È ita­lia­no il nuo­vo Cop­per­field

«VO­GLIO FAR CRE­DE­RE CHE I MI­RA­CO­LI ESI­STO­NO DAVVERO», DI­CE GAE­TA­NO TRIG­GIA­NO, GIÀ FA­MO­SO IN TUT­TO IL MONDO E ORA AN­CHE DA NOI. CON IL SUO NUO­VO SHOW PRO­MET­TE NU­ME­RI DA BRI­VI­DO

GENTE - - Sommario - DI RO­BER­TA SPA­DOT­TO

Don­ne che le­vi­ta­no fi­no a vo­la­re, per­so­ne del pub­bli­co fat­te a pez­zi sen­za che se ne ac­cor­ga­no, fiam­me che si ac­cen­do­no sen­za mo­ti­vo ap­pa­ren­te. So­no so­lo al­cu­ni dei truc­chi mes­si in sce­na da Gae­ta­no Trig­gia­no, de­fi­ni­to il “Da­vid Cop­per­field eu­ro­peo” che, do­po il suc­ces­so del­la scor­sa sta­gio­ne, par­te con il suo Real Il­lu­sion - Tour 2019, dal 5 apri­le al Tea­tro del­la Lu­na di Mi­la­no, poi in gi­ro per l’Ita­lia. Uno spet­ta­co­lo sen­za ugua­li, in cui i gio­chi di ma­gia so­no in­glo­ba­ti in un lin­guag­gio tea­tra­le. «Rac­con­to la mia storia», spie­ga il grande il­lu­sio­ni­sta a Gen­te. «Quel­la che mi ha por­ta­to a sen­ti­re que­sto me­stie­re co­me una mis­sio­ne». Tra un ri­cor­do e l’al­tro, pe­rò, im­prov­vi­sa­men­te la sce­na cam­bia e il pub­bli­co, che par­te­ci­pa in mo­do at­ti­vo, ri­ma­ne a bocca aper­ta. Adul­ti e bam­bi­ni stu­pi­ti al­lo stes­so mo­do.

Trig­gia­no, 42 an­ni, ha tra­scor­so più del­la me­tà del­la sua vi­ta a met­te­re a pun­to spet­ta­co­li di ma­gia. Ed è par­ti­to dal­la na­tia Pi­sa per gi­ra­re il mondo. «So­no mol­to co­no­sciu­to in Rus­sia, in Ger­ma­nia, in Ca­na­da. Qual­che an­no fa ho fatto uno spet­ta­co­lo per­si­no in Ara­bia Sau­di­ta, al­la cor­te di uno sceic­co. Non po­te­vo men­zio­na­re la pa­ro­la ma­gia per­ché in quel Pae­se è proi­bi­ta, né po­te­vo uti­liz­za­re le mie as­si­sten­ti, per­ché don­ne. Ri­schia­vo per­si­no la pri­gio­ne. Ma so­no il pri­mo il­lu­sio­ni­sta a es­ser­mi esi­bi­to in un Pae­se mu­sul­ma­no». In Ita­lia il suo no­me è an­co­ra po­co no­to, ma si sta af

fer­man­do. «All’este­ro l’il­lu­sio­ni­smo è mol­to se­gui­to e i miei spet­ta­co­li so­no get­to­na­tis­si­mi. Ma il suc­ces­so sta ar­ri­van­do an­che qui, nel mio Pae­se. Vi­via­mo in un mo­men­to sto­ri­co dif­fi­ci­le e la gen­te ha bi­so­gno di sen­ti­re che la real­tà non è so­lo quel­la che si ve­de e che i mi­ra­co­li an­co­ra esi­sto­no».

Cer­to, i truc­chi mes­si in sce­na da Trig­gia­no so­no a dir po­co fan­ta­sti­ci. «L’abi­li­tà nel mio me­stie­re è fa­re ap­pa­ri­re vero ciò che non lo è ma lo sem­bra. Il pub­bli­co è in­tel­li­gen­te e per il­lu­der­lo ci vuo­le mol­ta mae­stria. Bi­so­gna im­pa­ra­re a non sba­glia­re: un ri­tar­do di un se­con­do ed è tut­to perduto». Un’ar­te che Gae­ta­no ha ini­zia­to ad ac­qui­si­re pri­ma di im­pa­ra­re a leg­ge­re e a scri­ve­re. «Quan­do ave­vo 5 an­ni mio pa­dre mi por­tò a ve­de­re uno spet­ta­co­lo di il­lu­sio­ni­smo e ne ri­ma­si fol­go­ra­to. Più avan­ti mi re­ga­lò un gioco in sca­to­la con cui mi sbiz­zar­ri­vo a fa­re pic­co­li truc­chi per gli ami­ci. Fu co­sì che ca­pii che era quel­lo che vo­le­vo fa­re». A 19 an­ni, do­po aver com­ple­ta­to le scuo­le su­pe­rio­ri e da­to con po­ca con­vin­zio­ne qual­che esa­me di In­ge­gne­ria, Gae­ta­no si pre­sen­tò al co­spet­to di Ar­tu­ro Brachetti, grande tra­sfor­mi­sta, re­gi­sta tea­tra­le ed ora di­ret­to­re ar­ti­sti­co del suo Real Il­lu­sion - Tour 2019. «Riu­scii a in­fi­lar­mi nel suo camerino do­po uno spet­ta­co­lo, di­cen­do che ero suo cu­gi­no. Lui ri­ma­se col­pi­to dal­la mia scal­trez­za, che è una del­le do­ti de­gli il­lu­sio­ni­sti, e ac­cet­tò di in­se­gnar­mi qual­che suo se­gre­to».

Da al­lo­ra Brachetti è di­ven­ta­to il suo gu­ru. «Mi ha in­se­gna­to tan­to. Per esem­pio l’uso del­le lu­ci: che se so­no di ta­glio ren­do­no l’at­mo­sfe­ra mi­ste­rio­sa. E poi, l’em­pa­tia con il pub­bli­co. Il re­ga­lo più grande che puoi fa­re al­la gen­te è sem­pre un’emo­zio­ne». Do­po lun­ghi an­ni di ap­pren­di­sta­to, gli show di Trig­gia­no so­no eser­ci­zi di sti­le che ap­pas­sio­na­no chi li guar­da e che lo han­no fatto ac­co­sta­re al mi­ti­co Da­vid Cop­per­field. «È per me un ono­re e un one­re. Cop­per­field è riu­sci­to a fa­re spa­ri­re la Sta­tua del­la Li­ber­tà e ha ven­du­to più biglietti dei Rol­ling Sto­nes. An­che io fac­cio spet­ta­co­li pop, do­ve ci si emo­zio­na e si ri­de, ma le mie ma­gie so­no senz’al­tro di­ver­se». Ep­pu­re, c’è un nu­me­ro cui Gae­ta­no sta pen­san­do da an­ni e che non è me­no am­bi­zio­so di quel­li del fa­mo­so il­lu­sio­ni­sta ame­ri­ca­no. «Vor­rei fer­ma­re il tem­po», spie­ga. «Da­re l’il­lu­sio­ne a chi mi guar­da di es­se­re in una pau­sa spa­zio-tem­po­ra­le».

Per il mo­men­to Trig­gia­no non ha al­lie­vi. «Non an­co­ra! For­se non so­no pron­to. Ho un fi­glio, avu­to gio­va­nis­si­mo, che ora ha 23 an­ni e che sta se­guen­do un’al­tra stra­da, co­me è giu­sto che sia. Io stes­so fui la­scia­to li­be­ro dai miei ge­ni­to­ri. Ma ci so­no mol­ti gio­va­ni che si stan­no av­vi­ci­nan­do a que­sto me­stie­re af­fa­sci­nan­te. Per lo­ro, io so­no a di­spo­si­zio­ne».

A ME GLI OC­CHI Lo sguar­do ma­gne­ti­co di Gae­ta­no Trig­gia­no, 42 an­ni. L’il­lu­sio­ni­sta in­dos­sa giub­bot­to e guan­ti di pel­le, co­me cer­ti eroi che af­fron­ta­no ogni sfi­da. «Mi so­no in­na­mo­ra­to di que­sto me­stie­re a 5 an­ni, quan­do mio pa­dre mi por­tò a uno show di il­lu­sio­ni­smo», ri­cor­da. AR­TU­RO BRACHETTI È LA SUA GUI­DA Trig­gia­no con il suo mae­stro Ar­tu­ro Brachetti, 57 an­ni, tra­sfor­mi­sta e re­gi­sta tea­tra­le, non­ché di­ret­to­re ar­ti­sti­co del suo show. «Mi pre­sen­tai nel suo camerino a 19 an­ni. Dis­si che ero suo cu­gi­no».

PRI­MA TUT­TO IN­TE­RO, POI A ME­TÀ Un nu­me­ro del Real Il­lu­sion tour dell’an­no scor­so: Gae­ta­no Trig­gia­no, sdra­ia­to su una piat­ta­for­ma mo­bi­le, pri­ma è in­te­ro (a si­ni­stra), poi si ri­tro­va di­vi­so in due pez­zi. È tut­to as­so­lu­ta­men­te fol­le, ma emo­zio­nan­te, di grande ef­fet­to spet­ta­co­la­re.

LA DON­NA DI­VEN­TA UNA NU­VO­LA Un al­tro ec­ce­zio­na­le nu­me­ro del­lo show. Si chia­ma Foun­tain (fontana): Trig­gia­no fa le­vi­ta­re una don­na sdra­ia­ta e dal suo cor­po par­te una piog­gia ma­gi­ca che pa­re so­ste­ner­la nel vuo­to qua­si fosse una nu­be.

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