 1979. Lui all’epo­ca era mem­bro dei Pac, i Pro­le­ta­ri ar­ma­ti per il co­mu­ni­smo. Lo cer­ca­no dal 4 ot­to­bre 1981, da quan­do riu­scì a eva­de­re dal car­ce­re di Fro­si­no­ne. Lo han­no cer­ca­to in Mes­si­co. Lo han­no cer­ca­to in Fran­cia. Lo han­no cer­ca­to in Brasile. Lo han­no tro­va­to tut­te le volte. E tut­te le volte è riu­sci­to a fug­gi­re o a ot­te­ne­re la pro­te­zio­ne di in­tel­let­tua­li, po­li­ti­ci, go­ver­ni e Sta­ti. Al­la fi­ne lo han­no tro­va­to in Bo­li­via. E han­no ini­zia­to a strin­ge­re la re­te.

Que­sta che Gen­te è in gra­do di rac­con­ta­re è la sto­ria del­la cat­tu­ra del terrorista la­ti­tan­te più fa­mo­so del­la sto­ria ita­lia­na re­cen­te (in real­tà ce ne so­no al­tri 11, al­cu­ni di mag­gior pe­so di Bat­ti­sti, ri­pa­ra­ti in Ar­gen­ti­na, Fran­cia, Gran Bre­ta­gna, Ni­ca­ra­gua, Pe­rù, Sviz­ze­ra). A nar­rar­la so­no i due po­li­ziot­ti che ma­te­rial­men­te han­no ar­re­sta­to Ce­sa­re Bat­ti­sti: Emi­lio Rus­so, 53 an­ni, del­lo Scip (il Ser­vi­zio di coo­pe­ra­zio­ne in­ter­na­zio­na­le del­le po­li­zie), e il vi­ce­que­sto­re Giu­sep­pe Co­di­spo­ti, pu­re lui 53en­ne, in for­za all’an­ti­ter­ro­ri­smo in­ter­no. «L’ab­bia­mo tro­va­to se­guen­do le tec­ni­che di po­li­zia tra­di­zio­na­le, bat­ten­do pal­mo a pal­mo due quar­tie­ri del­la cit­tà do­ve so­spet­ta­va­mo po­tes­se tro­var­si», ri­ve­la­no gli agen­ti. In cam­po ci so­no qua­ran­ta uo­mi­ni del­la Po­li­zia bo­li­via­na, che con cir­co­spe­zio­ne se­tac­cia­no i due quar­tie­ri, Ur­ba­rì e San­ta Ro­si­ta. Ogni vol­ta che da­van­ti a lo­ro si pa­ra un sog­get­to so­spet­to, che po­treb­be as­so­mi­glia­re al ri-

cer­ca­to, in­via­no il vi­deo agli in­ve­sti­ga­to­ri ita­lia­ni per la con­fer­ma. E la con­fer­ma ar­ri­va, ap­pun­to, il po­me­rig­gio di sa­ba­to 12 gen­na­io. Quan­do l’agen­te bo­li­via­no in bor­ghe­se si iden­ti­fi­ca e chie­de i do­cu­men­ti, Bat­ti­sti pen­sa a un nor­ma­le con­trol­lo. Non so­spet­ta nul­la e for­ni­sce la carta d’identità bra­si­lia­na con il suo ve­ro no­me, Ce­sa­re Bat­ti­sti. Teo­ri­ca­men­te è un “ir­re­go­la­re” e vie­ne con­dot­to in una ca­ser­ma del­la Po­li­zia. Ad at­ten­der­lo, pe­rò, ci so­no Co­di­spo­ti e Rus­so. «Quan­do ha ca­pi­to si è accasciato sul­la pol­tro­na», rac­con­ta­no.

È da due an­ni che gli in­ve­sti­ga­to­ri fanno la spo­la con il Su­da­me­ri­ca. Ce­sa­re Bat­ti­sti è in Brasile e go­de del­la pro­te­zio­ne del Pae­se (ha un vi­sto per­ma­nen­te), ma la vit­to­ria di Jair Bol­so­na­ro al­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li di ot­to­bre la­scia pre­sa­gir­ne la fi­ne. Non a ca­so Bat­ti­sti ten­ta an­co­ra una vol­ta di tro­va­re uno scu­do, pre­pa­ran­do una nuo­va fu­ga pro­prio ver­so la Bo­li­via (chie­de­rà asi­lo po­li­ti­co). Ma in Italia nel frat­tem­po la Po­li­zia tor­na a tes­se­re la sua re­te. Si ini­zia a in­da­ga­re sui ta­bu­la­ti te­le­fo­ni­ci del­le per­so­ne a lui più vi­ci­ne e ven­go­no in­di­vi­dua­ti i nu­me­ri iden­ti­fi­ca­ti­vi dei suoi cel­lu­la­ri (è il co­sid­det­to co­di­ce Imei, che per­met­te di lo­ca­liz­za­re un ap­pa­rec­chio in­di­pen­den­te­men­te dal­la sche­da im­pie­ga­ta).

Se­con­do que­sti nu­me­ri, il 16 no­vem­bre Bat­ti­sti è a San­ta Cruz de la Sier­ra, Bo­li­via, in Ra­dial 21. Qui c’è la Ca­so­na Azul Re­si­den­cial, un edi­fi­cio blu di due pia­ni che per una ven­ti­na di eu­ro a not­te of­fre ca­me­re po­co più che de­cen­ti con un let­to, un fri­go­ri­fe­ro e un ta­vo­li­no do­ve man­gia­re. Bat­ti­sti è go­lo­so di piz­za e la or­di­na spes­so a un ta­ke-away po­co di­stan­te: al com­mes­so la­scia il suo nu­me­ro di cel­lu­la­re. Lo ave­va com­pra­to al Mer­ca­do 4 de no­viem­bre, do­ve l’ad­det­to del ne­go­zio di cel­lu­la­ri ri­co­no­sce il ri­cer­ca­to e ri­ve­la i da­ti di un’al­tra sche­da ac­qui­sta­ta da Bat­ti­sti.

Ma lui è già lon­ta­no. Quan­do in­fat­ti Co­di­spo­ti con Rus­so rag­giun­go­no la Bo­li­via, il terrorista non è più in quell’al­ber­go. «Ci era ri­ma­sto fi­no al 5 dicembre», rac­con­ta­no an­co­ra i due in­ve­sti­ga­to­ri. Che non si per­do­no d’ani­mo. Quei te­le­fo­ni­ni, in­fat­ti, con­ti­nua­no a emet­te­re un se­gna­le e ora la Po­li­zia bo­li­via­na ha una carta in più: il nu­me­ro di tar­ga di una Toyo­ta sul­la qua­le il ri­cer­ca­to si spo­sta. Do­ve si tro­va? A tra­di­re il ri­cer­ca­to so­no an­co­ra una vol­ta i te­le­fo­ni. Nel gior­no in cui i giudici bra­si­lia­ni spic­ca­no il man­da­to di ar­re­sto - è il 13 dicembre - i cel­lu­la­ri di Bat­ti­sti ri­sul­ta­no es­se­re a Si­nop, nel­la re­gio­ne bra­si­lia­na del Ma­to Gros­so al con­fi­ne con la Bo­li­via. Co­me le mol­li­che di pa­ne la­scia­te da Pol­li­ci­no, i cel­lu­la­ri si spo­sta­no a Lu­cas do Rio Ver­de, 150 chi­lo­me­tri a sud di Si­nop, sem­pre in Brasile, quin­di a Ca­ce­res, ul­ti­ma gran­de cit­tà pri­ma del­la Bo­li­via. Il 17 so­no re­gi­stra­ti a San Ma­tiàs, ol­tre il con­fi­ne. Bat­ti­sti, quin­di, è di nuo­vo in Bo­li­via. «Da que­sta cit­tà par­te una so­la stra­da, in di­re­zio­ne di San­ta Cruz». Ed è qui che i cel­lu­la­ri tor­na­no a tra­smet­te­re il lo­ro se­gna­le. Fi­no al 4 gen­na­io, quan­do Bat­ti­sti spe­gne tut­to. «Il 6 gen­na­io era­va­mo an­co­ra in Bo­li­via». Sia­mo al­le fa­si con­clu­si­ve del rac­con­to dei due po­li­ziot­ti: «Ab­bia­mo bat­tu­to il ter­ri­to­rio co­me si faceva an­ni fa con un gran­de aiu­to da par­te dei col­le­ghi bo­li­via­ni».

Il fi­na­le lo co­no­scia­mo. Sa­ba­to 12 gen­na­io Ce­sa­re Bat­ti­sti esce per una passeggiata. Un agen­te in bor­ghe­se del­la Po­li­zia lo no­ta. Il fer­mo. Il tra­sfe­ri­men­to ver­so la ca­ser­ma dell’In­ter­pol. L’ar­re­sto. Ora, do­po 37 an­ni di la­ti­tan­za, il terrorista di­ce: «Non ce la fa­ce­vo più a scap­pa­re; sa­pe­vo che era ini­zia­to il con­to al­la ro­ve­scia, e mi chie­de­vo quan­do sa­reb­be ter­mi­na­to. Ero stan­co». Sull’ae­reo che lo ha ri­por­ta­to in Italia avreb­be am­mes­so: «So­no col­pe­vo­le, e su que­sto non si di­scu­te. Ma non di tut­to quel­lo che mi è sta­to ad­de­bi­ta­to». Ora è nel car­ce­re di mas­si­ma si­cu­rez­za di Ori­sta­no, in Sar­de­gna, in una del­le 20 cel­le del­la se­zio­ne As2.

SEM­PRE INCOLLATI AL TERRORISTA Ro­ma. A si­ni­stra, il mo­men­to in cui Ce­sa­re Bat­ti­sti, 64 an­ni, scen­de dall’ae­reo dell’Ae­ro­nau­ti­ca mi­li­ta­re che l’ha por­ta­to in Italia. Si muo­ve tra i due in­ve­sti­ga­to­ri del­la Po­li­zia che l’han­no ar­re­sta­to in Bo­li­via, Giu­sep­pe Co­di­spo­ti (al­le sue spal­le) ed Emi­lio Rus­so, en­tram­bi 53 an­ni. A de­stra, i due agen­ti lo con­se­gna­no al­la Po­li­zia pe­ni­ten­zia­ria.

CO­MI­TA­TO DI AC­CO­GLIEN­ZA PARITARIO La con­fe­ren­za all’ae­ro­por­to di Ciam­pi­no del mi­ni­stro dell’In­ter­no le­ghi­sta Mat­teo Sal­vi­ni, 45, che in­dos­sa l’im­man­ca­bi­le giub­bot­to del­la Po­li­zia, e del col­le­ga pen­ta­stel­la­to Al­fon­so Bo­na­fe­de, 42, mi­ni­stro del­la Giu­sti­zia. Lo spie­ga­men­to di un ta­le ap­pa­ra­to all’ar­ri­vo del terrorista as­sas­si­no è ap­par­sa a mol­ti trop­po ci­ne­ma­to­gra­fi­co, an­che perché ha fi­ni­to col da­re a Bat­ti­sti importanza e vi­si­bi­li­tà.

SUL­LE SPIAG­GE DI RIO SI SENTIVA AL SI­CU­RO Ce­sa­re Bat­ti­sti con il suo ghi­gno si fa fo­to­gra­fa­re sul­la spiag­gia di Rio de Ja­nei­ro co­me fos­se un tu­ri­sta: è il 2012 e il terrorista go­de del­lo sta­tus di ri­fu­gia­to po­li­ti­co dal gen­na­io 2009. A si­ni­stra, il la­ti­tan­te al World So­cial Fo­rum di Por­to Ale­gre del 2012.

“FO­TO RI­COR­DO” DEL­LA CAT­TU­RA San­ta Cruz de la Sier­ra (Bo­li­via). Bat­ti­sti da­van­ti al­lo stem­ma del­la se­de bo­li­via­na dell’In­ter­pol, do­ve il 12 gen­na­io è sta­to por­ta­to per un con­trol­lo dei do­cu­men­ti e poi ar­re­sta­to dai due agen­ti ita­lia­ni.

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