Ro­so­li­no par­la di Ma­nuel Bor­tuz­zo

«LA SUA STO­RIA MI HA COMMOSSO E SO­NO AN­DA­TO A TRO­VAR­LO IN OSPE­DA­LE», DI­CE IL CAM­PIO­NE OLIM­PI­CO. «LUI ERA CON­TEN­TO, IO EMO­ZIO­NA­TO. AP­PE­NA HO VI­STO SUA MAM­MA HO PIANTO»

GENTE - - Sommario - DI SABRINA BONALUMI

Co­me po­te­te sen­ti­re dal­la vo­ce sto be­ne, non mi aspet­ta­vo tut­to que­sto af­fet­to, mi ave­te fat­to emo­zio­na­re. Ve­dre­te che tor­no più for­te di pri­ma». La spe­ran­za, la for­za e cer­ta­men­te una sa­na in­co­scien­za det­ta­ta dal­la gio­va­ne età fan­no di­re que­ste pa­ro­le in un bre­ve vi­deo a Ma­nuel Bor­tuz­zo, pro­mes­sa del nuo­to, col­pi­to da un pro­iet­ti­le fuo­ri da un pub nel quar­tie­re dell’Axa, a Ro­ma, che ora ri­schia di ri­ma­ne­re pa­ra­liz- za­to per una le­sio­ne mi­dol­la­re com­ple­ta. Di­cian­no­ve an­ni pie­ni di ta­len­to, di grin­ta, di im­pe­gno e di so­gni di­strut­ti dal pro­iet­ti­le spa­ra­to da Lo­ren­zo Ma­ri­nel­li e Da­niel Baz­za­no, in­ten­zio­na­ti a ven­di­car­si nel­la guer­ra per strap­pa­re “la piaz­za” del­lo spac­cio a mal­vi­ven­ti ri­va­li. I due han­no poi am­mes­so che il ber­sa­glio non era Ma­nuel. E men­tre lo­ro so­no in ga­le­ra per ten­ta­to omi­ci­dio con pre­me­di­ta­zio­ne, Ma­nuel dal suo let­ti­no del­la te­ra­pia in­ten­si­va dell’ospe­da­le San Ca­mil­lo dà le­zio­ni di di­gni­tà e co­rag­gio, di­spen­san­do sor­ri­si e cer­can­do di in­fon­de­re for­za a chi gli sta ac­can­to e a chi lo va a tro­va­re. Una pro­ces­sio­ne di per­so­ne tut­ti i gior­ni, pa- ren­ti, ami­ci, col­le­ghi del­lo sport. Tra que­sti an­che il cam­pio­ne olim­pi­co di nuo­to Mas­si­mi­lia­no Ro­so­li­no. I due si co­no­sce­va­no so­lo di no­me, non si era­no mai vi­sti di per­so­na. «Ma ci te­ne­vo tan­to a strin­ger­gli la ma­no. Non so­no an­da­to da nuo­ta­to­re, ma da pa­dre. La sua sto­ria mi ha col­pi­to mol­tis­si­mo. L’ho se­gui­ta con tre­pi­da­zio­ne, mi ha emo­zio­na­to. Pen­sa­re che la vi­ta di un ra­gaz­zo è sta­ta stra­vol­ta da un fol­le ca­so, in un Far We­st che si è ma­te­ria­liz­za­to per stra­da, in un sa­ba­to se­ra che do­ve­va es­se­re di spen­sie­ra­tez­za, mi de­sta­bi­liz­za. Non rie­sco nem­me­no a im­ma­gi­na­re co­sa stia pas­san­do que­sta fa­mi­glia, che ve­de un fi­glio ber­sa­glio di un de­sti­no cru­de­le, bef­far­do, in­giu­sto».

Scuo­te la te­sta Mas­si­mi­lia­no. «Mi so­no in­for­ma­to tra­mi­te la Fe­de­ra­zio­ne nuo­to se la mia vi­si­ta sa­reb­be sta­ta gra­di­ta dal­la fa­mi­glia di Ma­nuel. I Bor­tuz­zo era­no con­ten­ti. Co­sì co­me Ma­nuel. Quan­do mi ha

vi­sto era sor­ri­den­te e an­che piut­to­sto sor­pre­so. Io ero emo­zio­na­tis­si­mo e ho fat­to fa­ti­ca a non dar­lo trop­po a ve­de­re, an­che se quan­do è en­tra­ta la mam­ma con­fes­so di aver pianto... Ma­nuel ha l’in­do­le del guerriero, que­sto aiu­ta. Ma per­ché rag­giun­ga il suo dif­fi­ci­lis­si­mo tra­guar­do, la stra­da sa­rà lun­ga». Par­la con ter­mi­ni ago­ni­sti­ci, Ro­so­li­no, qua­si im­ma­gi­nas­se an­co­ra in va­sca il gio­va­ne col­le­ga. Ma in que­sto ca­so non ci so­no né una pi­sci­na né una me­da­glia da ag­guan­ta­re a brac­cia­te. L’uni­ca vit­to­ria pos­si­bi­le, che og­gi i me­di­ci che se­guo­no il nuo­ta­to­re con­si­de­ra­no un au­ten­ti­co mi­ra­co­lo, sa­rà ri­pren­de­re a muo­ve­re, an­che so­lo un po­co, le gam­be. La scien­za, la me­di­ci­na, la ria­bi­li­ta­zio­ne, la fi­sio­te­ra­pia, uni­te a pa­zien­za e straor­di- na­ria for­za di vo­lon­tà, po­tran­no mol­to. «È un ra­gaz­zo dal­la for­za in­cre­di­bi­le. Ha un fi­si­co pos­sen­te, ben al­le­na­to. La co­sa che mi ha fat­to ri­flet­te­re mol­to è che Ma­nuel, per tut­to il tem­po del­la mia per­ma­nen­za in ospe­da­le, ab­bia cer­ca­to di con­for­ta­re i suoi ge­ni­to­ri. Al­la mam­ma di­ce­va: “Tran­quil­la, tro­ve­rò la mia stra­da”. Al pa­dre ri­pe­te­va: “Non è col­pa tua”». Già, per­ché i sen­si di col­pa schiac­cia­no il cuo­re di Fran­co, il pa­pà di Ma­nuel. Lui ha aval­la­to la scel­ta di far tra­sfe­ri­re il fi­glio dal tre­vi­gia­no, do­ve vi­ve­va, a Ro­ma per dar­gli la pos­si­bi­li­tà di in­se­gui­re il so­gno di en­tra­re nel­la squa­dra olim­pi­ca di nuo­to.

Mas­si­mi­lia­no, ca­mi­ce ver­de ste­ri­liz­za­to ad­dos­so e sor­ri­so dol­ce, rac­con­ta an­co­ra: «Ma­nuel non ha mai smes­so di da­re for­za ai suoi ge­ni­to­ri. E lì ho ca­pi­to quan­ta ener­gia ave­va den­tro di sé e quan­to amo­re pro­va per la fa­mi­glia. Da pa­dre, mi si è spez­za­to il cuo­re nel ve­de­re un al­tro pa­dre a pez­zi di fron­te al fi­glio ste­so su un let­to».

Un si­len­zio lun­go, poi ri­pren­de a par­la­re. «Quan­do di­ven­ti ge­ni­to­re il pri­mo istin­to è quel­lo di pro­te­zio­ne nei con­fron­ti dei tuoi pic­co­li. E, an­che quan­do cre­sco­no, vor­re­sti es­se­re tu al po­sto lo­ro pur di non ve- der­li sof­fri­re». La sof­fe­ren­za, nel ca­so di Ma­nuel, è sì fi­si­ca, ma an­che nel suo ani­mo c’è uno squar­cio pro­fon­do, che non si ri­mar­gi­ne­rà fa­cil­men­te. Ma ce la fa­rà, per­ché ha vo­lon­tà d’ac­cia­io e im­men­sa è la vo­glia di ri­pren­der­si la sua vi­ta in ma­no. «Io ci spe­ro: con­fi­do nel­la ria­bi­li­ta­zio­ne».

Da set­te an­ni e mez­zo Ro­so­li­no è di­ven­ta­to pa­dre: pri­ma di So­fia, poi di Vit­to­ria (nel 2013), na­te dall’amo­re per la bal­le­ri­na rus­sa Na­ta­lia Ti­to­va. «La pa­ter­ni­tà mi ha cam­bia­to, mi ha fat­to cre­sce­re, com­ple­ta­to. Ho la for­tu­na di po­ter­mi go­de­re le bam­bi­ne: le por­to a fa­re sport, gio­chia­mo e bal­lia­mo. In ca­sa so­no il mi­ni­stro del­lo sport e dei sel­fie. Non so­no io, pe­rò, l'ad­det­to ai com­pi­ti». Ri­de. «So­fia è so­cie­vo­le, sor­ri­den­te, si lan­cia, è più te­me­ra­ria nel­le co­se. Ed è ago­ni­sta. Vit­to­ria è più ri­ser­va­ta e, al mo­men­to, non ama le pres­sio­ni del­la com­pe­ti­zio­ne».

«LUI HA LA TEM­PRA DI UN VE­RO GUERRIERO. QUE­STO LO AIU­TA»

QUAN­DO VINCEVA E SOGNAVA LE OLIM­PIA­DI Ma­nuel Bor­tuz­zo, 19 an­ni, du­ran­te un al­le­na­men­to. Ave­va la­scia­to ca­sa sua, in Ve­ne­to, per tra­sfe­rir­si a Ro­ma e col­ti­va­re il so­gno di en­tra­re nel­la squa­dra olim­pi­ca.

I BALORDI CHE GLI HAN­NO SPA­RA­TO Lo­ren­zo Ma­ri­nel­li (a si­ni­stra), 24 an­ni, e Da­niel Baz­za­no, 25: so­no lo­ro ad aver spa­ra­to a Ma­nuel, scam­bian­do­lo per un al­tro. So­no in car­ce­re con l’ac­cu­sa di ten­ta­to omi­ci­dio.

LE LO­RO BIMBE SO­NO BA­BY STAR Ro­so­li­no con la com­pa­gna Na­ta­lia Ti­to­va, 44 an­ni, e le lo­ro bam­bi­ne: So­fia (a de­stra), 7, e Vit­to­ria, 6. Le pic­co­le so­no le nuo­ve te­sti­mo­nial del­la col­le­zio­ne Lau­ra Bia­giot­ti cal­za­tu­re junior. Il cam­pio­ne è sta­to già te­sti­mo­nial di nu­me­ro­se sfi­la­te ed even­ti Bia­giot­ti.

LA VI­SI­TA PIÙ GRA­DI­TA Ro­ma. Mas­si­mi­lia­no Ro­so­li­no, 40 an­ni, con il ca­mi­ce ver­de, ascol­ta con at­ten­zio­ne le pa­ro­le di Ma­nuel, ri­co­ve­ra­to nel re­par­to di te­ra­pia in­ten­si­va dell’ospe­da­le San Ca­mil­lo. Lo scat­to è trat­to dal pro­fi­lo Fa­ce­book del pa­dre di Ma­nuel. Sot­to, il cam­pio­ne ai bor­di di una pi­sci­na. È sta­to l’or­go­glio del nuo­to ita­lia­no. Og­gi pra­ti­ca il tria­thlon: nuo­to, ci­cli­smo e cor­sa.

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