Il ca­ne sal­va­to dal­le on­de

GLI OPE­RAI DI UNA PIAT­TA­FOR­MA PE­TRO­LI­FE­RA LO HAN­NO AV­VI­STA­TO MEN­TRE SI DIBATTEVA TRA LE ON­DE. LO HAN­NO SAL­VA­TO E ADOT­TA­TO

GENTE - - Sommario - DI ALES­SIO PAGANI

Èspun­ta­to dal ma­re. E si è ag­grap­pa­to con le ul­ti­me for­ze ri­ma­ste e con le zam­pe or­mai cot­te dall’ac­qua a un pa­lo di so­ste­gno di una sta­zio­ne off­sho­re per le tri­vel­la­zio­ni pe­tro­li­fe­re nel Gol­fo del­la Thai­lan­dia. Lì, al lar­go del­la pro­vin­cia di Son­g­khla, a 235 chi­lo­me­tri dal­la co­sta. Poi è ri­ma­sto fer­mo, sfi­ni­to, sen­za ab­ba­ia­re. Fi­no a che i tec­ni­ci di Che­vron Thai­land ex­plo­ra­tion and pro­duc­tion so­no riu­sci­ti a sal­var­lo. Da do­ve sia ve­nu­to nes­su­no lo ha an­co­ra sco­per­to. Di lui si sa so­lo che è un ca­ne me­tic­cio ma­schio e piut­to­sto gio­va­ne, con una grin­ta da ven­de­re e una straor­di­na­ria vo­glia di vi­ve­re che gli ha per­mes­so di far­ce­la, di su­pe­ra­re dif­fi­col­tà e pa­ti­men­ti inim­ma­gi­na­bi­li. Per que­sto lo han­no su­bi­to ri­bat­tez­za­to Boon­rod, espres­sio­ne che in thai­lan­de­se si­gni­fi­ca “in­di­vi­duo con un buon kar­ma che lo aiu­ta a so­prav­vi­ve­re”. E mai no­me è sta­to più az­zec­ca­to. Per­ché il fat­to che sia vi­vo e in buo­na sa­lu­te ha qua­si del mi­ra­co­lo­so. Co­me sot­to­li­nea Vi­ti­sak

Pa­ya­law, ope­ra­io spe­cia­liz­za­to del team di tri­vel­la­zio­ne pe­tro­li­fe­ra che si è su­bi­to af­fe­zio­na­to al ca­ne. «Io e al­tri col­le­ghi lo ab­bia­mo in­tra­vi­sto nuo­ta­re at­tor­no a un pa­lo del­la no­stra piat­ta­for­ma pe­tro­li­fe­ra. For­tu­na­ta­men­te il ven­to era pra­ti­ca­men­te as­sen­te e co­sì c’era po­ca on­da quel po­me­rig­gio. Os­ser­van­do me­glio sia­mo riu­sci­ti a ve­de­re chia­ra­men­te la sua te­sta e l’ac­qua in­cre­spar­si men­tre nuo­ta­va pra­ti­ca­men­te sot­to la piat­ta­for­ma pe­tro­li­fe­ra. Se le on­de fos­se­ro sta­te ap­pe­na più for­ti, non l’avrem­mo vi­sto». Una squa­dra di cin­que di­pen­den­ti del­la piat­ta­for­ma pe­tro­li­fe­ra ha dun­que in­ter­rot­to le ope­ra­zio­ni per de­di­car­si al sal­va­tag­gio. Per­ché in ma­re è que­sto che si fa pri­ma di ogni co­sa: si re­cu­pe­ra­no i nau­fra­ghi. E se so­no ca­ni o per­so­ne fa po­ca dif­fe­ren­za. «Lo ab­bia­mo fi­nal­men­te vi­sto ag­grap­par­si a uno dei pi­lo­ni di so­ste­gno», con­ti­nua Vi­ti­sak Pa­ya­law, «pe­rò né ab­ba­ia­va né si la­men­ta­va. Co­sì ab­bia­mo ini­zia­to a stu­dia­re un mo­do di sal­var­lo e al­la fi­ne ab­bia­mo de­ci­so di le­gar­gli una cor­da in­tor­no al col­lo e por­tar­lo a bor­do. Cer­can­do di fa­re in fret­ta per non strin­ger­lo trop­po e im­pe­dir­gli di re­spi­ra­re. Gra­zie an­che a un bri­cio­lo di for­tu­na lo ab­bia­mo af­fer­ra­to al pri­mo ten­ta­ti­vo. In due se­con­di era a bor­do». Esau­sto e as­se­ta­to, è ri­ma­sto im­mo­bi­le per al­cu­ni se­con­di. Poi, do­po es­se­re sta­to ab­be­ve­ra­to e ri­fo­cil­la­to, ha ini­zia­to a ri­pren­der­si gra­dual­men­te. Do­po qua­si 72 ore tra­scor­se a bor­do del­la sta­zio­ne di ri­cer­ca e pom­pag­gio di pe­tro­lio, coc­co­la­to da tut­to lo staff, Boon­rod è sta­to mes­so su una na­ve e por­ta­to a ter­ra. Ar­ri­va­to a Son­g­khla, è sta­to im­me­dia­ta­men­te tra­sfe­ri­to dal ve­te­ri­na­rio per i con­trol­li ne­ces­sa­ri. Pri­ma di sa­lu­tar­lo gli ope­rai che lo han­no sal­va­to gli han­no le­ga­to al col­lo una ghir­lan­da di ca­len­du­le, sim­bo­lo di ben­ve­nu­to e buo­na for­tu­na. Re­sta ora da ca­pi­re co­me il ca­ne, che ha su­pe­ra­ta­to i te­st me­di­ci, si fi­ni­to in mez­zo al ma­re a più di 200 chi­lo­me­tri dal­la co­sta. Tra le ipo­te­si c’è quel­la che sia ca­du­to da un pe­sche­rec­cio, for­se in mo­do ac­ci­den­ta­le. Ma Boon­rod ce l’ha fat­ta. E se nes­su­no si fa­rà avan­ti per ria­ver­lo Vi­ti­sak Pa­ya­law si è det­to pron­tis­si­mo ad adot­tar­lo: sa­reb­be fe­li­ce e or­go­glio­so di es­se­re il suo nuo­vo “pa­pà”.

IL SUO NO­ME SI­GNI­FI­CA “IN­DI­VI­DUO CHE HA UN BUON KAR­MA”

BEN­VE­NU­TO A BOR­DO Tre ope­rai del­la piat­ta­for­ma pe­tro­li­fe­ra Che­vron si­tua­ta al lar­go del­le co­ste thai­lan­de­si con il ca­ne sal­va­to dal­le ac­que. Al col­lo il cuc­cio­lo ha una co­ro­na di ca­len­du­le, sim­bo­lo di buo­na for­tu­na e di ben­ve­nu­to.

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