I se­gre­ti del Pi­noc­chio di Gar­ro­ne

GENTE - - Sommario - DI SA­BRI­NA BO­NA­LU­MI

È nien­te­me­no che Be­ni­gni l’umi­le fa­le­gna­me del nuo­vo film di Mat­teo Gar­ro­ne, che sta gi­ran­do tra To­sca­na, Lazio e Pu­glia. «Nes­su­no co­me Ro­ber­to rie­sce a emo­zio­na­re gran­di e pic­ci­ni», ha det­to il re­gi­sta. Su­per­la­ti­vo il ca­st, che an­no­ve­ra, tra gli al­tri, Pro­iet­ti e Pa­pa­leo

All’ini­zio Pi­noc­chio era mu­to e in bian­co e nero. Le sue mo­nel­le­rie e la sua at­tra­zio­ne ver­so il Pae­se dei Ba­loc­chi, do­ve non si stu­dia ma si gio­ca sem­pre, era­no di­ret­te da Giulio An­ta­mo­ro, nel pri­mo adat­ta­men­to ci­ne­ma­to­gra­fi­co del ro­man­zo di Col­lo­di. Era il 1911. Via via la storia sen­za tem­po del bu­rat­ti­no di le­gno ha sti­mo­la­to la fan­ta­sia di mol­ti re­gi­sti. È sta­to un car­to­ne del­la Di­sney nel 1940. Nel 1972, poi, Lui­gi Co­men­ci­ni ne ha fatto uno sce­neg­gia­to te­le­vi­si­vo con pro­ta­go­ni­sti me­mo­ra­bi­li: Ni­no Man­fre­di era Gep­pet­to, Gi­na Lol­lo­bri­gi­da la fa­ta tur­chi­na, Fran­co Fran­chi il gat­to e Cic­cio In­gras­sia la vol­pe, Vit­to­rio De Si­ca il giu­di­ce e An­drea Ba­le­stri Pi­noc­chio. Nel 2002 è un ma­gi­stra­le Ro­ber­to Be­ni­gni a gi­ra­re e in­ter­pre­ta­re Pi­noc­chio, con sua mo­glie Ni­co­let­ta Bra­schi nei pan­ni del­la fa­ta gen­ti­le dai lun­ghi ca­pel­li ce­le­sti. Be­ni­gni, 17 an­ni do­po, tor­na tra i tru­cio­li di le­gno del suo la­bo­ra­to­rio di fa­le­gna­me: sta­vol­ta è ma­stro Gep­pet­to, con bar­ba in­col­ta e sguar­do bo­na­rio, nel film per il ci­ne­ma di

ret­to da Mat­teo Gar­ro­ne. «Gi­ra­re Pi­noc­chio e di­ri­ge­re Ro­ber­to Be­ni­gni so­no due so­gni che si av­ve­ra­no in uno», ha det­to il re­gi­sta. «Sa­rà un film per tutta la fa­mi­glia, gran­di e pic­co­li. Nes­su­no co­me Ro­ber­to rie­sce a emo­zio­na­re il pub­bli­co di ogni età». Be­ni­gni ha ri­spo­sto: «Fa­re que­sto film è una del­le for­me del­la fe­li­ci­tà». Il pri­mo ciak è sta­to da­to po­chi gior­ni fa in una te­nu­ta cin­que­cen­te­sca a Si­na­lun­ga, nel se­ne­se. Le ri­pre­se pro­se­gui­ran­no, per un­di­ci set­ti­ma­ne, tra To­sca­na, Lazio e Pu­glia. Set blin­da­tis­si­mo, il ri­ser­bo è as­so­lu­to. Su tut­to e sem­pre. Ma si co­no­sce il ca­st: è stel­la­re. A in­dos­sa­re le bra­ghet­te e il cap­pel­li­no di Pi­noc­chio è il pic­co­lo Fe­de­ri­co Ie­la­pi, Gi­gi Pro­iet­ti è Mangiafuoco, il gat­to è Roc­co Pa­pa­leo e la vol­pe Mas­si­mo Cec­che­ri­ni. Matilda De An­ge­lis, at­tri­ce gio­va­ne e get­to­na­tis­si­ma, in­ter­pre­ta la fa­ta. Nel film c’è an­che Mar­cel­lo Fon­te, pro­ta­go­ni­sta di Dog­man, che sa­rà il pap­pa­gal­lo.

BU­RAT­TI­NO, CHE HAI COM­BI­NA­TO? Si­na­lun­ga (Sie­na). Ca­pel­li ar­ruf­fa­ti, bar­ba in­col­ta e gri­gia e sguar­do se­ve­ro: ecco Ro­ber­to Be­ni­gni, 66 an­ni, che, sul set di Pi­noc­chio, di­ret­to da Mat­teo Gar­ro­ne, rim­pro­ve­ra il bu­rat­ti­no di le­gno. «Fa­re que­sto film è una del­le for­me del­la fe­li­ci­tà», di­ce l’at­to­re pre­mio Oscar 1999 per il film La vi­ta è bel­la. CA­RI­CO DI DA­VID Mat­teo Gar­ro­ne, 50 an­ni, fre­sco di no­ve Da­vid di Do­na­tel­lo per Dog­man, fir­ma la re­gia di Pi­noc­chio. IL GAT­TO E LA VOL­PE Roc­co Pa­pa­leo, 60, e, a de­stra, Mas­si­mo Cec­che­ri­ni, 53, so­no il gat­to e la vol­pe. A si­ni­stra, la fur­bis­si­ma cop­pia nel film Di­sney a car­to­ni del 1940. Nel­la storia di Col­lo­di vi­ve di ele­mo­si­na e rag­gi­ri.

UNA BABY STAR Il fac­ci­no vi­spo di Fe­de­ri­co Ie­la­pi, 8 an­ni, è quel­lo di Pi­noc­chio. A si­ni­stra, il bu­rat­ti­no con il gril­lo par­lan­te. Fe­de­ri­co ha già la­vo­ra­to in Quo va­do? di Chec­co Za­lo­ne e nei Mo­schet­tie­ri del re di Gio­van­ni Veronesi. FATINA MATILDA Per il vi­so an­ge­li­co e l’ele­gan­za in­na­ta Gar­ro­ne ha scel­to Matilda De An­ge­lis (a de­stra), 23 an­ni, per il soa­ve ruo­lo del­la fa­ta tur­chi­na. Fu in­ter­pre­ta­ta an­che da Gi­na Lol­lo­bri­gi­da. GI­GI IL MANGIAFUOCO Gi­gi Pro­iet­ti, 78 an­ni, sa­rà Mangiafuoco (sot­to, nel­la ver­sio­ne Di­sney, cat­tu­ra Pi­noc­chio). All’ap­pa­ren­za ter­ri­bi­le, è in fon­do ge­ne­ro­so. È il bu­rat­ti­na­io del Gran Tea­tro. Ogni vol­ta che si com­muo­ve gli par­te uno star­nu­to.

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