I DI­FET­TI CI REN­DO­NO SPE­CIA­LI E’ QUE­STA LA LE­ZIO­NE DI DUM­BO

«GI­RA­RE QUE­STO FILM È STA­TA UN’ESPE­RIEN­ZA COM­MO­VEN­TE», RAC­CON­TA L’AT­TO­RE. «L’ELE­FAN­TI­NO VIE­NE DERISO PER LE GRAN­DI OREC­CHIE, E POI HA LA SUA RI­VIN­CI­TA. AN­CH’IO, PER LA STA­TU­RA, HO SOF­FER­TO. MA SO­NO UN UO­MO FE­LI­CE»

GENTE - - Esclusivo - di Sa­ra Re­cor­da­ti

« Ho vi­sto Dum­bo la pri­ma vol­ta quan­do ero un bam­bi­no; ho tre fi­gli e con lo­ro ho ri­vi­sto quel film mol­te al­tre vol­te nel cor­so de­gli an­ni». Dan­ny DeVi­to, un me­tro e qua­ran­ta­set­te di tra­vol­gen­te sim­pa­tia e ta­len­to, in quel film, an­zi nel re­ma­ke, nuo­vo ko­los­sal Di­sney, ci è ad­di­rit­tu­ra fi­ni­to e ora ci rac­con­ta la sua espe­rien­za sul set. Usci­to al ci­ne­ma in que­sti gior­ni, Dum­bo è la sto­ria, no­tis­si­ma, dell’ele­fan­ti­no deriso per le orec­chie enor­mi che poi im­pa­re­rà a vo­la­re, pren­den­do­si in que­sto mo­do la sua ri­vin­ci­ta. «Ho guar­da­to di nuo­vo il cartone ani­ma­to del 1941 quan­do Tim

Bur­ton mi ha chia­ma­to per of­frir­mi il ruo­lo dell’im­pre­sa­rio del cir­co nel re­ma­ke», spie­ga Dan­ny. «Mi commuove sem­pre: pri­ma quan­do Mrs. Jum­bo vie­ne igno­ra­ta dal­la ci­co­gna che con­se­gna i be­bè al­le al­tre ele­fan­tes­se e non a lei, poi quan­do fi­nal­men­te na­sce Dum­bo. Lui ha que­ste orec­chie enor­mi, in­fi­ni­te, ma ov­via­men­te per lei è amo­re a pri­ma vi­sta: è co­sì che fun­zio­na con i fi­gli ed è di que­sto che par­la il film. È una sto­ria uni­ver­sa­le an­che per­ché tut­ti ab­bia­mo qual­che di­fet­to. Dum­bo, ado­ra­bi­le, ci mo­stra che so­no pro­prio i di­fet­ti a ren­der­ci uni­ci e spe­cia­li: an­che io sof­fri­vo di com­ples­si per­ché ero trop­po bas­so e mi so­no ri­co­no­sciu­to in lui».

Ita­loa­me­ri­ca­no di se­con­da ge­ne­ra­zio­ne, DeVi­to, che l’an­no scor­so è sta­to no­mi­na­to Gran­de Uf­fi­cia­le dell’Or­di­ne al Me­ri­to del­la Re­pub­bli­ca Ita­lia­na, nel film è Max Me­di­ci: «In­ter­pre­to il pro­prie­ta­rio di un pic­co­lo cir­co che at­tra­ver­sa gli Sta­ti Uni

ti del Sud al ter­mi­ne del­la Pri­ma guer­ra mon­dia­le. Ci so­no gli ele­fan­ti, i bar­bon­ci­ni, un or­so, una scim­mia, dei to­pi e un ser­pen­te. Mi piac­co­no i ser­pen­ti, ma gli sto al­la lar­ga il più pos­si­bi­le: li co­no­sco be­ne per­ché a Hol­ly­wood ho a che fa­re spes­so con lo­ro», sor­ri­de al­lu­den­do al mon­do del ci­ne­ma, fat­to an­che di per­so­nag­gi in­fi­di e ve­le­no­si. «Ci so­no po­chi sol­di, Max cer­ca di far qua­dra­re il cer­chio co­me può, poi fa un in­ve­sti­men­to im­por­tan­te, com­pra Mrs Jum­bo, che, gra­zie al cie­lo, è in­cin­ta e da­rà al­la lu­ce Dum­bo». A sal­va­re il cir­co dal­la ban­ca­rot­ta ci pen­se­rà l’am­bi­guo Van­de­ve­re (Mi­chael Kea­ton), «che com­pie oscu­re mac­chi­na­zio­ni. Max spe­ra so­lo di ra­ci­mo­la­re qual­che dol­la­ro per ti­ra­re avan­ti e in­ve­ce si tro­ve­rà coin­vol­to in qual­co­sa di oscu­ro».

La mes­sa in sce­na è spet­ta­co­la­re, con cen­ti­na­ia di com­par­se, acro­ba­ti, gio­co­lie­ri, bal­le­ri­ni, pa­gliac­ci, ca­val­li: tut­to ciò che fa par­te del cir­co è rea­le, tran­ne gli ele­fan­ti e qual­che al­tro animale, co­me l’or­so e la scim­mia. Gra­zie al­le nuo­ve tec­no­lo­gie al ci­ne­ma og­gi so­no con­ces­se ve­re me­ra­vi­glie: quan­do uscì Dum­bo nel 1941, un ele­fan­te po­te­va vo­la­re so­lo nei car­to­ni ani­ma­ti. Sa­reb­be sta­to im­pen­sa­bi­le in un film con at­to­ri in car­ne e os­sa com’è que­sto. E no­no­stan­te la lun­ga e va­rie­ga­ta car­rie­ra, per Dan­ny DeVi­to si è trat­ta­to del­la pri­ma vol­ta su un set co­sì vi­sio­na­rio. «È sta­to mol­to in­te­res­san­te sco­pri­re co­me si fa a mi­schia­re at­to­ri ve­ri con im­ma­gi­ni ge­ne­ra­te al com­pu­ter. Per esem­pio, al po­sto del Dum­bo neo­na­to, sul set c’era una spe­cie di blob ver­de che sem­bra­va più una ca­val­let­ta che un ele­fan­te. Pe­rò poi, quan­do ci han­no mes­so ma­no i ma­ghi del di­gi­ta­le, be’..., il ri­sul­ta­to lo ve­dre­te, è fa­vo­lo­so ed emo­zio­nan­te: un te­ne­ris­si­mo ele­fan­ti­no con enor­mi orec­chie. Lo stes­so va­le per Mrs Jum­bo che sul set era rap­pre­sen­ta­ta da una gran­de sa­go­ma co­lor sme­ral­do».

È la quar­ta vol­ta che il ce­le­bre at­to­re ita­loa­me­ri­ca­no la­vo­ra con il re­gi­sta ca­li­for­nia­no Tim Bur­ton, che ha ap­pe­na ri­ce­vu­to il Da­vid di Do­na­tel­lo al­la car­rie­ra. «Ol­tre a Mars At­tacks, con lui ho rea­liz­za­to un tri­lo­gia sul cir­co: in Bat­man Re­turns ero il per­fi­do Pen­guin ed ero as­si­sti­to da una squa­dra di acro­ba­ti, poi in Big Fi­sh ero di­ret­to­re del cir­co, ed ora ec­co­mi di nuo­vo sot­to il ten­do­ne. Ma­ga­ri ca­pi­te­rà an­co­ra».

È an­che la ter­za vol­ta che Dan­ny DeVi­to la­vo­ra al fian­co dell’at­to­re Mi­chael Kea­ton. «È for­tis­si­mo. In Bat­man Re­turns lui era il buo­no (Bat­man) e io il cat­ti­vo (Pen­guin), ora è il con­tra­rio. Ci di­ver­tia­mo mol­to». I fa­vo­lo­si co­stu­mi so­no ope­ra del­la ge­nia­le Col­leen At­wood, già vin­ci­tri­ce di quat­tro Pre­mi Oscar (uno dei qua­li per Ali­ce nel pae­se del­le me­ra­vi­glie, di­ret­to sem­pre da Tim Bur­ton). «Pen­sa­te che ogni gior­no do­ve­va ve­sti­re tut­ti gli at­to­ri pro­ta­go­ni­sti, i mem­bri del cir­co, e poi 500 com­par­se. So­lo per il mio per­so­nag­gio ha do­vu­to in­ven­ta­re die­ci abi­ti di­ver­si per mo­stra­re co­me pas­so dall’estre­ma po­ver­tà dell’ini­zio al­la con­di­zio­ne di be­ne­stan­te. An­che mia fi­glia Lu­cy, che ha un pic­co­lo ruo­lo da guar­da­ro­bie­ra, in­dos­sa­va un abi­to cu­ra­to nei mi­ni­mi det­ta­gli». Dan­ny ha tre fi­gli: Lu­cy, 36 an­ni, Gra­ce, 34, e Ja­ke Da­niel, 31. Tut­ti la­vo­ra­no co­me at­to­ri, pur es­sen­do pic­co­li di sta­tu­ra co­me il pa­dre e l’ex mo­glie Rhea Perl­man, che lo su­pe­ra di una man­cia­ta di cen­ti­me­tri ap­pe­na. Lei l’ha la­scia­to nel 2013, do­po 30 an­ni d’amo­re. Il mo­ti­vo? Dan­ny non ri­nun­cia a fa­re il play­boy. A di­mo­stra­zio­ne che l’al­tez­za non con­ta per ave­re suc­ces­so.

OGNI GIOR­NO I COSTUMISTI HAN­NO VE­STI­TO OL­TRE 500 COM­PAR­SE

IL DOMATORE È CO­LIN Co­lin Far­rell, 42 an­ni, con Ni­co Par­ker, 13, e Fin­ley Hob­bins, 10. In Dum­bo so­no il domatore del cir­co e i suoi fi­gli. In al­to, Dan­ny DeVi­to, 74, pro­prie­ta­rio di un cir­co, all’ini­zio mi­se­ra­bi­le poi di gran­de suc­ces­so.

CO­STU­MI ED EF­FET­TI SPE­CIA­LI SO­NO DA OSCAR So­pra, il fe­sto­so ba­gnet­to al pic­co­lo Dum­bo ap­pe­na na­to. A si­ni­stra, il domatore Holt Far­rier (Far­rell) e la tra­pe­zi­sta Co­let­te Mar­chant (Eva Green, 38 an­ni) si scam­bia­no uno sguar­do che è una di­chia­ra­zio­ne d’amo­re. I ma­gni­fi­ci co­stu­mi so­no ope­ra di Col­leen At­wood, già pre­mio Oscar per Ali­ce nel pae­se del­le me­ra­vi­glie.

ACRO­BA­ZIE E CA­DU­TE L’acro­ba­ta Co­let­te Mar­chant (Eva Green) si ad­de­stra per il suo nu­me­ro con Dum­bo. Tut­te le im­ma­gi­ni dell’ele­fan­te so­no ge­ne­ra­te e in­se­ri­te al com­pu­ter.

NEL­LA GABBIA DEI LEONI Co­lo­ri e ri­ca­mi del cir­co in­fluen­za­no an­che i gran­di sti­li­sti. Al­le sfi­la­te di Pa­ri­gi Yves Saint Lau­rent ha pro­po­sto que­sta pre­zio­sa giac­ca da domatore. TRA­PE­ZI­STA DI TUL­LE Sot­to un ten­do­ne ha fat­to sfi­la­re il cir­co Ma­ria Gra­zia Chiu­ri, sti­li­sta di Dior, con gon­ne e top di tul­le e sti­va­let­ti luc­ci­can­ti. ORO E ROS­SO IN PI­STA Tu­ta at­til­la­ta e giac­ca con le co­de per la do­ma­tri­ce di Mo­schi­no, che non ha pau­ra di nien­te: de­gli uo­mi­ni co­me del­le ti­gri.

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