Pao­la Se­ve­ri­ni, si­gno­ra dei sa­lot­ti e del­le On­lus

GENTE - - Sommario - DI IGOR RUG­GE­RI

Buo­na par­te del­la Ro­ma che con­ta era riu­ni­ta nel Cen­tro Stu­di Americani, a Pa­laz­zo Mat­tei di Gio­ve, per l’even­to or­ga­niz­za­to ogni an­no da Pao­la Se­ve­ri­ni in me­mo­ria del ma­ri­to, lo sto­ri­co Pie­ro Me­lo­gra­ni (19302012). È sta­ta pre­sen­ta­ta la rie­di­zio­ne di una sua ope­ra ( To­sca­ni­ni: la vi­ta, le pas­sio­ni, la mu­si­ca, Mon­da­do­ri, 13,50 eu­ro) e la sua fi­gu­ra di im­por­tan­te in­tel­let­tua­le è sta­ta rie­vo­ca­ta da re­la­to­ri di spic­co co­me Pie­ro An­ge­la, Gian­ni Let­ta e l’am­ba­scia­to­re di Israe­le Ofer Sa­chs, da­van­ti a un pub­bli­co scel­to di in­vi­ta­ti. Ma Pao­la non è so­lo una ec­cel­len­te mae­stra di ce­ri­mo­nie, in gra­do di ra­du­na­re una va­sta re­te di co­no­scen­ze im­por­tan­ti, né tan­to me­no una si­gno­ra che vi­ve esclu­si­va­men­te nel ri­cor­do del ma­ri­to (di cui pre­sie­de l’ar­chi­vio sto­ri­co). Gior­na­li­sta af­fer­ma­ta e a sua vol­ta sag­gi­sta, è una au­to­ri­tà nel cam­po del so­cia­le (in par­ti­co­la­re del­la di­sa­bi­li­tà) e con­du­ce i Dia­lo­ghi a

Spo­le­to, nell’am­bi­to dell’omo­ni­mo fe­sti­val, de­di­ca­ti al­la cre­sci­ta di pre­sti­gio del mon­do fem­mi­ni­le, te­ma che le sta mol­to a cuo­re. Dal­le pri­me noz­ze con il neu­ro­lo­go An­to­nio Gui­di (si è spo­sa­ta gio­va­nis­si­ma, fug­gen­do di ca­sa), poi no­mi­na­to ministro per la fa­mi­glia nel 1994, ha avu­to tre fi­gli: Va­len­ti­no, 44 an­ni, Va­le­rio, 34, e Di­let­ta, 32. Ipe­rat­ti­va e at­traen­te, Pao­la non di­mo­stra cer­to i suoi 62 an­ni, ma è già non­na di due ni­po­ti­ni (una ter­za ar­ri­ve­rà a giu­gno). Ci ri­ce­ve nel­la sua ele­gan­te ca­sa ai pie­di del Gia­ni­co­lo, un ex con­ven­to del Set­te­cen­to a po­chi pas­si dal Te­ve­re. Vicino c’è lo sto­ri­co car­ce­re di Re­gi­na Coe­li e la se­ra si sen­to­no spes­so le vo­ci del­le don­ne che ur­la­no per co­mu­ni­ca­re con i lo­ro uo­mi­ni pri­gio­nie­ri.

Lei è na­ta e cre­sciu­ta a Ro­ma, ma poi ha se­gui­to An­to­nio Gui­di nel­le Mar­che. Co­me è na­to il vo­stro le­ga­me? «L’ho co­no­sciu­to a 14 an­ni, ero una stu­den­tes­sa del li­ceo clas­si­co Ma­mia­ni. Lui ne ave­va 21 ed era bel­lis­si­mo. È sta­to un colpo di ful­mi­ne. So­no an­da­ta a vi­ve­re con lui, di­sub­bi­den­do ai miei ge­ni­to­ri. Ora mi di­spia­ce di aver­li ad­do­lo­ra­ti. A 17 an­ni ho ot­te­nu­to una di­spen­sa pa­pa­le, gra­zie a mio pa­dre, per po­ter spo­sa­re An­to­nio, che si sta­va lau­rean­do in me­di­ci­na. Po­chi me­si do­po è na­to Va­len­ti­no. Sia­mo an­da­ti ad abi­ta­re in cam­pa­gna nel­le Mar­che. Ho ini­zia­to a la­vo­ra­re co­me gior­na­li­sta in una del­le pri­me Tv pri­va­te ita­lia­ne e ho con­se­gui­to la lau­rea in so­cio­lo­gia all’Uni­ver­si­tà di Ur­bi­no».

Gui­di è sta­to il primo ministro di­sa­bi­le nel­la sto­ria del­la Re­pub­bli­ca Ita­lia­na. Era com­pli­ca­to vi­ve­re con lui? «Non per me. Non era au­to­no­mo e do­ve­vo fa­re mol­te co­se per lui, per esem­pio ra­der­gli la barba, ma non mi pe­sa­va. Non è ve­ro che i di­sa­bi­li sia­no più pre­ten­zio­si de­gli al­tri, io li ho sem­pre fre­quen­ta­ti, sen­za no­ta­re qua­si la dif­fe­ren­za con i nor­mo­do­ta­ti. De­ve es­se­re il mio de­sti­no. Pe­rò pen­sa­vo

NEL­LA SUA ELE­GAN­TE CA­SA SI TRO­VA LA RO­MA CHE CON­TA. QUI HA CREA­TO UNA RE­TE DI DON­NE SOLIDALI. DI­CE: «MI IN­TE­RES­SA AIU­TA­RE I DI­SA­BI­LI»

che avrei avu­to An­to­nio per sem­pre, for­se que­sta idea era in­fluen­za­ta dal­la sua con­di­zio­ne. In­ve­ce nel 1997 mi ha la­scia­to per una donna più gio­va­ne».

Che co­sa è suc­ces­so do­po? «È sta­to un du­ro colpo. Per for­tu­na ave­vo il mio lavoro, ave­vo fon­da­to un’agen­zia di co­mu­ni­ca­zio­ne e con­du­ce­vo pro­gram­mi cul­tu­ra­li per la Rai Tv (lavoro an­co­ra per Ra­dio Rai). E ave­vo le mie ami­che, con cui mi sfo­ga­vo in pian­ti al te­le­fo­no an­che alle 3 di not­te. È gra­zie a lo­ro se non so­no crol­la­ta. Non è af­fat­to ve­ro che le don­ne non si aiu­ti­no, al con­tra­rio so­no sem­pre pron­te a crea­re una re­te, con­ser­va­re, ri­par­ti­re. So­no più solidali ed ela­sti­che de­gli uo­mi­ni».

Co­me è av­ve­nu­to il primo incontro con Pie­ro Me­lo­gra­ni? «Ri­cor­do che era­no le sei di se­ra, fuo­ri da Mon­te­ci­to­rio. L’ave­vo sentito al te­le­fo­no, do­ve­va scri­ve­re per me sul te­ma dell’han­di­cap. Mi con­fi­dò che si sta­va pren­den­do cu­ra di un di­sa­bi­le gra­ve, fi­glio di un suo ami­co, e mi chie­se dei con­si­gli. Nes­su­no vo­le­va oc­cu­par­si di que­sto ra­gaz­zo. Ri­ma­si col­pi­ta dal­la ge­ne­ro­si­tà di Pie­ro. Pen­sai: “Ec­co un uo­mo bel­lo den­tro e in­tel­li­gen­te!”. Ci sia­mo spo­sa­ti nel 2007. Mi ha cam­bia­to la vi- ta. Era una per­so­na ec­ce­zio­na­le, au­to­re di li­bri an­ti­con­for­mi­sti co­me Le bu­gie del­la sto­ria. Fa­ce­va par­te di quel­la éli­te in­tel­let­tua­le che og­gi pur­trop­po è qua­si scom­par­sa. In­sie­me ab­bia­mo idea­to e con­dot­to su Ra­dio 24 il pro­gram­ma Let­te­re d’amo­re ».

Ades­so di che co­sa si oc­cu­pa? «Di­ri­go www.an­ge­li­press.com, agen­zia le­ga­ta a mi­glia­ia di on­lus del ter­zo set­to­re. Ho la­vo­ra­to con i gran­di pre­ti del so­cia­le, da don Ze­no a don Gel­mi­ni. Ho por­ta­to al Fe­sti­val di San­re­mo del 2017, tra gli ospi­ti, il grup­po mu­si­ca­le di di­sa­bi­li La­dri di Car­roz­zel­le. Spe­ro che un gior­no sia­no ac­cet­ta­ti co­me con­cor­ren­ti. Ho gi­ra­to re­por­ta­ge in ex zo­ne di guer­ra, co­me Miss Sa­ra­je­vo per Rai­tre. Ho scrit­to li­bri de­di­ca­ti alle don­ne, co­me Le mo­gli del­la Re­pub­bli­ca (Mar­si­lio, 15 eu­ro), una gal­le­ria di ri­trat­ti del­le com­pa­gne del­le più al­te ca­ri­che ita­lia­ne».

La stra­da per l’eman­ci­pa­zio­ne fem­mi­ni­le è an­co­ra mol­to lun­ga? «La po­li­ti­ca ita­lia­na re­sta ma­schi­le. E la Chie­sa è sot­to at­tac­co per col­pa dei pre­ti pe­do­fi­li: il Pa­pa do­vreb­be af­fi­dar­si alle suo­re. In ge­ne­re gli uo­mi­ni vogliono ge­sti­re il po­te­re e ma­li­gna­no sull’av­ve­nen­za del­le don­ne im­por­tan­ti. Con­vie­ne qua­si es­se­re brut­te. Io, da quan­do so­no non­na e non mi tin­go i ca­pel­li, sto me­glio».

da Ro­ma Igor Rug­ge­ri

UNA DIMORA AN­TI­CA SOT­TO IL GIA­NI­CO­LO Ro­ma. So­pra, Pao­la Se­ve­ri­ni, 62 an­ni, nel sa­lot­to del­la sua ca­sa, un ex con­ven­to del Set­te­cen­to sot­to il Gia­ni­co­lo. Sot­to, mo­stra una sua fo­to con il se­con­do ma­ri­to, lo sto­ri­co Pie­ro Me­lo­gra­ni (1930-2012), che lei ri­cor­da ogni an­no con un gran­de even­to. A de­stra, un in­ten­so primo piano di Pao­la. (Fo­to di Li­vio An­ti­co­li).

Ro­ma. So­pra, la Se­ve­ri­ni nell’ar­chi­vio sto­ri­co di Me­lo­gra­ni, da lei pre­sie­du­to. A de­stra, con il ni­po­ti­no An­ge­lo Fla­vio, 9 an­ni, fi­glio del pri­mo­ge­ni­to di Pao­la, Va­len­ti­no, avu­to dal primo ma­ri­to, l’ex ministro An­to­nio Gui­di. Da quel ma­tri­mo­nio, fi­ni­to nel 1997, so­no na­ti an­che Va­le­rio e Di­let­ta.

È AR­RI­VA­TA FI­NO A SAN­RE­MO Pao­la con il no­stro gior­na­li­sta. Di­ri­ge www.an­ge­li­press.com, agen­zia le­ga­ta a mi­glia­ia di on­lus, e ha la­vo­ra­to con tutti i gran­di pre­ti del so­cia­le, da don Ze­no a don Gel­mi­ni. Ha por­ta­to al Fe­sti­val di San­re­mo il grup­po di di­sa­bi­li La­dri di Car­roz­zel­le.

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