I fan di Da­rio Ar­gen­to ora so­no stal­ker del re­gi­sta

«SO­NO PER­SE­GUI­TA­TO DA DON­NE E UO­MI­NI RI­MA­STI TURBATI DAI MIEI FILM. SPES­SO HO TE­MU­TO PER LA MIA VI­TA», HA RI­VE­LA­TO IL RE­GI­STA DI “SU­SPI­RIA” E “PRO­FON­DO ROS­SO”

GENTE - - Sommario - DI MAR­CO PA­GA­NI

Chi la fa, l’aspet­ti. Da­rio Ar­gen­to, il più gran­de re­gi­sta ita­lia­no di film dell’or­ro­re, l’ha im­pa­ra­to sul­la sua pel­le. An­che se, è d’ob­bli­go sot­to­li­near­lo, nel suo ca­so il no­tis­si­mo pro­ver­bio non ha og­get­ti­va­men­te al­cun mo­ti­vo di es­se­re va­li­do. Il fat­to che la ca­rat­te­ri­sti­ca dei suoi film sia quel­la di ave­re tra­me che met­to­no pau­ra non giu­sti­fi­ca as­so­lu­ta­men­te il prez­zo che sta pa­gan­do: una ri­tor­sio­ne di ter­ro­re nei suoi con­fron­ti. Il col­po di sce­na, mar­chio di fab­bri­ca dell’ope­ra di Da­rio, è sta­to ser­vi­to di­ret­ta­men­te da lui. In una re­cen­te in­ter­vi­sta al Cor­rie­re del­la se­ra, in­fat­ti, Ar­gen­to ha re­so una in­cre­di­bi­le ri­ve­la­zio­ne: «So­no per­se­gui­ta­to da stal­ker ri­ma­sti turbati dai miei film».

Al­zi la ma­no chi non ha mai sen­ti­to un bri­vi­do cor­rer­gli lun­go la schie­na men­tre, se­du­to al buio in un ci­ne­ma, era spet­ta­to­re de L’uc­cel­lo dal­le piume di cri­stal­lo (1970), Il gat­to a no­ve co­de e 4 mo­sche di vel­lu­to gri­gio (en­tram­bi del 1971), di Pro­fon­do ros­so (1975) o di Su­spi­ria (1977), in­som­ma il clou dell’ope­ra fir­ma­ta Ar­gen­to. L’ul­ti­mo ti­to­lo ad­di­rit­tu­ra, è sem­pre Da­rio a con­fes- sar­lo al quo­ti­dia­no mi­la­ne­se, ha pro­vo­ca­to ef­fet­ti col­la­te­ra­li an­che al suo au­to­re. «A fi­ne ri­pre­se all’ap­pa­ren­za ero se­re­no. Ma la not­te la fi­ne­stra mi chia­ma­va, mi ve­de­vo sfra­cel­la­to al suo­lo. Un ami­co me­di­co mi ave­va det­to di bloccarla con l’ar­ma­dio, co­sì da non po­ter­mi but­ta­re se l’im­pul­so fos­se tor­na­to. Fun­zio­nò, la not­te mi tro­va­vo ac­ca­scia­to fra l’ar­ma­dio e le ten­de, ma vi­vo», ha rac­con­ta­to il re­gi­sta.

Pur­trop­po per lui, ci si so­no mes­si an­che i fan a pro­vo­car­gli in­cu­bi, ma rea­li: «So­no sta­to per­se­gui­ta­to da te­le­fo­na­te, mi­nac­ce, ap­po­sta­men­ti. So­no il ber­sa­glio di tan­ti squi­li­bra­ti, uo­mi­ni e don­ne, più don­ne. Tut­ti turbati dai miei film». L’elen­co del­le mo­le­stie com­pren­de di­ver­si ca­si, ognu­no da pau­ra ve­ra: «Già dal pri­mo film uno ve­ni­va a ur­la­re sot­to ca­sa. Un al­tro era con­vin­to di es­se­re ugua­le a me, an­da­va nei ri­sto­ran­ti e di­ce­va di man­dar­mi il con­to. Mi chia­ma­va e mi­nac­cia­va: pa­ga o ti uc­ci­do a ba­sto­na­te. Una don­na vo­le­va ac­col­tel­lar­si e ad­dos­sar­mi la col­pa per­ché la re­spin­ge­vo. Quan­do sta­vo a Los An­ge­les per pre­pa­ra­re Te­ne­bre (1982), cam­biai va­ri al­ber­ghi e uno stal­ker mi tro­va­va di con­ti­nuo», ha an­co­ra ri­fe­ri­to Da­rio.

Lo stes­so Ar­gen­to è un bel ti­pet­to. «Sto nel­la men­te dell’as­sas­si­no, so co­me si fa. Mi ap­pas­sio­no an­che. Pen­so di ave­re uc­ci­so due­cen­to per­so­ne», ha am­mes­so. In­fat­ti, le ma­ni dell’as­sas­si­no ri­pre­se nei suoi film so­no sem­pre le sue, un vez­zo si­mi­le a quel­lo del re del bri­vi­do Al­fred Hit­ch­cok che in ogni sua ope­ra ri­ta­glia­va per sé un ca­meo. Ma Da­rio non fa pau­ra, ha pau­ra.

CA­PO­LA­VO­RO DEL BRI­VI­DO Da­vid Hem­mings (1941-2003) e Cla­ra Ca­la­mai (1909-1998) pro­ta­go­ni­sti di Pro­fon­doros­so del 1975. Que­sta è la sce­na fi­na­le del film, quel­la in cui fi­nal­men­te l’as­sas­si­na mo­stra il vol­to.

NEL SE­GNO DI DRACULA Da­rio Ar­gen­to, 78 an­ni, con la fi­glia Asia, 43, al­la pri­ma di Dracula 3D, di cui lui fu il re­gi­sta e lei at­tri­ce. «Le vo­glio be­ne, ma non ap­pro­vo tut­to ciò che fa», di­ce Da­rio.

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