Iran, la­ger per l’av­vo­ca­tes­sa

GENTE - - Sommario - DI RO­BER­TA SPA­DOT­TO

Tren­tot­to an­ni di car­ce­re e 148 fru­sta­te. Que­sta è la pe­na che Na­srin So­tou­deh, av­vo­ca­ta ira­nia­na che si bat­te per i diritti umani e la pa­ri­tà del­le don­ne, rin­chiu­sa nel car­ce­re-la­ger di Evin a Te­he­ran, do­vrà scon­ta­re. La no­ti­zia è sta­ta dif­fu­sa su Fa­ce­book dal ma­ri­to, Re­za Khan­dan (con­dan­na­to a sua vol­ta in pas­sa­to per aver­la di­fe­sa) ed ar­ri­va po­co do­po la no­mi­na dell’ul­tra­con­ser­va­to­re Ebra­him Rai­si a ca­po del­la ma­gi­stra­tu­ra ira­nia­na. Na­srin era sta­ta ar­re­sta­ta a giu­gno per aver di­fe­so al­cu­ne don­ne che pro­te­sta­va­no contro l’ob­bli­go del ve­lo e per aver crea­to un grup­po che si bat­te contro la pe­na di mor­te. Per que­sto è con­si­de­ra­ta dal­le au­to­ri­tà isla­mi­che una mi­nac­cia al­la si­cu­rez­za na­zio­na­le. Il pro­ces­so far­sa si era svol­to a di- cem­bre ed è sta­to af­fi­da­to al giu­di­ce Mo­shi­seh, fa­mo­so in Iran per i ri­pe­tu­ti abu­si giu­di­zia­ri contro i difensori dei diritti umani. Pic­co­la e mi­nu­ta, ma do­ta­ta di una gran­de te­na­cia, So­tou­deh non si era pre­sen­ta­ta in au­la, per­ché le era sta­to ne­ga­to il di­rit­to di sce­glier­si un av­vo­ca­to. Ora, a pie­ga­re l’in­do­mi­ta Na­srin, ci pen­se­ran­no i se­con­di­ni di Evin, un car­ce­re “rie- du­ca­ti­vo” per pri­gio­nie­ri po­li­ti­ci, in cui ven­go­no in­flit­te ter­ri­bi­li tor­tu­re, che spes­so cau­sa­no la mor­te, al fi­ne di al­li­nea­re le idee dei dis­si­den­ti ai ri­go­ri dell’Islam. Ma la donna co­no­sce già que­sta ter­ri­bi­le real­tà: con­dan­na­ta nel 2011 per pro­pa­gan­da contro il si­ste­ma, ave­va scon­ta­to tre an­ni di de­ten­zio­ne a Evin. Ma non era­no riu­sci­ti a fer­mar­la né i mol­ti me­si di iso­la­men­to né tre lun­ghi scio­pe­ri del­la fame. Dal car­ce­re ave­va scrit­to una let­te­ra ai fi­gli Me­ra­veh e Ni­ma, og­gi di 19 e 8 an­ni: «Lot­to so­prat­tut­to per voi, per­ché sa­re­te i pri­mi a be­ne­fi­cia­re dei miei sfor­zi». Gra­zia­ta nel 2013 do­po pro­te­ste in­ter­ne e in­ter­na­zio­na­li, era tor­na­ta a eser­ci­ta­re nel suo stu­dio legale fi­no al nuo­vo ar­re­sto del giu­gno scor­so. Ora non si può pre­ve­de­re co­sa suc­ce­de­rà. No­no­stan­te la se­ve­ra re­pres­sio­ne, le don­ne in Iran so­no mol­to eman­ci­pa­te ri­spet­to ad al­tri Pae­si isla­mi­ci. Die­ci an­ni fa, la na­sci­ta del Mo­vi­men­to Ver­de, che por­tò stu­den­ti, in­se­gnan­ti e la­vo­ra­to­ri in piaz­za, era gui­da­to pro­prio dal­le don­ne. «Il re­gi­me è in dif­fi­col­tà», ha det­to Mah­mood Ami­ry-Mo­ghad­dam di Iran Hu­man Rights. «Per so­prav­vi­ve­re ten­ta la re­pres­sio­ne più du­ra». In un’in­ter­vi­sta del 2018, Na­srin So­tou­deh in­vo­ca­va l’aiu­to e l’ap­pog­gio dell’Europa. «Non re­sta­te in si­len­zio». Un ap­pel­lo che, a mag­gior ra­gio­ne ora che è in car­ce­re, non si può più igno­ra­re.

LA SUA COL­PA? RI­FIU­TA­RE IL VE­LO Te­he­ran. L’av­vo­ca­ta e at­ti­vi­sta Na­srin So­tou­deh, 55 an­ni: si bat­te contro lo hi­jab, l’ob­bli­go del ve­lo per le don­ne, e ha co­sti­tui­to un grup­po contro la pe­na di mor­te. La sua con­dan­na a qua­si 4 de­cen­ni di pri­gio­ne è mo­ti­va­ta an­che dall’aver fat­to pro­pa­gan­da contro il si­ste­ma.

COP­PIA CO­RAG­GIO­SA Na­srin e il ma­ri­to, Re­za Khan­dan, 55 an­ni, a sua vol­ta an­ti-re­gi­me. La cop­pia ha due fi­gli: Ma­ra­veh, 19, e Ni­ma, 8.

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