L’ANORESSIA AN­CHE IN RETE

GENTE - - La Posta Dei Lettori -

Ca­ro di­ret­to­re, mi ha mol­to col­pi­to que­sta no­ti­zia. Una se­di­cen­ne ve­ne­ta ge­sti­va un grup­po su Wha­tsApp con cui isti­ga­va all’anoressia una tren­ti­na di ra­gaz­ze che chat­ta­va­no con lei. Scri­ve­va, ad esem­pio: “Ti sei ab­buf­fa­ta? Vai in ba­gno ed espel­li il ci­bo” e al­tre fol­lie del ge­ne­re. E le ra­gaz­ze la ascol­ta­va­no, an­zi era­no psi­co­lo­gi­ca­men­te sot­to­mes­se, fin­ché una di lo­ro ha de­nun­cia­to que­sta paz­zia col­let­ti­va. Ma sui so­cial di co­se ver­go­gno­se ne ac­ca­do­no tut­ti i gior­ni. Mi chie­do co­me mai non sia pos­si­bi­le una for­ma di con­trol­lo che im­pe­di­sca di agi­re in­di­stur­ba­ti in Rete. An­na­ri­ta Ca­ra An­na­ri­ta, l’epi­so­dio che rac­con­ti è mol­to gra­ve e an­cor più im­pres­sio­nan­te è il fat­to che tan­te gio­va­ni ra­gaz­ze sia­no ri­ma­ste in­trap­po­la­te in quel­la chat. Con­trol­la­re i so­cial è, pur­trop­po, qua­si im­pos­si­bi­le; con­trol­la­re le pro­prie fi­glie, in­ve­ce, spe­cie se vi­vo­no un mo­men­to dif­fi­ci­le, do­vreb­be es­se­re un do­ve­re im­pre­scin­di­bi­le per ogni ge­ni­to­re.

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