Il ri­tor­no di Ke­vin Spa­cey

GENTE - - SOMMARIO - DI ALESSANDRA GAVAZZI

Gho­sting. Ov­ve­ro, sva­ni­re nel nul­la co­me un fantasma. Si di­ce di chi, alla fi­ne di un amo­re, vuoi per l’im­ba­raz­zo vuoi per il sen­so di col­pa, spa­ri­sce sen­za tan­ti com­pli­men­ti. È esat­ta­men­te quel­lo che ha fat­to Ke­vin Spa­cey un an­no fa. E non per­ché aves­se rot­to una re­la­zio­ne, non per­ché non se la sen­tis­se di da­re spie­ga­zio­ni a un ex dif­fi­ci­le da li­qui­da­re. Tra­vol­to dall’ura­ga­no MeToo, di­strut­to dal­le ac­cu­se a va­lan­ga di molestie ses­sua­li an­che su mi­no­ri, dopo i pri­mi gof­fi ten­ta­ti­vi di di­fen­der­si ha pre­fe­ri­to per l’ap­pun­to spa­ri­re. Dan­do­si ma­la­to, dipendenza dal ses­so, la più clas­si­ca scap­pa­to­ia an­glo­sas­so­ne agli scan­da­li di que­sto ge­ne­re. Era il 30 ot­to­bre 2017, da­ta dell’ul­ti­mo co­mu­ni­ca­to del suo ma­na­ger: “Il si­gnor Spa­cey si sta pren­den­do il tem­po ne­ces­sa­rio per con­sul­ta­re de­gli spe­cia­li­sti e sot­to­por­si a del­le cu­re. Per il mo­men­to, non c’è nes­sun’al­tra in­for­ma­zio­ne”. E non c’è sta­ta per dav­ve­ro, per 14 me-

si. Ac­co­sta­to all’al­tro appestato del mo­men­to, l’ex pro­dut­to­re ge­nia­le Har­vey Wein­stein ca­du­to in di­sgra­zia co­me abu­sa­to­re se­ria­le, can­cel­la­to da un film di Rid­ley Scott che si af­fret­tò a so­sti­tuir­lo con un al­tro, cac­cia­to da Hou­se of Cards, se­rie che ave­va con­tri­bui­to a far di­ven­ta­re leg­gen­da­ria, lui ha ri­spo­sto con il si­len­zio. L’au­to-esi­lio. Il mo­men­ta­neo, vo­lon­ta­rio oblio. Be­ne in­te­so, con­tan­do su una gran­de verità dei gior­ni no­stri, ov­ve­ro che tan­to più enor­me è l’in­di­gna­zio­ne, tan­to più è alla fi­ne cor­ta la me­mo­ria col­let­ti­va. Me­glio dun­que aspet­ta­re che passi la bu­ria­na, lon­ta­nis­si­mo da ogni ri­flet­to­re, per pro­va­re a tor­na­re più ac­cla­ma­to di pri­ma.

E al­lo­ra via dal­la Ca­li­for­nia, lon­ta­no dal­la trop­po af­fol­la­ta New York, lun­gi da Wa­shing­ton, il no­stro si è pri­ma fat­to ri­co­ve­ra­re nel so­li­to centro di ria­bi­li­ta­zio­ne per mi­lio­na­ri di­pen­den­ti dal ses­so in Ari­zo­na, la Mea­do­ws cli­nic da 36 mi­la dol­la­ri al mese, sal­vo poi ri­pa­ra­re nell’an­cor più ano­ni­ma Bal­ti­mo­ra, nel Ma­ry­land. Na­sco­sto del tut­to al mon­do gra­zie al suo ma­na­ger Evan Lo­wen­stein, uno dei po­chi che nell’an­nus hor­ri­bi­lis non l’ha rin­ne­ga­to, di­men­ti­ca­to dai più, vi­sto che per me­si non si sa­pe­va let­te­ral­men­te do­ve fos­se an­da­to a fi­ni­re, è sta­to sco­va­to so­la­men­te il 1° gen­na­io dai pa­pa­raz­zi del bri­tan­ni­co Dai­ly Mail men­tre rien­tra­va nel re­si­den­ce do­ve, in­sie­me con Lo­wen­stein, ave­va ac­qui­sta­to casa nel 2017. Tu­ta da gin­na­sti­ca, cap­pel­li­no da ba­se­ball, il car­to­ne del­la piz­za in ma­no. Di­ma­gri­to e un po’ tra­san­da­to, con un uni­co se­gno a con­fer­mar­ne l’iden­ti­tà: quel mez­zo ghi­gno tan­to ca­ro ai fan dall’epo­ca dell’Oscar per I so­li­ti so-

«VI HO SVE­LA­TO I MIEI SEGRETI E SCIOCCATO CON LA MIA ONESTÀ» AC­CU­SA­TO DI MOLESTIE SU RA­GAZ­ZI MI­NO­REN­NI SI ERA AU­TO-ESILIATO. DOPO OL­TRE UN AN­NO, SI FA VI­VO. «NON DO­VE­VA­TE FIDARVI DI ME, E NEP­PU­RE GIUDICARMI», DI­CE. E IL CI­NE­MA PO­TREB­BE SMETTERE DI TRATTARLO DA APPESTATO

spet­ti. Cer­to, il buen ri­ti­ro af­fac­cia­to al mo­lo di Bal­ti­mo­ra non sa­rà sta­to ri­dan­cia­no quan­to un loft a Mia­mi o un cot­ta­ge ai Ca­rai­bi. Tut­ta­via nean­che tan­to ma­le. Si parla di un ap­par­ta­men­to a cin­que stel­le. Va­lo­re di mer­ca­to: 5 mi­lio­ni di eu­ro per un to­ta­le di sei ca­me­re da let­to e set­te ba­gni, 830 me­tri qua­dra­ti di lus­so su cin­que pia­ni com­pren­den­ti ve­ran­de, ter­raz­ze e pi­sci­ne con sauna an­nes­sa, per­ché va be­ne es­se­re pas­sa­ti dal­le stel­le al­le stal­le, ma la stal­la di un at­to­re da 500 mi­la dol­la­ri a pun­ta­ta di se­rie Tv de­ve es­se­re co­mun­que di un cer­to li­vel­lo. Ag­giun­ge poi il cro­ni­sta del Dai­ly Mail che la casa può ospi­ta­re fi­no a 300 ospi­ti, iro­nia del­la sor­te per uno che si è chiu­so in una sorta di bun­ker.

Per il re­sto si­len­zio: nes­su­na in­te­ra­zio­ne so­cial, nes­sun uf­fi­cio stam­pa, nes­su­na co­mu­ni­ca­zio­ne. Da que­sta mor­te ci­vi­le ap­pa­ren­te il no­stro esce a sor­pre­sa il 24 di­cem­bre. Con un vi­deo di tre mi­nu­ti da mol­ti de­fi­ni­to stra­nian­te, cer­ta­men­te sur­rea­le. La clip gi­gio­neg­gia già dal ti­to­lo, Let me be Frank, nel­la sua du­pli­ce ac­ce­zio­ne: la­scia­te che io sia one­sto, ma an­che la­scia­te­mi es­se­re Frank. Un gio­co di am­bi­gui­tà con il per­so­nag­gio cui ave­va da­to cor­po e ca­rat­te­re ne­gli ul­ti­mi anni: Frank Un­der­wood, il po­li­ti­co dal la­to oscu­ro del­la se­rie Hou­se of Cards. Se­rie plu­ri pre­mia­ta, dal­la qua­le è sta­to di col­po estro­mes­so al­lo scop­pio del bub­bo­ne. «Vi so­no man­ca­to? Vi ho rivelato i miei più pro­fon­di segreti, vi ho scioccato con la mia onestà», di­ce Spa­cey-Un­der­wood dal­lo sce­na­rio in­ti­mo di una cu­ci­na, guar­dan­do drit­to in vi­deo. «Vi sie­te fi­da­ti di me, ma sa­pe­va­te che non avre­ste do­vu­to. Ep­pu­re non cre­de­re­te al­le peg­gio­ri ac­cu­se sen­za pro­ve, ve­ro?». Un mo­no­lo­go in­ten­so, pro­va da at­to­re di raz­za qua­le cer­ta­men­te è, po­co im­por­ta se i suoi due pre­mi Oscar so­no sta­ti can­cel­la­ti d’im­pe­rio. L’ap­pa­ri­zio­ne im­prov­vi­sa ser­vi­va an­che a pre­pa­ra­re il ter­re­no per il 7 gen­na­io, da­ta dell’aper­tu­ra del pri­mo pro­ces­so con­tro di lui a Nan­tuc­ket (Mas­sa­chu­setts) con l’ac­cu­sa di aver mo­le­sta­to ses­sual­men­te nel 2016 un tee­na­ger in un bar. Ac­cu­sa re­spin­ta da una bre­vis­si­ma di­chia­ra­zio­ne di in­no­cen­za. La pri­ma di una lun­ga se­rie, se è ve­ro che per ades­so avreb­be col­le­zio­na­to sei in­da­gi­ni aper­te nel Regno Uni­to per se­xual mi­scon­duct, com­por­ta­men­ti ses­sua­li ina­de­gua­ti.

In­tan­to qual­cu­no si era con­vin­to che Spa­cey fos­se già pron­to al rien­tro. Pre­vi­sio­ne sba­glia­ta a giu­di­ca­re dall’im­ba­raz­zan­te in­cas­so di Bil­lio­nai­re Boys Club, l’ul­ti­mo film gi­ra­to pri­ma del­lo scan­da­lo e te­nu­to in con­ge­la­to­re per 14 me­si: pro­iet­ta­to du­ran­te le Fe­ste na­ta­li­zie in die­ci sa­le ame­ri­ca­ne, ha gua­da­gna­to in tut­to il pri­mo gior­no 126 dol­la­ri. Umi­lian­te, è ve­ro. Ma, d’al­tro can­to, an­che Hou­se of Cards sen­za di lui ha con­vin­to po­co. Tan­to che Ro­bin Wright - la mo­glie lu­ci­fe­ri­na di Un­der­wood, che pren­de for­za­ta­men­te il po­te­re al suo po­sto - ha di­chia­ra­to: «Cre­do che tut­ti pos­sa­no tor­na­re sulla ret­ta via. Chia­ma­la “se­con­da pos­si­bi­li­tà”». Apren­do le porte a un rien­tro a sor­pre­sa? For­se. C’è da scom­met­te­re che il si­len­zio di Spa­cey sia de­sti­na­to a fi­ni­re tra bre­ve. Il fantasma sta tor­nan­do.

L’UL­TI­MO FILM È STA­TO UN FLOP PER COL­PA DEL­LE TERRIBILI AC­CU­SE

FLIRTAVA CON I FAN Un al­tro scat­to d’ar­chi­vio, che mo­stra Spa­cey a una se­ra­ra mon­da­na “as­se­dia­to” da gio­va­ni am­mi­ra­to­ri: un’im­ma­gi­ne che fa gio­co ai suoi ac­cu­sa­to­ri, se­con­do i qua­li l’at­to­re, con un de­bo­le per i ra­gaz­zi­ni, avreb­be mo­le­sta­to dei mi­no­ren­ni. Die­tro i fan, l’on­ni­pre­sen­te ma­na­ger Lo­wen­stein. EVAN, MA­NA­GER E AN­GE­LO CUSTODE Spa­cey agli Us Open di ten­nis del 2016. Con lui c’è Evan Lo­wen­stein, il suo ma­na­ger, una del­le po­che per­so­ne che nel cor­so dell’ul­ti­mo an­no gli so­no ri­ma­ste ac­can­to men­tre tut­ti lo co­pri­va­no di fan­go e lo evi­ta­va­no.

ERA IL RE DI HOL­LY­WOOD Ke­vin Spa­cey, 59 anni, in smo­king per una se­ra­ta di ga­la pri­ma del­lo scan­da­lo ses­sua­le che l’ha tra­vol­to. Da ot­to­bre 2017 l’at­to­re si è au­to-esiliato. LUI SI DICHIARA IN­NO­CEN­TE Nan­tuc­ket (Sta­ti Uniti). Spa­cey il 7 gen­na­io, all’aper­tu­ra del pro­ces­so a suo ca­ri­co in Mas­sa­chus­se­ts: ac­cu­sa­to di aver mo­le­sta­to ses­sual­men­te un tee­na­ger in un bar, l’at­to­re, qui tra una guar­dia e il suo av­vo­ca­to, si è di­chia­ra­to in­no­cen­te.

SO­NO TUT­TI UNITI CON­TRO L’AT­TO­RE Bo­ston (Sta­ti Uniti). Hea­ther Un­ruh, madre del ra­gaz­zi­no che Spa­cey avreb­be mo­le­sta­to, pian­ge in con­fe­ren­za stam­pa, spal­leg­gia­ta dall’av­vo­ca­to Mit­chell Ga­ra­be­dian. A si­ni­stra, l’at­to­re An­tho­ny Rapp, 47 anni: an­che lui di­ce di aver subito molestie ses­sua­li dal di­vo.

LA SUA PRI­GIO­NE DORATA Bal­ti­mo­ra (Sta­ti Uniti). Ec­co il luo­go do­ve Spa­cey si è au­to-esiliato nell’ul­ti­mo an­no: l’ap­par­ta­men­to di cin­que pia­ni, gran­de 830 me­tri qua­dra­ti, ha sei ca­me­re da let­to (sot­to quel­la pa­dro­na­le), set­te ba­gni, ve­ran­de, pi­sci­ne e sau­ne. Ha un va­lo­re di mer­ca­to di 5 mi­lio­ni di eu­ro. Nes­su­no sa­pe­va che l’at­to­re fos­se qui: a sco­prir­lo è sta­to, so­lo di re­cen­te, il ta­bloid Dai­ly Mail.

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