Pri­me­don­ne Lel­la Gol­fo rac­con­ta la lot­ta per la pa­ri­tà di ge­ne­re

«ERA­NO DI GOMMA. DA RA­GAZ­ZA LI PROCURAVO AL­LE CONTADINE SCALZE», RI­COR­DA LA PRE­SI­DEN­TE DEL­LA FONDAZIONE BELLISARIO. LA BAT­TA­GLIA PER L’AFFERMAZIONE FEMMINILE NON È FI­NI­TA: «NOI SIA­MO PIÙ BRAVE, DOBBIAMO AVE­RE PIÙ POSTI»

GENTE - - SOMMARIO - DI ROSSANA LINGUINI

Che le quo­te ro­sa avreb­be­ro por­ta­to gran­di ri­sul­ta­ti, Lel­la Gol­fo, pre­si­den­te del­la Fondazione Bellisario, lo ha sem­pre sa­pu­to. «Il no­stro Os­ser­va­to­rio mi da­va i nu­me­ri: le don­ne stu­dia­no di più, si lau­rea­no me­glio, vin­co­no i con­cor­si. So­no più brave. Ma per­ché al­lo­ra nel 2009 era­no so­lo in 170 a se­de­re nei con­si­gli di am­mi­ni­stra­zio­ne con­tro 2.700 uo­mi­ni?», si chie­de la ma­dri­na del­le quo­te di ge­ne­re. Lei, al­lo­ra de­pu­ta­ta Pdl, avreb­be vo­lu­to fa­re un’Au­tho­ri­ty per le pa­ri op­por­tu­ni­tà, ma non c’era­no i sol­di. Così ha sfi­da­to l’esta­blish­ment con una pro­po­sta di leg­ge che sgre­to­la­va la di­scri­mi­na­zio­ne di ge­ne­re nel­le so­cie­tà quo­ta­te e con­trol­la­te da­gli en­ti pub­bli­ci, sta­bi­len­do che nei con­si­gli di am­mi­ni­stra­zio­ne si do­ves­se ar­ri­va­re a ri­ser­va­re al­le don­ne il 33 per cen­to del­le pol­tro­ne. «Ero sem­pre sta­ta con­tro le quo­te di ge­ne­re», spie­ga la Gol­fo, «ma quan­do la Ban­ca d’Ita­lia ti di­ce che per por­ta­re la pre­sen­za femminile nei Cda al 30 per cen­to ser­vo­no 50 anni, che al­tro si de­ve fa­re? Se uno è ma­la­to, de­ve pren­de­re l’an­ti­bio­ti­co».

La cu­ra ha fun­zio­na­to, sen­ten­zia Con­sob, la Com­mis­sio­ne na­zio­na­le per le so­cie­tà e la Bor­sa, che in uno stu­dio ri­le­va co­me la pre­sen­za del­le don­ne nei board del­le so­cie­tà quo­ta­te sia pas­sa­to dal 5 al 37 per cen­to, con be­ne­fi­ci an­che sulla qua­li­tà dei con­si­gli di am­mi­ni­stra­zio­ne: età me­dia più bas­sa, li­vel­lo d’istru­zio­ne più al­to, mag­gio­re dif­fe­ren­zia­zio­ne di com­pe­ten­ze e ruo­li. So­prat­tut­to mi­glio­ri ri­sul­ta­ti eco­no­mi­ci in bi­lan­cio. «Quan­do le azien­de ini­zia­ro­no ad ap­pli­ca­re la leg­ge man­dai un at­te­sta­to di me­ri­to e in mol­ti mi ri­spo­se­ro. Ri­cor­do an­co­ra la let­te­ra di Gian Marco Mo­rat­ti, che di­ce­va: “Sa­rà un ca­so ma quan­do nel­la mia azien­da so­no en­tra­te tre si­gno­re la si­tua­zio­ne è com­ple­ta­men­te cam­bia­ta”». Non era un ca­so, e l’Ita­lia che pri­ma del­la leg­ge era fanalino di coda eu­ro­peo ora è tra i Pae­si vir­tuo­si, che spes­so ci han­no rag­giun­to dopo aver­ci co­pia­to: Francia, Ger­ma­nia, Spa­gna. Ep­pu­re in Ita­lia le don­ne che arrivano ai vertici azien­da­li so­no ra­re. «Tra le so­cie­tà quo­ta­te so­lo 18 ri­co­pro­no il ruo­lo di am­mi­ni­stra­to­re de­le­ga­to, 23 so­no pre­si­den­ti di Cda, 46 a ca­po di un col­le­gio sin­da­ca­le: la lea­der­ship è fer­ma, bloc­ca­ta».

Quel che Lel­la Gol­fo spe­ra­va è che la leg­ge pro­du­ces­se un cam­bia­men­to cul­tu­ra­le pri­ma del­la sua sca­den­za, che av­ver­rà dal 2021 al 2023, a se­con­da di quan­do fi­ni­ran­no i tre man­da­ti dei sin­go­li con­si­gli di am­mi­ni­stra­zio­ne. Del­la sua leg­ge, e del­la sua vi­ta - da Bo­ca­le, in pro­vin­cia di Reg­gio Ca­la­bria, a Ro­ma, do­ve da 30 anni pro­muo­ve la pa­ri­tà di ge­ne­re con la Fondazione in­ti­to­la­ta alla pri­ma top ma­na­ger ita­lia­na - Lel­la Gol­fo rac­con­ta in Ad al­ta quo­ta - Storia di una don­na li­be­ra (ed. Mar­si­lio). «E quan­do va­do in giro a pre­sen­ta­re il li­bro la pri­ma co­sa che mi chie­do­no è: co­sa suc­ce­de quan­do la leg­ge finisce? Per que­sto con Pa­tri­zia Grie­co, pre­si­den­te di Enel, ab­bia­mo pen­sa­to di guar­da­re avan­ti, di pro­muo­ve­re il re­ce­pi­men­to del­le quo­te ne­gli sta­tu­ti del­le so­cie­tà. Lo ha già fat­to Enel, lo stan­no fa­cen­do Leonardo e mol­te al­tre so­cie­tà. Que­sta era la stra­da trac­cia­ta». Poi pe­rò l’aria è cam­bia­ta. «Que­sto go­ver­no ha fat­to fuo­ri una pre­si­den­te don­na del­le Fer­ro­vie del­lo Sta­to [ Gio­ia Ghez­zi, ndr] e ha no­mi­na­to un uo­mo [ Gian­lui­gi Vit­to­rio Ca­stel­li, ndr], ha so­sti­tui­to una pre­si­den­te don­na Rai [ Monica Mag­gio­ni, ndr] con un uo­mo [ Mar­cel­lo Foa, ndr]. An­che se par­lia­mo di so­cie­tà pub­bli­che, non mi sem­bra che tra le loro prio­ri­tà ci sia­no le que­stio­ni di ge­ne­re. Dun­que, tut­to som­ma­to, me­glio met­te­re un pun­to fermo». Quel­lo che vor­reb­be la de­pu­ta­ta di For­za Ita­lia Cri­sti­na Ros­sel­lo, che pro­po­ne di pro­ro­ga­re la Gol­fo-Mosca per non ri­schia­re di tor­na­re in­die­tro. «Le don­ne ai vertici de­vo­no ri­man­da­re giù l’ascen­so­re di cri­stal­lo per far sa­li­re al­tre don­ne: così si pro­muo­ve un cir­co­lo vir­tuo­so che mo­di­fi­ca la men­ta­li­tà, an­che fuo­ri dai board. Quan­to a chi sta den­tro, vor­rei non si ca­des­se in

«L’ITA­LIA ERA FANALINO DI CODA, OG­GI SIA­MO PRE­SI A ESEM­PIO DA­GLI AL­TRI»

quel vi­ziet­to ma­schi­le di oc­cu­pa­re tut­ti i posti: or­mai ci so­no don­ne che sie­do­no in ot­to, no­ve con­si­gli di am­mi­ni­stra­zio­ne». In­tan­to la Gol­fo, con la Fondazione Bellisario, la più au­to­re­vo­le e pre­sti­gio­sa as­so­cia­zio­ne femminile ita­lia­na che og­gi è una Ong, con­ti­nua a pre­mia­re ca­pa­ci­tà e pro­fes­sio­na­li­tà fem­mi­ni­li che spes­so ri­schia­no di re­sta­re ine­spres­se per i trop­pi osta­co­li di cui è an­co­ra la­stri­ca­ta la stra­da dell’ec­cel­len­za del­le don­ne. «Quan­do ab­bia­mo ini­zia­to ave­va­mo tro­va­to una so­la lau­rea­ta in In­ge­gne­ria elet­tro­ni­ca con 110 e lode, chi avreb­be im­ma­gi­na­to che sa­rem­mo ar­ri­va­te a con­se­gna­re la Me­la d’Oro, me­ta­fo­ra del­la tra­sgres­sio­ne al femminile, a un’astro­nau­ta co­me Sa­man­tha Cri­sto­fo­ret­ti?».

Una “lob­by del me­ri­to”, così è sta­ta de­fi­ni­ta la fondazione crea­ta da Lel­la Gol­fo un an­no dopo la scom­par­sa di Ma­ri­sa Bellisario, ta­len­tuo­so am­mi­ni­stra­to­re de­le­ga­to dell’Ital­tel. «Per me era un ri­fe­ri­men­to, un simbolo», ri­cor­da. «E quan­do quel 4 ago­sto 1988, men­tre tor­na­vo in Ca­la­bria per le va­can­ze, sen­tii alla ra­dio del­la sua mor­te, mi cad­de il mon­do ad­dos­so. E de­ci­si che nel suo no­me avrei con­ti­nua­to a fa­re quel che in fon­do già fa­ce­vo a Ro­ma con una mia as­so­cia­zio­ne: oc­cu­par­mi dei di­rit­ti del­le don­ne». Ave­va ini­zia­to mol­to tem­po pri­ma, quan­do a 16 anni scap­pa­va da scuo­la per es­se­re al fian­co del­le rac­co­gli­tri­ci di gel­so­mi­no nel­la zo­na jo­ni­ca e di oli­ve nel­la pia­na di Gio­ia Tau­ro. «Il fio­re di gel­so­mi­no si de­ve co­glie­re di not­te, pri­ma che si apra, e quel­le don­ne lo fa­ce­va­no scalze, in mez­zo al fan­go. Noi ci bat­te­va­mo per­ché i pa­dron­ci­ni non le im­bro­glias­se­ro sul pe­so del rac­col­to e per­ché po­tes­se­ro ave­re un pa­io di stivali di gomma. È sta­to in quei cam­pi che ho giu­ra­to che avrei de­di­ca­to la mia vi­ta a lot­ta­re per­ché le don­ne non sof­fris­se­ro». Mol­ti anni dopo, a mi­glia­ia di chi­lo­me­tri di di­stan­za, men­tre pro­muo­ve­va il suo li­bro a New York, le si av­vi­ci­na un uo­mo. Ca­la­bre­se. «Vo­le­va dir­mi che a casa sua, vi­ci­no a Reg­gio Ca­la­bria, que­gli stivali di gomma ci so­no an­co­ra: io li ave­vo pro­cu­ra­ti a sua so­rel­la, e loro li han­no con­ser­va­ti per non di­men­ti­ca­re mai».

«QUAN­DO MO­RÌ MA­RI­SA BELLISARIO DE­CI­SI CHE AVREI FAT­TO QUAL­CO­SA»

UNA GUERRIERA GEN­TI­LE Ro­ma. Lel­la Gol­fo, 77, pre­si­den­te del­la Fondazione Bellisario. Sot­to l’espres­sio­ne gen­ti­le si ce­la­no mo­di ri­so­lu­ti. Nel 2011 era de­pu­ta­ta e fu pro­mo­tri­ce del­la leg­ge sul­le quo­te ro­sa. (Fo­to Li­vio An­ti­co­li).

OGNI AN­NO PREMIA LE PIÙ INTRAPRENDENTI So­pra, la pre­si­den­te del Se­na­to Ma­ria Eli­sa­bet­ta Al­ber­ti Ca­sel­la­ti (a si­ni­stra), 72 anni, ri­ce­ve da Lel­la Gol­fo la Me­la d’Oro 2018, il pre­mio con­fe­ri­to dal­la Fondazione Ma­ri­sa Bellisario al­le don­ne che si sia­no di­stin­te nel­le isti­tu­zio­ni, nel­la pro­fes­sio­ne, nel­la scien­za, nel mon­do ac­ca­de­mi­co, nell’eco­no­mia e nel so­cia­le. A si­ni­stra, la Gol­fo ri­ce­vu­ta al Qui­ri­na­le dal pre­si­den­te Ser­gio Mat­ta­rel­la, 77. LA SUA “MU­SA” Lel­la Gol­fo mo­stra alla no­stra Rossana Linguini una fo­to di Ma­ri­sa Bellisario (1935-1988), l’am­mi­ni­stra­to­re de­le­ga­to di Ital­tel cui è in­ti­to­la­ta la sua fondazione.

LA SUA STORIA È TUT­TA QUILel­la Gol­fo mo­stra Ad al­ta quo­ta - Storia di una don­na li­be­ra, il li­bro au­to­bio­gra­fi­co in cui rac­con­ta la sua bat­ta­glia.

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