La gen­te do­man­da

Se­con­do una pre­si­de vi­cen­ti­na chi usa Fort­ni­te e gli al­tri ri­schia di di­ven­ta­re un bul­lo. È co­sì?

GENTE - - Sommario -

Ci so­no di­ver­si stu­di su­gli ef­fet­ti dei vi­deo­gio­chi vio­len­ti: esi­ste una re­la­zio­ne evi­den­te tra l’uso dei vi­deo­gio­chi vio­len­ti e l’au­men­to di com­por­ta­men­ti, pen­sie­ri ed emo­zio­ni ag­gres­si­vi. Inol­tre, l’uti­liz­zo dei vi­deo­gio­chi ag­gres­si­vi di­mi­nui­sce il com­por­ta­men­to pro-so­cia­le, l’em­pa­tia e la sen­si­bi­li­tà agli at­ti vio­len­ti. Emer­ge pe­rò che l’ef­fet­to ha un im­pat­to li­mi­ta­to sui com­por­ta­men­ti dei gio­ca­to­ri e si esau­ri­sce po­che ore do­po la ses­sio­ne di gio­co. L’ef­fet­to è più for­te con i vi­deo­gio­chi in pri­ma per­so­na, in cui il sog­get­to ve­de so­lo le brac­cia del pro­prio cor­po, men­tre lo è mol­to me­no quan­do i vi­deo­gio­chi vi­sua­liz­za­no il gio­ca­to­re in ter­za per­so­na, cioè at­tra­ver­so un ava­tar. In sin­te­si, dun­que, un vi­deo­gio­co vio­len­to non ba­sta a tra­sfor­ma­re i fi­gli in se­rial kil­ler, ma ri­schia di in­dur­li a per­ce­pi­re la vio­len­za co­me nor­ma­le. A mag­gior ra­gio­ne il pro­ble­ma in­te­res­sa i più gio­va­ni, che spes­so han­no ac­ces­so a gio­chi pen­sa­ti per mag­gio­ri di 16 an­ni: evi­tia­mo al­lo­ra di com­pra­re ai ra­gaz­zi gio­chi non adat­ti al­la lo­ro età.

Ri­spon­de GIU­SEP­PE RI­VA do­cen­te Psi­co­lo­gia e Psi­co­lo­gia del­la co­mu­ni­ca­zio­ne, Uni­ver­si­tà Cat­to­li­ca, Mi­la­no

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