Le ra­gaz­zi­ne di­giu­ne di edu­ca­zio­ne ses­sua­le

«SU RAP­POR­TI E GRAVIDANZA CRE­DO­NO A OGNI STUPIDAGGINE», DI­CO­NO GLI ESPER­TI. «PER­CHÉ? GLI ADULTI SO­NO SPES­SO AS­SEN­TI, CO­SÌ FI­NI­SCO­NO PER INFORMARSI MA­LE SU IN­TER­NET»

GENTE - - Sommario - DI RO­BER­TA SPA­DOT­TO

Un fo­sco ca­so di cro­na­ca dei no­stri gior­ni: un in­ge­gne­re brian­zo­lo di 50 an­ni, con mo­glie e fi­gli, si fin­ge­va gi­ne­co­lo­go sui so­cial per ade­sca­re in­ge­nue ra­gaz­zi­ne e po­ter abu­sa­re di lo­ro. Pro­met­te­va un fluido per non far­le ri­ma­ne­re in­cin­te e ne ap­pro­fit­ta­va per ave­re rap­por­ti non pro­tet­ti nel suo stu­dio nei pres­si di Mon­za. Il mo­der­no Me­fi­sto­fe­le è sta­to ar­re­sta­to con l’ac­cu­sa di ade­sca­men­to di mi­no­ri, violenza ses­sua­le e de­ten­zio­ne di ma­te­ria­le pe­do-por­no­gra­fi­co. Tre le vit­ti­me fi­no­ra ac­cer­ta­te, ma si te­me sia­no mol­te di più. Cer­to, stu­pi­sce l’età del­le ra­gaz­ze ca­du­te nel­la re­te del ma­nia­co: tra i 15 e i 17 an­ni. E da que­sto stupore sgor­ga, im­me­dia­ta, la do­man­da cen­tra­le che lo squal­li­do ca­so di cro­na­ca sol­le­va: pos­si­bi­le che nel 2019 esi­sta­no an­co­ra gio­va­ni don­ne che non co­no­sco­no l’abc del­la ses­sua­li­tà, me­to­di con­ce­zio­na­li compresi?

«In gi­ro c’è mol­ta di­sin­for­ma­zio­ne», spie­ga il dot­tor Ro­ber­to Ber­no­rio, vi­ce­pre­si­den­te del­la Fe­de­ra­zio­ne ita­lia­na di ses­suo­lo­gia scien­ti­fi­ca. «Per i ragazzi la fon­te prin­ci­pa­le di co­no­scen­za è In­ter­net. Ma nes­su­no in­se­gna lo­ro a usa­re que­sto stru­men­to, tan­to pre­zio­so quan­to fuor­vian­te. Se si han­no dub­bi la ri­spo­sta è cer­ca­re a ca­so su Goo­gle sen­za pre­oc­cu­par­si di im­bat­ter­si in si­ti di fa­ke news. Op­pu­re ci si ri­vol­ge ai fo­rum dei pa­ri, do­ve la di­sin­for­ma­zio­ne può es­se­re am­pli­fi­ca­ta». E co­sì i ra­gaz­zi­ni con­tem­po­re­nei so­no per lo più

igno­ran­ti sui te­mi del ses­so. «Il gra­do di in­con­sa­pe­vo­lez­za è mol­to al­to», spie­ga la ses­suo­lo­ga e psi­co­te­ra­peu­ta Ales­san­dra Gra­ziot­tin. «La mag­gior par­te del­le ra­gaz­zi­ne [ l’81 per cen­to, se­con­do una re­cen­te ri­cer­ca, ndr] so­no con­vin­te, per esem­pio, che non si pos­sa ri­ma­ne­re in­cin­ta né con­trar­re ma­lat­tie ve­ne­ree du­ran­te il primo rap­por­to. Op­pu­re che ba­sti in­tro­dur­re del cotone im­be­vu­to di al­col nel­la va­gi­na per evi­ta­re un con­ce­pi­men­to». In­som­ma, non si è an­da­ti mol­to lon­ta­ni ri­spet­to alle do­man­de che le lo­ro ma­dri, trent’an­ni fa, po­ne­va­no agli esper­ti del­le ri­vi­ste per tee­na­ger Cioè e Top girl: “Ho ba­cia­to un ra­gaz­zo quan­do ave­vo le me­strua­zio­ni, e ades­so que­ste ri­tar­da­no. So­no ri­ma­sta in­cin­ta?”. Ora, pe­rò, sem­bra che i pun­ti di ri­fe­ri­men­to au­to­re­vo­li per por­re cer­te do­man­de non esi­sta­no più. «I ragazzi so­no la­scia­ti a se stes­si», con­ti­nua il dot­tor Ber­no­rio. «Da un de­cen­nio i ta­gli al­la sa­ni­tà di va­ri go­ver­ni han­no ri­dot­to i pro­gram­mi di edu­ca­zio­ne ses­sua­le nel­le scuo­le. E gli adulti in ge­ne­re non cono- sco­no bene la Re­te e i so­cial, quin­di non pos­so­no in­se­gna­re ai ragazzi a usar­li in mo­do in­tel­li­gen­te. Io fac­cio for­ma­zio­ne agli edu­ca­to­ri e qua­si nes­su­no co­no­sce Tin­der, l’app di in­con­tri pre­di­let­ta dai tee­na­ger».

E che ne è dei ge­ni­to­ri che do­vreb­be­ro for­ni­re le pri­me in­for­ma­zio­ni ri­guar­do il fun­zio­na­men­to del pro­prio cor­po, di quel­lo che suc­ce­de du­ran­te un rap­por­to, ri­schi compresi? «I ge­ni­to­ri in ge­ne­re elu­do­no cer­ti ar­go­men­ti», di­ce la Gra­ziot­tin. «Cer­to, ci so­no ma­dri e pa­dri che si in­for­ma­no sul­la vi­ta dei fi­gli, pre­ven­go­no, ac­com­pa­gna­no. Ma so­no po­chi. La mag­gior par­te non si sen­te all’al­tez­za, la­scia che il ra­gaz­zi­no ac­qui­si­sca da so­lo cer­te in­for­ma­zio­ni, sen­za pre­oc­cu­par­si del­le con­se­guen­ze».

Co­sì le do­man­de e i dub­bi ven­go­no con­di­vi­si tra coe­ta­nei. Ra­ra­men-

«SO­NO INESPERTI AN­CHE SUL­LE EMO­ZIO­NI», SPIE­GA LA SES­SUO­LO­GA

te ci si ri­vol­ge a un con­sul­to­rio fa­mi­lia­re se non a co­se fat­te: l’età me­dia del­le ra­gaz­ze che chie­de aiu­to alle strut­tu­re sul ter­ri­to­rio è 16 an­ni, spes­so le uten­ti so­no stra­nie­re, di so­li­to si pre­sen­ta­no so­le, qua­si mai con un ge­ni­to­re o il fi­dan­za­ti­no. «Ci so­no mi­no­ren­ni che ar­ri­va­no quan­do, do­po un rap­por­to ses­sua­le, il ci­clo ri­tar­da», rac­con­ta Raf­fael­la Bo­sco­lo, oste­tri­ca pres­so un con­sul­to­rio del­la pe­ri­fe­ria sud-ove­st di Mi­la­no. «Di­co­no di non sa­pe­re nul­la di con­trac­ce­zio­ne». Pe­rò, qua­si mai è necessario in­ter­ve­ni­re: «Le pre­scri­zio­ni per la pil­lo­la del gior­no do­po so­no so­lo due, tre al me­se. E le in­ter­ru­zio­ni vo­lon­ta­rie di gravidanza tra i mi­no­ri cin­que, sei all’an­no». Sta cam­bian­do il mo­do in cui gli ado­le­scen­ti strin­go­no le lo­ro re­la­zio­ni. «Ave­re la pri­ma sto­ria d’amo­re sta­bi­le non è più in ci­ma al­la li­sta dei de­si­de­ri de­gli ado­le­scen­ti», ha spie­ga­to Ro­ber­ta Ros­si, pre­si­den­te del­la Fe­de­ra­zio­ne ita­lia­na di ses­suo­lo­gia scien­ti­fi­ca.

Pa­re che i gio­va­ni non ri­ce­va­no nem­me­no un’ade­gua­ta edu­ca­zio­ne emo­ti­va. «Du­ran­te la pu­ber­tà», con­ti­nua Gra­ziot­tin, «il cor­po cam­bia e cam­bia­no an­che le emo­zio­ni. Bi­so­gne­reb­be oc­cu­par­si di en­tram­bi gli aspet­ti». In­ve­ce, fa­re scor­pac­cia­te di im­ma­gi­ni su You­porn, si­to di por­no­gra­fia ac­ces­si­bi­le a tutti, ren­de il ses­so sle­ga­to dall’af­fet­ti­vi­tà. «I ragazzi han­no pau­ra di non es­se­re all’al­tez­za del­la pre­sta­zio­ne», spie­ga Ber­no­rio. «So­no su­scet­ti­bi­li al giu­di­zio este­ti­co e al­la tec­ni­ca». L’amo­re ro­man­ti­co, il fi­dan­za­ti­no con cui con­di­vi­de­re la “pri­ma vol­ta”, so­no qua­si ta­bù: se­con­do una ri­cer­ca con­dot­ta da skuo­la.net su un cam­pio­ne di 30 mi­la ragazzi tra i 14 e i 25 an­ni, emer­ge che so­lo il 36 per cen­to ha avu­to rap­por­ti com­ple­ti. «L’età me­dia del­la pri­ma vol­ta», spie­ga la ses­suo­lo­ga, «si ab­bas­sa lad­do­ve i ge­ni­to­ri o gli edu­ca­to­ri non so­no vi­ci­ni ai ragazzi. Do­ve c’è dia­lo­go, in­ve­ce, gli ado­le­scen­ti ten­do­no ad ap­proc­cia­re al ses­so in mo­do sa­no con un part­ner con cui si è in­stau­ra­to an­che un rap­por­to af­fet­ti­vo». La se­pa­ra­zio­ne tra ses­so ed emo­zio­ni, ol­tre­tut­to, è an­che al­la ba­se dei fe­no­me­ni di cy­ber­bul­li­smo. «Io pro­pon­go che l’edu­ca­zio­ne ses­sua­le», con­clu­de Ales­san­dra Gra­ziot­tin, «ven­ga in­se­ri­ta nel pro­gram­ma mi­ni­ste­ria­le di in­se­gna­men­to a par­ti­re dal­le me­die. Ed è fon­da­men­ta­le, per il be­nes­se­re dei no­stri ragazzi, che si re­cu­pe­ri l’al­lean­za tra scuo­la e fa­mi­glia».

CONSULTORI, UL­TI­MA SPIAG­GIA Una ra­gaz­zi­na, che strin­ge a sé un or­sac­chiot­to, vie­ne ac­col­ta in un con­sul­to­rio. «Le tee­na­ger», di­ce un’oste­tri­ca di un cen­tro mi­la­ne­se, «ven­go­no qui a “co­se fat­te” e non san­no nul­la di con­trac­ce­zio­ne». Sot­to, uno bli­ster di pil­lo­le anticoncezionali.

LA SO­LU­ZIO­NE È UNANIME: SEGUIAMOLI DI PIÙ La ses­suo­lo­ga Ales­san­dra Gra­ziot­tin, 64 an­ni. Il suo con­si­glio: «L’edu­ca­zio­ne ses­sua­le do­vreb­be es­se­re in­se­ri­ta nel pro­gram­ma sco­la­sti­co sin dal­le me­die». Sot­to, Ro­ber­to Ber­no­rio, 59, vi­ce­pre­si­den­te del­la Fe­de­ra­zio­ne ita­lia­na di ses­suo­lo­gia scien­ti­fi­ca. Spie­ga: «I ge­ni­to­ri spes­so non se­guo­no i tee­na­ger nel pe­rio­do del­la pu­ber­tà».

HAN­NO PAU­RA DEL­LA PRE­STA­ZIO­NE Un’ado­le­scen­te cer­ca sul­lo smart­pho­ne in­for­ma­zio­ni ri­guar­do al ses­so: spes­so le ra­gaz­zi­ne si ri­vol­go­no a chat di coe­ta­nei. Sot­to, una tee­na­ger si co­pre le par­ti in­ti­me. «Ri­spet­to alle lo­ro ma­dri», di­ce l’esper­to, «og­gi le gio­va­ni han­no pau­ra di non es­se­re ab­ba­stan­za at­traen­ti e di ri­sul­ta­re po­co pre­stan­ti nel rap­por­to ses­sua­le».

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