CI FAN­NO SCE­GLIE­RE TRA LA­VO­RO E FI­GLI

GENTE - - Sommario -

Gen­ti­le Mo­ni­ca,

ho 32 an­ni e qual­che me­se fa ero in con­tat­to con un’azien­da per il tan­to so­spi­ra­to im­pie­go a tem­po in­de­ter­mi­na­to quan­do ho sco­per­to di es­se­re in­cin­ta. Per one­stà l’ho det­to su­bi­to e il con­trat­to “stra­na­men­te” è sfu­ma­to. Si par­la tan­to di cul­le vuo­te, ma que­sta è la real­tà: in Ita­lia ave­re fi­gli e la­vo­ra­re è im­pos­si­bi­le. Lui­sa

Ca­ra Lui­sa,

ciò che è ac­ca­du­to a te è ver­go­gno­so. Quan­do si ra­gio­na di fa­mi­glia e de­na­ta­li­tà il la­vo­ro del­le don­ne e le re­ti di so­ste­gno (pen­so agli asi­li ni­do in azien­da, per esem­pio) do­vreb­be­ro es­se­re le prio­ri­tà. Non è co­sì, pur­trop­po, l’hai ve­ri­fi­ca­to sul­la tua pel­le. Le pa­ri op­por­tu­ni­tà so­no bel­le pa­ro­le. Il di­ret­to­re

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